Urge un centrocampo a cinque per andare oltre la salvezza

08.10.2018 12:47 di Franco Avanzini articolo letto 605 volte

Una premessa è d'obbligo. Stavolta, anche gli astri ci hanno messo del loro per condannare il Grifone al primo stop casalingo stagionale. Complimenti al Parma, matricola rampante, ricca di valori e anche di un organico ampio, in grado di ovviare a parecchie assenze pesanti, ma quando ti vedi respingere dal palo la palla del 2-1 e dal Var il gol del 2-3 per un piedino galeotto di Criscito oltre la linea immaginaria dell'offside, capisci che non è giornata. E dire che il Genoa, all'ora di pranzo, aveva servito ai propri tifosi un'altra delizia sul...Piatek, facendo pregustare un'altra indigestione di gioia.

Così non è andata, ma chiamare solo in causa la fortuna dei ducali, capaci di capitalizzare tre delle quattro opportunità create, sarebbe un'offesa alla logica. In passato, i rossoblù hanno vinto gare col minimo di conclusioni tentate, e nessuno lo ha rimarcato. C'è chi chiama in causa gli psicologi per far luce su un black-out, quello patito a metà della ripresa, simile a quello già registrato in casa del Sassuolo. In effetti, è come se qualche malandrino si fosse insinuato nel cervello di Sandro e C. per spegnere la luce.

Forse il nocciolo è più semplice e chiama in causa errori individuali e difetti di collettivo. Chiaro che il pari parmigiano è stato una topica clamorosa di Radu, che sul corner dalla sinistra sarà stato anche mal protetto dai compagni, ma avrebbe dovuto far sua quella palla sfruttata dall'ex Rigoni. Ingenuità che ci stanno nel processo di maturazione di un giovane portiere: doveroso insistere su di lui piuttosto che rispolverare Marchetti, ma è chiaro che il passaggio dal prodigioso Perin alla coppia dei suoi successori si sta rivelando abbastanza problematico.

Dato a Radu (peraltro autore di una paratona da copertina nella ripresa) quel che è di Radu, c'è un'altra chiave di lettura, assai meno tranquillizzante. Questo Genoa non può permettersi di giocare con due soli centrocampisti, a maggior ragione se ancora in lento progresso atletico come Sandro e in netto ritardo di condizione come Hiljemark. Vero che l'acciaccato Romulo era in panca per onor di firma, ma erano disponibili Mazzitelli e lo stesso Bessa, i quali non sono dei fuoriclassi, ma – in assenza di Pandev (ufficialmente indisponibile per un dolore alla schiena) più del vuoto pneumatico prodotto da Medeiros (attaccante esterno continuamente impiegato fuori ruolo) avrebbero senz'altro combinato, perlomeno in fase di filtro. Così nella zona nevralgica la squadra si è sempre trovata in inferiorità numerica e labile è stata la protezione di un trio difensivo composto – oltreché dal sufficiente ma non esaltante Biraschi – da uno Spolli vulnerabilissimo in campo aperto e da un Criscito che non ha il passo del centrale e andrebbe al più presto riportato sulla fascia, con Zukanovic alle sue spalle.

L'abbiamo già scritto: lo stupefacente Piantek – altro gol e altro palo timbrato – è la cambiale da esigere sul mercato della salvezza ma non basterà da solo a garantire un campionato appena soddisfacente. Il fenomenale polacco, novello Re Mida, continua a trasformare in platino ogni mezzo pallone gli giunga nei paraggi, ma Ballardini ha bisogno di trovare altre bocche da fuoco. Il serie dei prossimi match in calendario appare una scalata di sesto grado superiore, ma - archiviato il prossimo capitolo chez Madame dall'esito scontato – potrà rispondere al quesito esistenziale di questa squadra. Il timore è che il Grifo, impietoso contro quattro delle pochissime compagini nettamente più deboli, fatichi a reggere appena le avversarie alzano lievemente l'asticella degli impegni. Intendiamoci, anche nel caso peggiore la salvezza sarebbe in cassaforte, ma da Ballardini ci aspettiamo un intervento incisivo nell quadro tattico. L'attuale 3-4-1-2 di juriciana memoria, con una difesa ed un centrocampo non certo rinforzati rispetto allo scorso anno, rischia di regalarci un altro abbonamento stagionale alla sofferenza. E anche la sua immagine – illuminata dal capolavoro dell'ultima salvezza – ne scalpiterebbe.

​PIERLUIGI GAMBINO