Accendiamo due ceri a san palo ma il centrocampo è da rifare

30.12.2018 11:55 di Franco Avanzini   Vedi letture

I maligni sostengono che, se sulla panca genoana fosse ancora seduto Juric, quei palloni calciati da Mirallas e Chiesa sarebbero finiti nel sacco invece che infrangersi contro il montante. Dunque, i tifosi rossoblù accendano non uno ma due ceri a San Palo, davvero provvidenziale, plaudano alla fortuna di mister Prandelli e facciano un respirone dopo aver trascorso parecchio tempo in apnea, ad attendere il gol viola che non è mai arrivato. Negli occhi dei genoani più benevoli potrebbero rimanere gli ultimi dieci minuti, nei quali il Grifo ha accarezzato l'idea del colpaccio, ma il successo sarebbe stato – conveniamone – un premio eccessivo, quasi un furto con scasso.

Se Preziosi e Perinetti avessero avuto ancora qualche dubbio in prospettiva mercato, quest'ultima gara del 2018 del girone ascendente li ha fugati tutti. Prandelli è un tecnico preparato, che avrà modo di lavorare a fondo sui mali costituzionali di una squadra non costruita alla perfezione, ma neppure lui possiede la bacchetta magica. Il primo tempo ha messo a nudo impietosamente i limiti di un centrocampo che andrebbe rivoltato di sana pianta. Dei cinque elementi immessi inizialmente, il solo che potrebbe giocarsi una maglia da titolare nelle prime dodici della classifica è Rolon, ammesso che venga impiegato nel ruolo naturale di mastino e recuperatore di palloni e non in quello di “regista” che gli sta larghissimo. Pessimo l'apporto dei quattro compagni di reparto, sovrastati dai pari ruolo viola che peraltro non sono apparsi dei fuoriclasse. Nella zona nevralgica, purtroppo, si registra un'allarmante pochezza di qualità e anche di fisicità. Possibile che il cannoniere scelto Piatek e il suo partner Kouamé, tutt'altro che sprovveduto, abbiano trascorso interi quarti d'ora di match senza lo straccio di un'accettabile imbeccata?

Prandelli non poteva esimersi dall'inserimento di Veloso, che non è un velocista e sa conferire ordine alla trama e ha permesso a Rolon – fulgida scoperta di cui va dato merito al tecnico bresciano – di concentrarsi sulla mansione prediletta, quella di mediano alla Juric. Nel finale altra sostanza ha prodotto l'innesto di Sandro, che, se impiegato nello spazio temporale di mezz'ora, si rivela sempre prezioso per le sue qualità fisiche e tecniche. Pur con molti spasimi, la retroguardia ha retto nonostante la giornata dispari di Biraschi e le titubanze di Criscito. Romero è sempre più autoritario e Radu, pur sfarfallando in uscita, si è confermato baluardo insuperabile tra i pali, apponendo il proprio autografo su un pareggio che va letto come una vittoria, anche considerando i risultati delle pericolanti.

Dispiace, però, per la squalifica in arrivo a carico di Piatek, che salterà la sfida col Milan per un cartellino giallo troppo severo mostratogli da un arbitro, il modesto Massa, non certo benevolente nei confronti dei rossoblù. Un'assenza pesantissima per una squadra che, se escludiamo il polacco e Romero, non vanta calciatori in grado elevarsi da una mediocrità neppur troppo aurea. Di sicuro, il piazzamento al giro di boa, se tranquillizza a sufficienza sul fronte salvezza, non regala motivi di euforia ad un popolo che ancora una volta ha preso atto della promesse non onorate da una società già da tempo impegnata a propiziarsi sontuose plusvalenze il prossimo giugno. Uno sviluppo al quale i supporters genoani sono già preparati e... rassegnati, ma la speranza è che in attesa dell'estate arrivino per la rosa attuale nelle prossime settimane due-tre rinforzi per il centrocampo e un difensore forte nel gioco aereo. Prandelli inoltre chiederà la partenza di un nugolo di... esuberi, sparsi in ogni reparto: non deve essere agevole, infatti, allenare ogni giorno una squadra da football americano, riserve comprese.

PIERLUIGI GAMBINO