A gennaio mutati volti e prospettive ma è Nicola l'acquisto più importante

16.02.2020 12:15 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

L'ultimo tabù è stato finalmente infranto. Cosa mancava al Grifone rampante di Davide Nicola per accreditarsi seriamente alla borsa della salvezza? Una vittoria im trasferta, miraggio autentico per tredici mesi maledetti. Missione compiuta con punteggio roboante e meriti indubbi: impresa, alla prova del campo, perfino più semplice di quanto preventivato. Vero che il Bologna era acciaccato e privo di parecchi elementi, ma l'autorità con la quale i rossoblù liguri si sono imposti non lascia spazio alla minima giustificazione.

La deflagrazione di un Lecce che sta marciando a ritmo scudetto ha creato il paradosso di un Genoa ancora terz'ultimo e pertanto in B, almeno provvisoriamente, nonostante le quattro partite utili consecutive, di cui tre in trasferta, e il probante “+1” nella media inglese parziale. A prescindere dalla classifica, tuttavia, il vento ha cambiato nettamente direzione, e parecchie altre formazioni, che forse si credevano salve in anticipo, sono finite nel tritacarne e iniziano a dormire sonni agitati.

Adesso si può scrivere senza timore di smentita che la rivoluzione invernale operata dal Prez inizia ad offrire frutti copiosi. E' partita dalla panchina, con la scelta provvidenziale di Nicola, che ha saputo toccare abilmente le corde giuste nella psiche dei calciatori, moltiplicandone l'autostima e, soprattutto, ha riordinato l'assetto tattico, non più confuso ma chiaro ed efficace. Tra i suoi meriti, l'aver rilanciato calciatori che parevano ormai abbandonati a se stessi. Il Sanabria attuale è un fior di seconda punta, non solo per via della discesa “coast to coast” alla Weah di Bologna, conclusa con la rete della sicurezza. E che dire di Biraschi, preziosissimo gregario sia nel terzetto difensivo, sia sulla fascia destra, dove le sue qualità rifulgono maggiormente? Dai precedenti allenatori era impiegato col contagocce.

Il resto appartiene ad un calciomercato-bis che – pur manchevole di un attaccante prolifico o, almeno, di una mezza punta coi fiocchi – ha mutato radicalmente volto e prospettive alla squadra. Perfetta sintesi del concetto è stata la trama del primo gol di ieri: palla da Radovanovic verso sinistra a Masiello, sul cui cross piomba come un falco Soumaoro per la zampata decisiva. Un mese fa, due di questi indossavano un'altra maglia.

Adesso il Genoa non è più il colapasta della categoria: nelle ultime gare non ha patito alcun dispiacere difensivo, e non è un caso che l'exploit sia coinciso con l'ingresso del colosso Soumaoro che – se sapesse mantenersi a lungo su certi livelli di rendimento – diventerebbe un obiettivo primario di parecchi squadroni. Al Dall'Ara, non pago delle decine di palloni calamitati nella propria area, ha colpito nei sedici metri avversari sfruttando uno strapotere fisico pazzesco. Da solo ha stravolto il valore della retroguardia genoana, peraltro ìnnervata grandemente anche dal ritorno di Masiello, altro baluardo che levati.

Pure il centrocampo, altro antico punto dolente, appare irriconoscibile rispetto ad un mese fa, perfino quando marca visita Schone, il suo elemento più dotato. Non è molto che il reparto nevralgico rossoblù si trascinava stancamente, dominato da qualsiasi antagonista: poi sono entrati due elementi del calibro di Sturaro (non più ospite fisso dell'infermeria), magnifico incursore, e di Berhami, il mediano auspicato da lunga pezza, ed il Grifone ha iniziato a macinare gioco e ad accrescere la protezione della terza linea amica.

Sei reti negli ultimi 270 minuti segnalano pure un risveglio poderoso della fase offensiva, innervata dalle invenzioni del redivivo Sanabria (da pulcino nero a cigno dalle piume scintillanti) e dagli inserimenti di Sturaro. Se in rosa Nicola riuscisse a scovare – tra Pinamonti (la cui generosità non basta, se la palla non finisce mai nel sacco), Favilli e Destro – un centravanti degno di tal nome, ecco che i rossoblù potrebbero ipotecare non solo una salvezza sofferta e stiracchiata ma persino un approdo nella spiaggia della tranquillità. Siccome quest'ultima carenza rimane non colmata, sarà d'uopo memorizzare ben bene il messaggio rilanciato da Nicola in sala stampa a Bologna: “Fiducia sì, ma bando all'euforia: siamo sempre terz'ultimi o sbaglio...?”.

                  PIERLUIGI GAMBINO