La fase difensiva è preoccupante, a Cagliari stecca anche il mister

21.09.2019 10:50 di Franco Avanzini   Vedi letture

Il pallone dell'entusiasmo in casa Genoa si è sgonfiato presto, dopo aver assunto le sembianze di una mongolfiera solo dopo 180 minuti di campionato. Due bastonate consecutive, purtroppo, stanno aprendo gli occhi a parecchi tifosi, che adesso – nel solco della tradizione – hanno già iniziato a trasformare quei prematuri elogi in critiche assurdamente feroci.

La verità, come sempre, sta nel mezzo, ma è indubbio che – a prescindere dal risultato – il Grifo sia tornato dalla Sardegna con parecchie sicurezze in meno. L'impressione, netta, è che questa squadra rischi di ripercorrere la strada di altre compagini andreazzoliane, spettacolari, degne di applausi, ma estremamente fragili e scarsamente concrete. Di vacui rimpianti (“Abbiamo giocato meglio dell'avversario, meritavamo di più”) sono piene le fosse calcistiche: non è con il coraggio spinto all'eccesso senza un sufficiente equilibrio tattico che si vincono le partite.

I rossoblù liguri hanno sciupato diverse palle gol prima dell'intervallo, ma altrettante ne avevano concesse agli avversari, a conferma di una tenuta difensiva da rivedere sotto ogni aspetto. Campanelli d'allarme che nella ripresa si sono trasformati in tremendi schiaffoni. Nove reti incassate in quattro match sono un'enormità, ma sono agevolmente spiegabili. Purtroppo, Zapata e Criscito, indiscussi campioni nei fulgidi anni della gioventù e della mezza età calcistica, accusano la ruggine degli anni e hanno perso parecchio in reattività e prontezza di riflessi. A questo punto, almeno il colombiano, colpevole in parecchie delle segnature subite sinora dal Genoa, non può essere riproposto a cuor leggero tra i titolari. Serve come il pane il ritorno di Romero, pur con l'handicap delle ammonizioni rimediate in ogni incontro.

Ma sbaglieremmo ad addossare ogni responsabilità ai centrali difensivi. I due esterni Pajac e Ankesen non hanno coperto al meglio e, soprattutto, sono mancati in pieno i centrocampisti centrali. D'altronde, Radovanivic è troppo macchinoso per poter operare uno straccio di pressing, Schone è tutt'altro che un recupera palloni e Saponara si esalta solo nei pressi dell'area avversaria. In attesa di Sturaro, il solo genoano con qualche qualità di incontrista, sarà opportuno tornare al centrocampo a cinque, così da proteggere un terzetto arretrato non troppo impermeabile.

Anche la fase offensiva va rivista. Per mezza gara il Grifo ha accarezzato spesso la speranza di spezzare lo 0-0, ma il portiere avversario ha dovuto compiere un solo intervento, su Kouamé che gli ha sbattuto addosso un pallone da indirizzare nell'angolino. Nella ripresa, sullo 0-1, il calo generale è stato profondo, come se la testata di Simeone avesse spento la luce, ma al secondo tentativo (il primo era stato maldestramente sciupato dall'impresentabile Favilli), il pari, ormai insperato, è comunque giunto. E se – come era successo cinque giorni prima – il pari ha retto un minutino o poco più, è dipeso dalla jella, dall'approssimazione di Zapata ma anche, evidentemente, da un atteggiamento spavaldo che in questa serie A non si può permettere neppure la Juventus.

Andreazzoli merita apprezzamento per la mentalità inculcata nei suoi, ma l'audacia non deve mai prevalere sul realismo. Una squadra che si rispetti avrebbe portato a casa un punto sia con l'Atalanta sia a Cagliari. In tema delle scelte di formazione – altro tema altamente dibattuto - può essere approvata la decisione di inserire ben cinque nuovi elementi in un meccanismo che era parso discretamente funzionale, ma è indubbio che, alla prova del campo, il solo Biraschi abbia superato l'esame a fronte del contemporaneo “flop” dei due esterni, di un Favilli onestamente imbarazzante (sarebbe stato meglio spedirlo in B, in contesti più semplici per consentirgli di ritrovare forza e brillantezza dopo quasi due anni di sosta) e della prova double face due di Saponara, forse il migliore per mezz'ora ma andato via via smorzandosi. E qui alberga il vero errore del mister massese: le tre sostituzioni andavano operate con almeno un quarto d'ora di anticipo. Non a caso hanno prodotto il pareggio (propiziato da un fantastico colpo di tacco di Sanabria a pro di Kouamé), prima del pasticciaccio targato Zapata (quando il Cagliari aveva in campo un solo attaccante ed appariva mansueto come un agnellino) e della comica conclusiva confezionata dal colombiano e da Lerager, costata il tris al passivo: scena talmente assurda da apparire irripetibile.

Guai a drammatizzare,ma i primi scricchiolii si sono avvertiti e la sfida infrasettimanale contro un Bologna pimpantissimo non può più esser affrontata a cuor leggero e con gli animi distesi. In un ambiente così incline, da sempre, alle esagerazioni, un malaugurato passo falso metterebbe in discussione tutte le scelte estive della società: quelle che in tempi recentissimi erano state universalmente condivise ed esaltate

                        PIERLUIGI GAMBINO