Dal finestrino

20.07.2016 15:00 di Luca Canfora articolo letto 620 volte

Il mondo corre, il mondo cambia. Gli uomini cambiano.

Ed è giusto così. E' giusto perchè toglie a chi invecchia il desiderio di vivere oltre, in un mondo che non gli appartiene più. E' giusto perchè il mondo che verrà deve essere plasmato da chi ha l'entusiasmo, l'energia, la freschezza, per guardare il mondo in un modo che è possibile solo con ingenuità, senza filtri, senza paura. La prudenza, la saggezza, la cautela, non producono innovazione, non danno alcuna spinta verso il domani, ma solo àncore verso il passato.

Mio figlio non sa guardare fuori dal finestrino. Non è colpa sua, ma mi sono chiesto se sia colpa mia. Ci ho pensato, ma la risposta è negativa. Non ho alcuna colpa. Sono cresciuto senza computer, tablet, canali tematici con cartoni animati e programmi dedicati 24 ore su 24, senza youtube, app, playstation e stimoli di ogni genere. Sono cresciuto per strada, come voi. Ho usato le mani, gli odori, gli occhi. Avevo 2-3 cartoons, Happy days, Harnold, poche altre cose. Poi la tv salutava tutti per la buona notte. Il nuoto, la scuola calcio, lo studio. Lui no. Lui riceve stimoli continui, ad ogni ora del giorno e della notte, da tutte le direzioni, un invito alla competitività impressionante su ogni fronte, aspettative abnormi da parte di chiunque. E' più complicato, molto più complicato, per lui, gestire il tempo, le emozioni, le pause, i silenzi.

Le attese, ed il niente. Sì, il niente.

Ho trascorso ore, giorni, mesi, a fare praticamente niente. Pensavo, in camera, davanti al muro. Oppure in giro, sull'autobus, oppure in auto, con mio padre e mia madre, sul sedile posteriore. Suonavo, fantasticavo, ed aspettavo che la mia vita prendesse la sua forma. Con curiosità, con speranza, con trepidazione. E con calma. Tutto era molto dilatato, paziente.

Ma il mio mondo non c'è più, c'è questo. E lui, mio figlio, è figlio di questo tempo, di questi ritmi. A lui non viene dato il tempo di pensare, di respirare, di aspettare. Ed hai voglia a cercare di fermarlo in famiglia, tra le mura domestiche, il tempo. Certo, ci si prova, ma siamo cambiati anche noi, anche noi grandi. Siamo cambiati tutti, senza nemmeno farci caso.

Io ogni tanto cerco di ricordarmi, e di insegnarlo a lui, di guardare dal finestrino. Che poesia, che dolcezza, che magìa, guardare scorrere il mondo da quel vetro, immerso nei tuoi pensieri, sorridendo di ciò che è stato, emozionato per ciò che sarà. Piccolo, credimi, era solo ieri, ero così giovane, ero così immaturo, ma ero così pulito, vero, innocente. Come te amore.

Era solo ieri, ed io mi sento ancora così. Ed anche il Genoa, anche il Genoa, mi piace guardarlo dal finestrino. Non mi interessano le facce, davvero, senza offesa per nessuno, ma io parlo di poesia. Parlo di altro. Figuriamoci se posso sporcare tutto con delle facce, inclusa la mia. No, io guardo dal finestrino e penso, e sogno, così, senza alcuna speranza, senza alcuna aderenza ad alcuna realtà, senza alcuna mitizzazione puerile. Perchè gioco a fare il bambino, ma non lo sono più. Però mi piace conservare qualcosa di quel bambino, e se scendo dall'auto, dal treno in corsa, non posso più farlo.

Quindi vi guardo dal finestrino, dove tutto scorre così liscio, così dolce, e passa. Passa tutto, velocemente, da un altro paesaggio, verso un altro paesaggio, da altre facce, verso altre facce, da un mondo sbagliato, verso un mondo giusto. 

"Papà... ma quando andremo anche noi sulle stelline, come nonno Betto e nonna Enza... poi... quando torniamo sulla terra... che rinasciamo... tu come fai ad essere sicuro che sposi di nuovo la mamma... che poi nasco di nuovo proprio io... e che stiamo di nuovo tutti insieme?"

"Ma certo amore, per forza. Io torno qui dove abitavo con i nonni, vado a cercare la mamma, poi nasci tu, e compriamo la stessa casa. Non ti fidi di papà?"

"Certo che mi fido...... papà... senti..."

"Dimmi amore........."

"Ma secondo te... la vinceremo la Stella?"

"Certo, te l'ho già detto mille molte, allora se non mi credi dimmelo. La vinceremo presto, e la festeggeremo insieme. Io, te e la mamma. E' una promessa. Ora siediti qui vicino a me, e stai zitto 3 minuti. Guardiamo dal finestrino, che la vita è bellissima, pensa quando vinceremo anche la Stella".

   Luca Canfora