Un semplice ritorno alla realtà: Genoa decoroso, accontentiamoci

16.09.2019 10:30 di Franco Avanzini   Vedi letture

Nulla più che una secchiata d'acqua gelida sul fuoco dell'entusiasmo acceso in modo inatteso e forse prematuro. Niente drammi, insomma, dopo quest'amaro verdetto, maturato in un orario pazzesco, quando la logica, nemica degli interessi economici dei network a pagamento, avrebbe consigliato tutto meno che un impegno agonistico a temperature torride.

La sconfitta all'ultimo palpito del Genoa rappresenta una beffa appena più intensa di quella provata qualche attimo prima dll'Atalanta, raggiunta sull1-1 da un rigore non scandaloso ma pescato col microscopio. Se la parità è durata il tempo di un respiro, è dipeso sì dalla forza di reazione dei bergamaschi, ma soprattutto dall'ingiustificato rilassamento di un rossoblù tra i più esperti, il centrale difensivo Zapata, che ha colpevolmente conceso al cugino ed omonimo nerazzurro lo spazio sufficiente per un eurogol.

La sintesi del match potrebbe essere racchiusa in un semplice raffronto: c'è chi al centro dell'attacco ha Duvan Zapata e chi Pinamonti. Il colosso colombiano ha realizzato un gol e si è procurato un rigore, il vntenne genoano resta un prospetto interessantissimo, destinato ad una fulgida carriera, ma non ha ancora la necessaria maturtirà e costanza per tener botta a certi livelli. Già non aveva entusiasmato contro la Fiorentina, poi ha latitato nella Under 21 azzurra e ieri non solo non ha concluso una sola volta verso la porta, ma non ha non ha tenuto un solo pallone a centrocampo, sorvastato dalle guardie scelte di Gasperson.

Doppia diversione sui massimi sistemi: il presidente dei bergamaschi Percassi, in estate, ha risposto picche a tutte le richieste giuntegli per il suoi gioiello di colore. Preziosi, qualche mese prima, non avwva esitato a cedere Piatek. Eppure, il bacino d'utenza dell'Atalanta non è superiore a quello del Grifone.

Col massimo rispetto per Andreazzoli, che è un signor tecnico, vogliamo rammentare che Gasperini era a libro paga del Joker, il quale se ne liberò per ragioni che poco hanno di che spartire con risultati sportivi e moduli tatticii? Un autogol assurdo, figlio di un orgoglio più forte della ragionevolezza.

Il verdetto di Marassi, intendiamoci, ha anche altre chiavi di lettura più immediate, prima fra tutte la compattezza di un'Atalanta immutata rispetto allo scorso anno e monolitica anche a livello fisico. Con i suoi dieci marcantoni affiancati dall'unico peso leggero, il folletto Gomez, l'ha spuntata, seppur di un'incollatura, su un Genoa che ha mostrato quei comprensibili limiti rimasti parzialmente celati nei primi 180 minuti di campionato. Opposto ad una squadra così tonica, il Grifo ha fatto registrare qualche periodo di superiorità, comunque più breve rispetto a quelli in cui è stato messo alle corde da un avversario fortunatamente poco lucido nelle rifiniture e non concreto in zona gol.

Questo ko non ridimensiona i rossoblù, che erano e restano da parte alta della seconda colonna della graduatoria: apprezzabile il collettivo, ma un po' troppo leggero e sofferente quando i ritmi di gioco crescono. Merito pure, vale ripeterlo – di un'Atalanta che per caratterisitiche era un cliente assai meno raccomandabile rispetto a Lupa e Viola, formazioni povere di forza d'urto.

Il Genoa, avvedutamente ricostruito dai sana pianta in estate, ha ampi margini di progresso e qualche carenza di non semplice eliminazione. I due in avanscoperta ieri hanno tradito le attese, pur impegnandosi a trovare un'intesa: e se “Pina” ha fallito nel ruolo di boa, il suo partner Kouamé ha denunciato preoccupanti limiti tecnici negli spazi stretti e un'eccessiva mollezza nel duello fisico.

Così così il centrocampo, con Schone a corrente alternata e due esterni che, dopo l'indigestione di elogi ricevuti nelle gare precedenti, si sono imbattuti in avversari di ben altra levatura. Interessanti i primi vagiti rossoblù dell'ultimo arrivato Ankersen.

Niente male la difesa, con un Criscito gigantesco (da mesi non si esprimeva a livelli così elevati), un Romero accettabile meno che nella circostanza dell'ennesima evitabilissima ammonizione ed uno Zapata che ha macchiato una prestazione maiuscola con quel paio di smagliature purtroppo decisive sul risultato.

L'anticipo di venerdì prossimo a Cagliari sarà ancor più probante per saggiare il valore effettivo di questo Genoa che avrebbe bisogno di un'alternativa presentabile ai centrocampisti centrali (in attesa di Sturaro, si deve puntare su Cassata, appena uno dei titolari cala di rendimento) e di un attaccante di peso (come stanno i muscoli setosi di Favilli?). Intanto, Saponara potrebbe guadagnare minutaggio e regalare – come è successo ieri nel finale – un briciolo di preziosissima fantasia.

                                    PIERLUIGI GAMBINO