Tutto è male quel che finisce male: la caduta del pirata in attesa del nuovo Cesare

06.12.2018 23:37 di Carlo Dellacasa articolo letto 899 volte

Con Genoa Entella si chiude l’esperienza di Juric alla guida del Grifone. Pochi punti, partite difficili ben giocate (escludendo quella con l’Inter) e partite alla portata senza raggiungere mai la vittoria.

Il calcio è questo: vincere. Alla faccia di De Coubertin. Almeno per potersi poi - ma solo poi - permettere di giocare anche bene. Le vittorie sono l’unico vero alimento per poter perseguire un progetto credibile e concreto. Nell’era Juric però sono mancate. Neppure la Coppa Italia contro una squadra di Lega Pro (ben attrezzata, ci mancherebbe, ma pur sempre di Lega Pro) è arrivata la prima sospirata vittoria.

Il pirata così è stato costretto a far le valigie, lasciando la guida della banda rossoblù a Cesare Prandelli. Allenatore giusto per questo Genoa?

Di sicuro un nome già sondato e col telefono caldo se a pochi minuti dalla fine dell’incontro con la Virtus Entella è spuntato all’improvviso.

Esperienza e voglia di mettersi nuovamente in gioco. Non mancheranno al Cesare “nazionale” gli stimoli ma soprattutto le difficoltà. La prima già domenica si chiama SPAL, gara da vincere per scacciare gli incubi di una stagione iniziata bene, proseguita male e che rischia di procedere altrimenti nel dramma.

L’eredità pesante della disgraziata partita di coppa sarà nelle gambe di Piatek (e Biraschi) imballate da 120 minuti di lenta agonia. Ma non è tutto. Prandelli dovrà cementare nuovamente lo spogliatoio che nelle ultime settimane è parso tutt’altro che sereno. Ci sono giocatori da coinvolgere nuovamente, altri da dosare, altri da verificare e valutare con serenità. Il tutto se possibile in massimo 48 ore per arrivare al “miracolo” di una vittoria scaccia fantasmi già domenica. Sognare costa poco, basta non svegliarsi ancora una volta in quei maledetti minuti di recupero.

Genoa costruito al momento per giocare il 3-5-2? O forse squadra più camaleontica e comunque votata all’attacco? Ballardini ad inizio stagione aveva una squadra prolifica in attacco ma spesso colabrodo in difesa. I punti benedetti però arrivavano. Il croato ha provato a dare più equilibrio, più intensità ma non ha raccolto i frutti sperati: Genoa anemico in attacco e distratto oltre il lecito in difesa.

Rimane il nodo Piatek, straripante nelle prime giornate, a segno solo su rigore nella gestione Juric. Il suo valore schizzato alle stelle si è pian piano ridimensionato. Prandelli dovrà aiutarlo a ritrovare il gol su azione. Kouamè al suo fianco non potrà altro che aiutarlo.

Ma quella che probabilmente fa più paura è la panchina rossoblù, evidentemente troppo poco attrezzata in interpreti che possano aiutare i titolari. Al momento Prandelli potrebbe contare su 12/13 giocatori. Troppo pochi in un campionato ancora lungo. Ci vorrà tutta la sua esperienza e tranquillità per far emergere nuovi elementi da affiancare alla squadra tipo. 

Sarà un lungo lavoro, ma la speranza è che questa volta sia un “tutto è bene quel che finisce bene”.