Ecco un centrocampo da Serie A ma serve ancora un goleador

26.01.2020 11:18 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Stavolta, anche il destino ha giocato contro. D'altronde, se da quasi 45 anni non vinci su un certo stadio, non puoi ignorare la dea bendata, che a Firenze in quest'occasione si è materializzata nel primo errore in carriera di Mimmo Criscito dal dischetto e nell'imperdonabile tocco di Pinamonti, lasciatosi ipnotizzare da Dragowski quando il popolo genoano era già pronto ad esplodere di gioia.

Così il punticino, che con altri presupposti sarebbe stato ricoperto di platino, suona come una beffa, un premiuccio di consolazione e non certo come il segno tangibile di una potenziale svolta.

Il Grifo deve accontentarsi degli elogi, che però non fanno classifica,. Escluso un quarto d'ora del primo tempo, quando è stata asserragliata davanti a Perin, ha giocato nettamente meglio della strombazzata Fiorentina, ammansita e ridotta alla ragione da una disposizione tattica perfetta e, soprattutto, da inedite scelte di formazione iniziale rivelatesi provvidenziali.

La gara del Franchi ha dimostrato che, se in campo vanno solo giocatori degni del massimo campionato, la musica diventa assai più orecchiabile. E' inutile snocciolare i nomi dei calciatori inadeguati della rosa genoana, ma nel novero non rientrano certamente Sturaro e Behrami, elementi di valore a lungo impresentabili atleticamente, prima che la cura da cavallo imposta da mister Nicola e dai suoi collaboratori restituisse loro un briciolo di tonicità. I due possono ancora lievitare a livello di tenuta alla distanza, ma nell'attesa – sfruttando mestiere, furbizia e classe – hanno sopperito al “gap” di brillantezza offrendosi come ideali valletti di Sua Maestà Schone, il quale – finalmente affiancato da mediani “ad hoc”, ha dato il bianco dall'inizio alla fine. Augurando ai tre ulteriore salute e voglia di soffrire, ecco che il settore centrale del Grifo, da conclamato punto debole, è improvvisamente diventato il padrone del campo, ridicolizzando quello tanto magnificato della Viola.

Protetta adeguatamente dai due stantuffi di cui sopra – supportati, vale dirlo, a sufficienza da Ghiglione e Barreca, disciplinati soldatini di fascia – la difesa genoana ha acquisito robustezza smettendo di proporsi come banda del buco e lanciando conseguenti messaggi di speranza ai frastornati e avviliti aficionados del Grifo.

I progressi esibiti in terra toscana sono stati enormi, ma per veleggiare verso i lidi della salvezza occorre un altro fondamentale “step”, legato alla concretezza in zona gol. Il portiere viola è stato bravissimo sull'incornata di Biraschi e fortunato sul tentativo di autogol di Mlienkovic, ma per i due episodi citati in apertura di articolo non può accampare troppi meriti. Il rigore fallito è tutto farina del sacco di Criscito, che se poroprio voleva calciare in mezzo alla porta, avrebbe dovuto tassativamente alzare la mira, e l'occasionissima sfumata nel finale da uno dei bomber azzurri nel cuore di Mancini non ha fatto che accentuare la crisi esistenziale in cui è immerso Pinamonti, che sarà forse sopravvalutato a livello tecnico ma di sicuro non avrebbe fallito l'opportunità capitatagli se avesse la mente sgombra da pensieri, preoccupazioni e paure.

Di tenore opposto le sensazioni offerte dal suo pari ruolo Favilli, che prima di arrendersi alla stanchezza si è battuto leoninamente procurandosi il rigore e diversi calci fermi. Sin quando il fiato l'ha sorretto, ha stravinto il duello con i gendarmi viola, interpretando alla grande il ruolo di centravanti. Vero, non ha segnato, ma non è obbligatorio per la prima punta segnare, anche se rischia di diventarlo nei prossimi mesi se Nicola e la società non avranno saputo affiancargli almeno un'altra affidabile bocca da fuoco. Nell'attuale rosa i... pretendenti alla parte non abbondano, sicché sarebbe d'uopo che il Prez, dopo aver sistemato terza linea (Masiello, fortissimamente caldeggiato da capitan Criscito, suo compagno nella Primavera della Juve, è un rincalzo di rendimento) e mediana (sperando in Eriksson...), ha il sacrosanto dovere di compiere un ultimo sforzo per colmare la sesquipedale lacuna di un goleador. Uomo d'area o punta d'appoggio, fa poca differenza: l'importante è che veda la porta e contribuisca con un cospicuo bottino personale ad agguantare il quart'ultimo posto, traguardo non certo proibitivo considerata la concorrenza.

                            PIERLUIGI GAMBINO