Con una difesa a tenuta stagna, salvarsi non è più un problema

 di Redazione Genoa News 1893 articolo letto 459 volte

Sgombriamo il campo dagli equivoci: al Bentegodi contava fare risultato e, possibilmente, vincere. Missione compiuta dal Genoa, che per la prima volta dall'inizio del campionato si insedia in zona salvezza. La terapia d'urto prescritta dal medico Ballardini sta portando prima del previsto verso la guarigione un malato grave, per il quale – sportivamente parlando – si temeva il peggio.

I successi di Crotone e Verona, fondati su una fase difensiva efficacissima e monda di errori, statuiscono in via definitiva che, a tempi lunghi e con un tecnico raziocinante come il romagnolo, questa squadra non potrà correre soverchi rischi di retrocessione. Se escludiamo l'Udinese, rispetto al Grifo meno solida in retroguardia ma assai più fantasiosa e ficcante in avanti, nessuna formazione del gruppetto di coda vale Veloso e compagni, destinati nel prosieguo a staccarsi dalla zona calda. Dato il valore bassissimo delle concorrenti al quart'ultimo posto, va benissimo così, benché si rafforzi in noi la sensazione che il Genoa 2017-2018 sia il peggiore durante la più che decennale “era Preziosi”.

La prestazione offerta in Veneto è stata double face: gagliarda e convincente nei momenti in cui l'Hellas ha provato ad affacciarsi nei pressi di Perin, altamente insufficiente a livello realizzativo e, soprattutto nel possesso palla.

Parliamoci chiaro: concedere punti ad un Verona così modesto e inerme in attacco (dove mancavano, ricordiamolo, sia Pazzini, sia Fares) sarebbe stato delittuoso. Perin ha dovuto compere non più di un paio di interventi degni di nota, e la traversa centrata nel primo tempo dai locali è stata frutto di un cross sbilenco più che di un tentativo studiato. Spolli ancor una volta ha giganteggiato nel gioco aereo, favorito peraltro dalla mancanza di autentici oppositori, ma anche i suoi compagni di reparto e i due esterni di centrocampo hanno contribuito all'impermeabilità difensiva. Non è un caso insomma se il Genoa ha concesso una sola conclusione al Crotone, appena due tiri alla blasonata Roma e... le briciole agli scaligeri: una tenuta stagna che tranquillizza e garantisce punti, la base su cui fondare l'impresa della permanenza in A.

Diverso il discorso nelle altre fasi della partita. Già prima del gol decisivo di Pandev, giunto nel recupero del primo tempo, il Verona aveva concesso spazi invitanti e opportunità in contropiede che una squadra più concreta avrebbe sfruttato adeguatamente. Incredibile, nella ripresa, aver sciupato le sesquipedali palle-gol capitate a Rigoni (prova da dimenticare sotto ogni aspetto, la sua) e Biraschi: calciatori di serie A non possono commettere errori così marchiani davanti al portiere.

Non è piaciuto neppure il controllo del match da parte dei genoani, che raramente hanno saputo conservare la sfera per più di tre-quattro secondi. Passi se il pressing gialloblù fosse così asfissiante da soffocarti, ma non è stato così: troppi i passaggi elementari sbagliati o i controlli sommari da parte di centrocampisti e attaccanti che parevano alle prime armi. Quante volte, invece di servire di prima intenzione un compagno, i vari Pandev e Taarabt – ma non solo loro – hanno perso palla per via di dribbling ingiustificati? Comprensibile il desiderio di involarsi verso l'area avversaria in tempo brevissimo, ma è immotivata quella frenesia da parte di giocatori che solitamente trattano l'attrezzo del mestiere con ben altra delicatezza. Rispetto a Crotone, il governo del match è stato di gran lunga peggiore e contro una squadra più dotata in avanti, tutto questo spreco sarebbe stato pagato a prezzo carissimo. Unica attenuante che è giusto concedere, il terreno ghiacciato.

Godiamoci comunque la resurrezione targata Ballardini e fermiamo l'immagine sulla nuova classifica di A: tre settimane fa, chi avrebbe osato prevedere un balzo così netto in avanti? Che bello poter fronteggiare Gasp a viso aperto, senza la paura di finire all'inferno. Premesse felici per un altro capitolo avvincente.

PIERLUIGI GAMBINO