Ballardini merita un monumento e non critiche per certe scelte

 di Redazione Genoa News 1893 articolo letto 651 volte

A quota 38 si respira aria balsamica, come essere su una vetta dolomitica, e la vista spazia verso il fondo valle, dove un nugolo di altre squadre dovranno accapigliarsi sino in fondo per sfuggire alla gogna della retrocessione. Il Genoa non ha di questi problemi dopo aver sigillato la salvezza a spese di un Crotone rivelatosi modestissimo e in tutto meritevole della posizione in classifica occupata.

Missione compiuta da patte di un tecnico, al secolo Davide Ballardini da Ravenna, che sta personalmente marciando a ritmo di Europa League e ieri si è guadagnato il coro grato di tutto uno stadio. Eppure c'è chi, all'uscita dl Ferraris, ha osato sbuffare di fronte alle sue scelte conservative nella ripresa: secondo certuni, è stato delittuoso sostituire Bessa, Lazovic e poi Medeiros per difendere strenuamente l'1-0. Invece, era bastato qualche minuto della ripresa per capire che il Crotone aveva innestato un'altra marcia, sufficiente per cancellare dal campo i fantasisti rossoblù, incapaci di are argine e di spezzare il monologo ospite. Qando, verso il finale, con un Pandev nel motore, il Grifo ha fatto nuovamente capolino nella metà campo avversaria, sono fioccate le opportunità di mettere in frigorifero la vittoria, ma le decisioni precedenti, rivolte a blindare il successo, erano state assai opportune.

Ballardini,inizialmente, ha accontentato le pretese, più o meno legittime, di chi caldeggiava un Genoa più audace e propositivo. Praticamente, eccettuato Pandev, tutti i “piedi buoni” erano contemporaneamente in campo, e va detto che, complice un Crotone timido, remissivo, rinunciatario e sconclusionato, le scelte, almeno sino all'intervallo, sono state felicissime. Con ritmi così bassi, l'italo-brasileiro Bessa e il lusitano Medeiros, supportati a dovere da un maiuscolo Bertolacci e, in genere, da tutta una squadra ordinata e intraprendente, hanno mostrato giocate felici, riuscendo nell'impresa di confezionare il vantaggio: assist del portoghese e zuccata vincente dell'ex scaligero. Il premio legittimo ad una superiorità schiacciante, che una squadra con un briciolo in più di pericolosità in avanti avrebbe sfruttato per chiudere anzitempo il match. Per la prima volta, infatti, il Genoa ha giocato con palla rasoterra, abiurando gli abituali lanci lunghi: una metamorfosi figlia dei virtuosi immessi dal Balla e dallo stato di catalessi che stava paralizzando la banda di Zenga.

Dopo l'intervallo, purtroppo, il Grifone è ripiombato nel buio di sempre. All'esame finestra della determinazione e della robustezza difensiva, i vari Lazovic, Medeiros e Bessa sparivano dal campo, in contemporanea con le prevedibili flessioni dei loro compagni – Spolli, Bertolacci, Galabinov - acciaccati e recuperati in extremis dal mister. Inevitabile che si soffrisse il possesso palla dei calabresi, peraltro approdato ad una sola autentica insidia, il palo scheggiato dall'ex Ricci. Troppo poco, intendiamoci, per invocare qualche diritto ad un risultato di parità, considerato il dominio assoluto dei genoani nel primo tempo e le palle-gol costruite verso l'epilogo, compresa la traversa timbrata da Bertolacci.

Alla fine della favola, i tre punti, non certo immeritati, sono finiti in tasca di Spolli e compagni, virtualmente salvi con due mesi di anticipo. Un capolavoro autentico, che ha un artefice sommo, Davide Ballardini, rarissimo esempio di concretezza e realismo.

Vero, il Prez chiede di più. Un gioco più spumeggiante, forse quaclhe virtulto in più nell'undici di partenza, e per queste remore assolutamente assurde ha indotto il suo direttore generale, Perinetti, a ufficializzare l'incertezza in merito al rinnovo di contratto dell'allenatore. Evidentemente, il patron si illude che – invece di cambiare tre quarti dell'organico attuale (dalla cintola in su, ovviamente) - come logica suggerirebbe – basti sostituire il comandante per applaudire, come d'incanto, una squadra manovriera, frizzante, coraggiosa, prolifica e così via. Contento lui...

PIERLUIGI GAMBINO