Juric, inadeguato e anche jellato, ma se i più ingenui sono i veterani...

03.12.2018 11:21 di Franco Avanzini articolo letto 555 volte

Napoleone soleva ripetere che i suoi generali, più che capaci, dovessero essere fortunati. Ebbene, Preziosi non la pensa così e lo sta dimostrando insistentemente. Sull'abilità di Ivan Juric ci sarebbe parecchio da eccepire, ma sul fatto che la jella lo perseguiti, c'è unanimità di pareri. A Torino il croato ha effettuato numerose scelte perlomeno discutibili, ma quando la tua squadra colpisce un palo, resta in dieci per un raptus individuale, becca il pari su uno spettacolare tiro della domenica e addirittura subisce il sorpasso a recupero abbondantemente scaduto, ignorare gli effetti del destino significa essere intellettualmente disonesti.

Chiaro che un tecnico meno sfigato avrebbe probabilmente vinto il derby e strappato un pari in casa dei granata, ma anche in altre circostanze mister Ivan Juric aveva raccolto per episodi non propriamente favorevoli meno di quanto aveva seminato. La pervicace avversione della sorte nei suoi confronti basta ed avanza a mostrargli il foglio di via, ma Juric ci ha messo spesso del suo in certi esiti negativi. Per esempio, è davvero il caso di “pappagallare” sempre e comunque la difesa a tre di Gasperini quando servirebbe ogni tanto schierare la “quattro” per aumentare il peso offensivo e per mettere a proprio agio Criscito, non certo entusiasmante in posizione centrale?

Possibile che , in caso di espulsione, a pagare con l'avvicendamento sia sempre il capocannoniere del campionato e mai qualche altro giocatore palesemente impalpabile come Lazovic o lo stesso Bessa? Possibile altresì che Veloso non abbia trovato posto una volta che Sandro aveva fatto scadere la canonica mezz'ora di autonomia atletica? A che scopo, poi, rispolverare l'impresentabile Lapadula piuttosto che Favilli?

La verità amara è che il Genoa, contro una Samp e un Toro in pessima giornata, ha intascato appena un punto, denunciando chiaramente tutti i propri limiti. E qui, come in ogni settimana, si deve chiamare in causa una società che da anni ormai disattende le promesse. Dov'è finita la squadra da medio-alta classifica garantita dal Joker per spegnere il dispetto e la rabbia dei tifosi dopo la mancata partecipazione all'Uefa? Solo il presidente poteva pensare che sollevando dall'incarico Ballardini a pro di Juric la squadra si sarebbe trasformata in una macchina da punti. Purtroppo, ha solo accresciuto lievemente la resa estetica compiendo parallelamente ampi passi indietro in fatto di concretezza e realismo.

Ma, sia chiaro, discettando lungamente di allenatori si fa il gioco di un patron che insiste nel prelevare giocatori da club retrocessi, elementi reduci da gravi infortuni e incapaci di reggere novanta minuti. Passi se il fallo da rigore fosse da attribuirsi ad un ventenne, ma Sandro ha superato la trentina, al pari di Romulo, che, già ammonito, ha atterrato un avversario con una mossa da kung-fu. Sono questi gli elementi che dovrebbero guidare i più giovani dall'alto della loro esperienza?

L'inferiorità numerica pesa, ma non al punto da non sferrare una sola conclusione verso la porta dell'inguardabile Toro per tutta la ripresa. Vero, Piatek era già stato sostituito ma un organico passabile di serie A dovrebbe disporre, in panca, di uno o più centrocampisti in grado di cambiare volto al match, magari con un'iniziativa personale. Il Genoa non ne dispone e, francamente, era illusorio affidarsi per la rimonta ad un lampo dei vari Lazovic (una nullità), Bessa (idem con patate) e Hiljemark (bravo nel primo tempo in fase di filtro, inesistente quando si doveva offendere), tutti calciatori che in una normalissima rosa da metà classifica scalderebbero la panca. 

E adesso, guai a fallire gli appuntamenti, diventati vitali, contro Spal e Cagliari, le uniche rivali abbordabili prima del giro di boa. Servono punti per allontanate cattivi pensieri, in attesa che Preziosi a gennaio ci metta una pezza, magari non cominciando da Lazaar, che nel Newcastle sta facendo da due anni tappezzeria.

PIERLUIGI GAMBINO