Il ko scherzo del destino ma le palle gol vanno sfruttate

12.03.2018 11:45 di Redazione Genoa News 1893 articolo letto 238 volte

Genoa-Milan, quando il gol è un intruso, una variabile impazzita, un ospite inatteso, un epifenomeno. Soppesata la pericolosità offensiva delle due squadre, era già imprevisto assistere a due reti annullate per fuorigioco e ad un mazzetto di palle-gol più o meno equamente distribuite. Una gara da zero a zero sputato decisa da un colpo del destino. Sì, perché concedere all'oggetto misterioso André Silva di spezzare il digiuno nel campionato italiano può essere una colpa della difesa rossoblù, ma è anche il segno tangibile di un fato perfidamente avverso.

No, il Grifo non meritava il sommo castigo dopo aver giocato lungamente alla pari di una tra le squadre più in palla del momento. Jella, jella nera, materializzatasi nel colpo vincente di Rigoni vanificato da un offside millimetrico. I dietrologhi potranno sbizzarrirsi asserendo che se lo stesso episodio fosse accaduto nell'altra area, il ricorso al Var sarebbe stato improbabile, ma la sostanza non cambia: il sigillo era da annullare e basta.

A lungo i rossoblù hanno affrontato alla perfezione il match, concedendo agli avversari la superiorità territoriale e chiudendo ogni varco: è un po' la specialità del Grifo in questa stagione. Il Milan ha raccolto le briciole, tanto che – se escludiamo la rete legittimamente annullata, non hanno mai costretto Perin agli straordinari: a conferma che la fase difensiva orchestrata da Ballardini ha sortito i soliti, eccellenti risultati quando a Marassi arrivano le cosiddette “big”.

Per quasi mezz'ora della ripresa il Genoa ha addirittura prevalso come qualità di gioco e incisività, insinuando nella mente dei suoi tifosi la sensazione di poter passare all'incasso. Detto del Var sull'inzuccata di Rigoni, ricordiamo il colpo di testa oltre la sbarra da parte di Lapadula ed è doveroso rimarcare l'imperdonabile errore di mira di Zukanovic a due passi da Donnarumma: l'ennesima conferma che i centrali rossoblù, troneggianti nella propria area, quando si avventurano nell'altra diventano impotenti e sterili. Quasi fosse scritto nel loro contratto che non debbono a nessun costo buttarla nel sacco altrui. Sbaglio imperdonabile, di quelli che spesso, alla distanza, si scontano con gli interessi.

Si può anche disquisire in merito ai cambi di formazione decisi in corso d'opera da Ballardini, Indubbio che i sostituiti accusassero un briciolo di stanchezza, ma i tre subentrati hanno solo acceso rimpianti. Come in altre sfide, Ballardini ad un certo momento ha provato a cambiare marcia e a vincere, ma contro formazioni sornione come il Diavolo si è rivelato un azzardo. Se Omeonga, tutto sommato, non ha fatto peggio di Rigoni, ecco che Lapadula non ha svolto il lavoro sporco che solitamente garantisce Galabinov e Bessa, immesso per rafforzare la cerniera di centrocampo, ha ribadito le difficoltà già emerse di ambientamento e di concretezza.

Il finale si è dipanato secondo caratteristiche non preventivate. Si pensava che i rossoneri accusassero il peso della partita con l'Arsenal, disputata meno di tre giorni prima, ed invece è stato il Genoa a slabbrarsi progressivamente. Appena Laxalt è calato d'intensità, Suso ha preso campo, assurgendo a protagonista. Vero che i cross milanisti erano poveri di autentica pericolosità, ma a furia di insistere il gol può sempre arrivare: così è stato, proprio allo spegnersi della contesa, ma dopo che gli ospiti avevano preso decisamente in mano l'incontro.

Intendiamoci, si può soccombere di fronte ad una formazione lanciatissima, ed aver pareggiato su molti piani è giù un motivo di conforto. Vero che la quota salvezza si è improvvisamente alzata, ma il Grifone è vivo, tonico in difesa, competitivo e, se opposto – specie a Marassi – a formazioni più abbordabili, è assolutamente in grado di spazzare via i fantasmi che si profilano in lontananza. Restano l'amarezza e il dispetto per il risultato, ma da qui a doversi preoccupare ce ne passa.

PIERLUIGI GAMBINO