Genoa, troppe le pessime premonizioni ma si deve credere nell'impresa

19.05.2019 17:35 di Franco Avanzini   Vedi letture

I tifosi con i capelli argentati probabilmente hanno iniziato a metà agosto a temere il peggio. Appena uscito il calendario della serie A, che imponeva al Genoa di chiudere l'annata a Firenze. Premonizioni pessime: quest'anno è toccato a Sanabria, contro la Roma, fallire un rigore, proprio come era successo a Pruzzo contro l'Imter e a Galante nel drammatico spareggio contro il Padova. Senza contare che – e quella volta non c'entrava la Fiorentina – i settantenni rammentano pure il penalty che Zigoni si fece parare dal romanista Cudicini: altro presupposto per una sentenza letale.

Toccando qualsiasi oggetto di materiale ferroso, non resta che aggrapparsi all'orgoglio di un'Inter guidata per l'ultima domenica prossima dall'ex empolese Spalletti. In misura minore ci si affida, onestamente, alla via più diretta per una salvezza diventata improvvisamente improba: l'impresa corsara del Grifo nella capitale toscana, anche se lo stato comatoso in cui versa la formazione di Montella – almeno a giudicare dai suoi risultati recenti – alimenta una speranziella. Bisognerà vincere, senza “se” e senza “ma” spedendo così all'inferno proprio i viola. Il fatto è che l'Empoli – come dimostrato contro il Toro – la palla la butta dentro con disinvoltura, mentre i calciatori genoani “vedono” la porta avversaria piccola come la cruna di un ago.

E'doveroso dunque rinviare di una settimana qualsiasi discorso intonato al de profundis e anche i facilissimi processi a sqiuadra e soprattutto società, ma  francamente - palesare ottimismo è un esercizio mentale ai limiti della follia. Occorre un'impresa da scrivere negli annali: proviamo a crederci.

Certo, il popolo genoano, accorso sabato in massa al Ferraris per un appuntamento topico, avrebbe strameritato il successo. Assordante la spinta prodotta non solo dalla Nord , riempita come non mai. Scelta opportuna, quella di sospendere lo sciopero: sia per garantire un sostegno massiccio ad atleti che ne avevano assoluto bisogno, sia per non offrire su un piatto d'argento un succulento alibi al Prez, che in caso di pessimo epilogo stagionale, lo avrebbe colto al volo per attenuare le proprie schiaccianti responsabilità.

Anche i giocatori di Prandelli, che nella pancia avevano non un semplice vitello ma una mandria intera, avevano legittimato il premio della vittoria per l'ardore agonistico mostrato e la netta superiorità territoriale espressa. Doti indispensabili ma non sufficienti quando mncano il talento e la scaltrezza. Il vantaggio sardo – preannunciato dall'occasionissima sciupata da Pavoletti di un nonnulla – è stato il festival dell'ingenuità. Gunter, sovrastato fisicamente dal centravanti avversario, avrebbe dovuto temporeggiare e indurlo verso l'esterno ed invece è stato lui ad allontanarsi dalla porta, spalancando un'autostrada all'ex di turno. Vero pure che i suoi compagni di reparto l'hanno lasciato in totale solitudine: dov'era Biraschi, difensore di destra e teorico guardiano di quella porzione d'area?

Il Grifo non lascia passare match senza servire un cadeau agli antagonisti, ma c'era tutto il tempo per rimediare alla topica. Ebbene, sino al fatidico minuto del rigore, l'unico autentico prodigio di un portiere si abbina al genoano Radu, il cui volo d'angelo a rintuzzare la violenta inzuccata di Romagna ha scongiurato la somma condanna.

Il suo dirimpettaio Cragno, maiuscolo sullo 0-0 a deviare la velenosa puntata rasoterra d Pandev, per il resto si è limitato ad assorbire autenici passaggetti da parte degli avanti genoani, che nei 90 minuti più drammatici dell'annata hanno ribadito limiti offensivi spaventosi. In questa classifica dei demeriti si è stagliato Lapadula, che in almeno in tre circostanze avrebbe potuto concretizzare: la sua inadeguatezza è davvero smisurata. Ma neppure i suoi compagni sono andati oltre conclusioni deboli, telefonate, comodi cioccolatini per qualsiasi numero uno.

Alla fin fine, il bicchiere è parso a tutti, sugli spalti, mezzo pieno: d'altronde, chi poteva immaginare un combinato disposto così disastroso dalle due sfide previste la domenica promeriggio? La mancata affermazione nell'anticipo, perfetto prosieguo di un andazzo miserrimo, non è stata una sorpresa. Anzi si è temuto il peggio nonostante al Cagliari bastasse il punticino per l'aritmetica salvezza. D'altronde, era difficile anche per il supporter più fiducioso immaginare una via differente dal rigore (peraltro netto) per ottenere il pari. E qui occorre dare a Mimmo quel che è di Mimmo, il quale dopo aver lasciato, contro la Roma, l'incombenza a Sanabria di battere un penalty fondamentale, fu inondato di improperi cui reagì in modo censurabile. Stavolta, capitan Criscito ha tenuto fede al proprio ruolo assumendosi una doverosa responsabilità e risollevando il suo Genoa dal baratro. La bandiera è tornata a garrire, ma solo tra sette giorni sapremo se in tempo utile per scongiurare la perdita del bene più prezioso.

                             PIERLUIGI GAMBINO