Sfruttate le premesse favorevoli con i soli uomini dotati di classe

18.03.2019 12:20 di Franco Avanzini   Vedi letture

Nel calcio non trovano ospitalità i sillogismi, bensì le contraddizioni. Spesso succede che una squadra fatichi enormemente di fronte alle provinciali, aduse ad erigere una Maginot, ed invece brillino di vivida luce se opposti a squadroni autentici. Il secco risultato all'inglese rifilato dal Grifone alla Juventus rientra pienamente in questo contesto, anche se in pochi avevano previsto un Radu senza voto sino al 90', un Grifone a lungo dominatore della sfida e – udite udite – addirittura a bersaglio due volte.

A rileggere il match in filigrana, esistevano numerosi presupposti per un verdetto così clamoroso: non ultima la tradizione che vuole il Grifo spesso insidiare e battere a Vecchia Signora, come dimostrato anche dal confronto di andata, che costò ai campioni d'Italia la perdita dei primi due punti in campionato. Tradizione a parte, è doveroso unirsi a Cesare Prandelli – tecnico capacissimo e uomo di cristallina onestà critica – prontissimo a riconoscere il colpo di fortuna di doversi imbattere in una Madama gonfia di vacuo entusiasmo, stanca, povera di stimoli e incompleta. Sarebbe ingiusto negare che la contemporanea assenza del giocatore più forte del mondo e del miglior difensore italiano (Chiellini ovvio) non abbia indebolito i capo-classifica.

Tuttavia, da qui ad aspettarsi un Genoa così brillante dopo le pessime prestazioni offerte di recente, ce ne passa. Tra i rossoblù tutto o quasi ha funzionato a meraviglia: difesa attenta, centrocampo robusto secondo norma ma ben più brillante e dinamico del solito ed attacco nobilitato dalle volate irrefrenabili di un Kouamé tornato il veltro di due mesi orsono. L'avversario ha contribuito la sua parte a creare un quadro così favorevole, accettando di giocarsela senza eccessive prudenze e pagando però un briciolo di approssimazione e la giustificata carenza di rabbia agonistica.

La Prandelli's Band è stata bravissima a capitalizzare i presupposti favorevoli e a regalare alla propria gente – ancora choccata dalle recenti partitacce – un lunch match da scrivere negli annali. Il trainer bresciano ci ha messo del suo azzeccando – come spesso gli accade – i cambi. Probabilmente, l'undici iniziale, se fosse rimasto immutato in campo sino alla fine, avrebbe meritato applausi scroscianti raccogliendo però un misero punticino. Prima degli ingressi di Sturaro e Pandev, i rossoblù avevano infatti denunciato i consueti limiti in fase realizzativa. Non è un caso che la contesa sia stata risolta dai due calciatori dotati di maggior talento. Il primo, un ex forse un po' avvelenato, ha colpito dal limite con la necessaria precisione e più tardi è toccato realizzare, sempre dalla distanza, a Pandev, che se avesse dieci anni di meno sarebbe un titolare inamovibile ed invece, data la ridotta autonomia fisica, sta costringendo da anni tutti gli allenatori genoani a centellinarne l'utilizzo, privilegiando la fase conclusiva delle gare.

Molti di noi – vale rimarcarlo – hanno contestato l'acquisto di Sturaro sia per l'entità della cifra a bilancio, sia per la sua lunga permanenza in infermeria, ma è indubbio che – una volta acquisita una “presentabilità” fisico-atletica – il suo apporto si possa rivelare grandemente più elevato rispetto a quello garantito dagli altri centrocampisti genoani.

Smaltita la comprensibile euforia per una domenica targata “liberazione”, sarebbe ora irragionevole pensare ad un Genoa proteso a chissà quali traguardi, ma è sicuro che i tre punti abbiano corroborato non solo il morale ma – soprattutto – una classifica che – complici i successi di Spal, Bologna ed Empoli – sarebbe diventata alquanto pericolante. Ritrovate in un sol colpo fiducia e tranquillità, Criscito e compagni potranno preparare senza assilli l'impegno di Udine, altro stuzzicante crocevia. La fiducia è di prammatica, ma non inganni il divario in graduatoria: con quei bianconeri di provincia ci sarà da sudare parecchio di più.

PIERLUIGI GAMBINO