Compleanno il giorno dopo

07.09.2019 11:02 di GianPiero Gallotti   Vedi letture

Il Genoa non è una squadra di calcio è una religione laica.

Sono stato inserito in questa setta senza confini circa 58 anni fa. Ero davvero piccolo, circa 4 anni. Non ho un ricordo lucido e, probabilmente, se non mi fosse capitato un disastro non mi ricorderei nulla.

Abitavo a Staglieno e papà, con amici molto scaramantici, si stava preparando per andare allo stadio. “Balin anemmu “. Ero piccolo e non mi aspettavo nulla però è accaduto l’irreparabile : mamma non disponibile, non ricordo il perché però probabilmente la frase sarà stata: “Aristide se vuoi andare a vedere il Genoa ti devi portare il bambino”.

Ripeto ero piccolo, ma ricordo benissimo quello che accadde da lì a poco.

Papà, non abituato alla mia compagnia domenicale, si dimenticò di me al bar Anna delle Gavette... un disastro. La signora Anna e il marito, un omone con i capelli rossi, mi presero di peso e correndo raggiungemmo papà. Affermazione: “ou belin” stop.

Ormai la frittata era fatta : io sulle spalle e dentro senza pensarci un secondo .... non ero un peso per papà, anzi. Ai tempi si andava allo stadio con giacca e cravatta, ma mio padre ci metteva il carico indossando anche in borsalino. Non so la partita, non so nulla, ma una cosa è sicura : la mia vita è cambiata. Da lì in poi è stato un crescendo di amore, gioia, incazzature e contestazioni.

Il Genoa ti entra nel sangue, ti fa star bene anche se perde, perché va oltre il risultato.

Ti fa star male anche se vince, perché va oltre il risultato.

Papà si ammalò mentre ero alla camera dei deputati. Io finivo il giovedì al massimo il venerdì e appena sbarcavo a Genova mi recavo da lui al San Martino. Lui sapeva che sarebbe molto da lì a poco, ma non ha mai smesso di amare il Genoa. Il giorno prima di morire mi chiese : leggimi un po’ del Genoa. Quel giorno sulla gazzetta dello sport non c’era nulla sul Grifo, quindi io mi inventai un articolo ... la notte mori.

Mamma era una tifosa silente ma in casa ha sempre conservato tutte le tessere, gadget Rossoblu. Al cimitero di Molassana misi uno stemma del Genoa dietro il lumino. “Fai compagnia a papà". Lo rubarono ste merde. 

Fino all’ultimo, mamma mi implorava di andare allo stadio. “Cosa ci fai qui con me, dove vuoi che vada?” Dopo un Genoa Bologna cadde e da quel giorno la sua lucida vita si colmo’ di grigio.

Sono rimasto solo, ma ho il Genoa. Il Genoa che per tutta la vita mi ha accompagnato, ha messo 126 candeline sulla torta della nostra vita.

Sono anziano e presto morirò, ma una cosa è sicura ... la mia vita è stata un successo, merito anche della mia fede Rossoblu.

Non esiste altra società di calcio che possa creare queste emozioni.

Non andrò in paradiso, il mio posto è all’inferno con tutti i miei amici, le mie baldracche e i miei vizi, con l’aggiunta del Genoa Club Lucifero, dove sicuramente mi sistemerò come addetto stampa.

Auguri amore mio.

Adriano Caorsi