Solito crollo post salvezza, cercasi altro centravanti

13.05.2018 12:03 di Redazione Genoa News 1893 articolo letto 787 volte

Poco più di un'amichevole, che si stava trascinando verso il naturale sbocco, lo 0-0, prima che Omeonga combinasse la frittatona, pedendo palla e spedendo in gol Diabaté. Così il Grifo ha perso anche a Benevento, perpetuando una solidissima tradizione dell'era Preziosi. Quando la salvezza è in tasca e l'Europa lontana anni luce, le ultime partite di campionato sono una lenta via crucis, punteggiata di passi falsi e di prestazioni piuttosto sciape. D'altronde, dopo i mesi iniziali di profonda paura, certi cali – fisici e di concentrazione – non hanno alcuna incidenza pratica e si possono accettare senza rimpianti.

Dopo tutto, certe gare, affrontate con formazioni altamente sperimentali, non sono così inutili. Ballardini le sta sfruttando – una dopo l'altra – per squadernare sul volto del presidente quali po' po' di giocatori gli ha messo a disposizione. Non per accusarlo ma per lanciargli precisi moniti, a futura memoria: qui occorre agire col bisturi e non certo con le terapie conservative di chi preferirebbe limitarsi ai ritocchini.

La prova di Omeonga non è stata censurabile per l'errore capitale commesso verso l'epilogo (capita anche ad atleti ben più navigati) bensì per il suo comportamento nell'arco dell'intero match: semplici appoggi sbagliati e terribili distrazioni quando l'avversario diretto tagliava alle sue spalle cogliendolo spiazzato. Vero che il giovane belga ha giocato parzialmente fuori ruolo, ma forse quei tifosi che da mesi lo invocavano hanno capito perché mai il Balla nelle gare che contavano non lo schiodasse dalla panca.

La trasferta nella canicola sannita è servita a capire vieppiù che El Yamik, senza essere un fuoriclasse, può comodamente trovare posto – magari come rincalzo di lusso – nel Genoa futuro: da lui le rare note confortanti di un tardo pomeriggio alquanto insapore.

S'è rivisto dopo lunga pezza Izzo, che ha tonnellate di ruggine da smaltire: quanta difficoltà, specialmente a livello fisico-atletico, per tener testa agli avanti giallorossi, che non sono propriamente dei campioni... Il campano, almeno in teoria, è un uomo-mercato, ma chi proverà ad aggiudicarselo dovrà puntare esclusivamente sulla fiducia in un suo ritorno al glorioso passato.

Anche stavolta il miglior rossoblù in campo è stato Hiljemark, rientrato... involontariamente alla base in gennaio: è un irrinunciabile punto di partenza per il Grifo che verrà, ma lasciateci dire che se lo svedesone si staglia regolarmente su tutti, non c'è proprio da stare allegri.

I riflettori erano ovviamente puntati sulla prima linea e in particolare su Lapadula. Tutti noi, memori dell'assurda cifra che costerà a Preziosi, ci sforziamo di farcelo piacere, ma proprio non riusciamo nell'intento. Così, tendiamo ad accontentarci del suo discreto fiuto in zona gol, provando a trascurare il suo nullo contributo al gioco di squadra e i suoi preoccupanti limiti tecnici, emersi sia in qualche cross improponibile, sia in certi stop agevolissimi totalmente sbagliati. Da qui un'accorata preghiera al Joker: non fallisca, per carità, l'acquisto di un altro centravanti. L'ultimo giustiziere del Genoa, Diabaté, non avrà la classe pura di Van Basten, ma è prossimo ai due metri, ha due spalle che levati, non lo sposti neppure con le cannonate ed ha il vizietto di buttarla dentro con una certa regolarità: un club come il Genoa dovrebbe farci un pensierino, anche se qualche altro club pare essersi mosso in anticipo...

Neppure Medeiros ha convinto. La sensazione è che sappia accendersi al massimo per venti minuti su novanta, ma non va ignorato che si tratta di un esterno d'attacco, non così adattabile al ruolo di seconda punta centrale. Nel 4-3-1-2 o nell'albero di Natale, che Ballardini intenderebbe alternare dal prossimo agosto, il portoghese è destinato a faticare.

Ed eccoci a Pepito Rossi: anche a Benevento ha confermato che le sue giocate sono illuminanti e in certi casi possono cambiare i destini offensivi del Genoa, ma è doveroso fare la tara sulla natura agonistica di una contesa giocata senza alcuna asprezza. Di sicuro questo campione così jellato merita un altro anno di ingaggio, a patto di non puntare ad occhi chiusi su di lui: il ruolo di jolly, da impiegare part time in determinati contesti, gli si attaglia alla perfezione.

Infine, il centrocampo: non sarebbe male confermare Bertolacci, ma la sua perdita non sarebbe incolmabile. Con o senza di lui, serviranno due rinforzi di primissimo piano, che assicurino fisicità, corsa e soprattutto qualità. Per evitare che – come successo anche ieri – nella zona nevralgica il Grifo finisca per mostrarsi inferiore all'avversario di turno.

PIERLUIGI GAMBINO