Genoano

22.05.2017 15:05 di Luca Canfora articolo letto 3271 volte

La storia che vado a raccontarvi è una piccola storia italiana, ed ovviamente genoana. Una storia normale, discreta, ma profonda, come tutte le cose che non hanno bisogno di essere urlate, esibite, vantate. Sono le storie che vanno semplicemente raccontate, senza enfasi, perchè la loro bellezza sta nella loro elegante normalità.

Ieri intorno alle 13.30 accompagno il mio piccolo ad una festa di comunione in quel di Boccadasse, tra l'altro incrociando il Pullman della nostra squadra diretta verso il Luigi Ferraris, all'altezza della Stazione di Genova Brignole. Io e Gabry canticchiamo le mie canzoni sul Genoa dietro al Pullman, sperando in un processo di osmosi favorevole per la fondamentale partita contro il Torino. In corso Torino le nostre strade si dividono.

Consegnato il Canfora Junior a destinazione torno verso il Luigi Ferraris, dove prelevo la mia dolce 9/10... :-)... ed entro nei distinti, nel settore del Genoa Academy, parte bassa lato Nord. Sono le 14.45. Siamo muniti di crema solare protezione 30 (W le mogli), ma sempre Ella trova fortunatamente dei posti all'ombra, nella parte più alta del settore basso. Un signore, seduto già lì, ci conferma che i posti vicino a lui li possiamo occupare, anche per gli amici che sto aspettando, Gianluca, Romina e figlia. Arrivano anche loro, sono le 14.55.

Ci siamo.

Vicino a questo distinto Signore si siede il mio amico Gianluca, mentre io comincio a fissare la partita con concentrazione assoluta. Non rispondo nemmeno a mia moglie, anzi, sono sincero, vorrei che nessuno mi cercasse, mi chiedesse, insomma non sono idoneo a rapporti umani di qualsiasi tipo durante questi 90 minuti. Ma a mia moglie devo rispondere, ogni tanto, abbiamo ancora un mutuo in comune, e non vorrei trovarmi a dormire con i cinghiali del Bisagno entro sera.

E' umido... il Bisagno.

:-)

Gianluca comincia a parlare con questo Signore, direi sulla ottantina. Li sento in sottofondo, tra un incitamento ed un altro, tra un coro ed un altro. Poi Gianluca mi da un colpetto sulla spalla:" Luca, devi scrivere qualcosa su questo Signore qui, ok?". Lo guardo, annuisco, mi fido, ma ora devo guardare il Genoa Gian.

:-)

Gol! Gol! Ci abbracciamo, Gian mi da una manata nella schiena che mi ritrovo lo sterno aggrappato al colon, ma va bene così. Mi ricovero stasera! Intervallo. Gian mi ripete di fare due chiacchiere con questo Signore, quindi mi avvicino, non voglio un'altra manata, e mi faccio i fatti suoi.

Carlo, 79 anni, genovese. Genoano. Andato via da Genova 44 anni fa per lavoro, attualmente residente a Civitanova Marche, dove gestisce con il figlio Enrico, genoano, una Società di Trasporti Internazionali. Carlo, partito con il figlio questa mattina presto da Civitanova per venire a vedere il suo Genoa, con il figlio, come fa in quasi tutte le partite in casa, 4 ore e rotte di viaggio, all'andata, e 4 ore e rotte di viaggio al ritorno.

Carlo dice di essere felice di vivere nelle Marche, dove ha trovato persone laboriose, un futuro lavorativo per la sua famiglia, per suo figlio. Gli manca Genova, il Genoa no, perchè tanto viene sempre a vederlo, ma poi deve tornare a casa.

:-)

Ci siamo abbracciati con Carlo, ad ogni gol. Non esiste alcuna distanza, nè temporale, nè fisica, nè emotiva, nè filosofica, tra chi ama qualcosa, tra chi poggia sulla stessa radice, tra chi sente nello stesso modo, tra chi vive con la stessa intensità. Esiste ancora un orgoglio, di essere italiano, di fare parte di questa storia magari in declino, magari appannata, a volte avvilente, eppure grandiosa, orgogliosa. La storia di questa Italia che non è solo l'Italia dei furbi, l'Italia di chi usa le scorciatoie, l'Italia di chi salta la fila, l'Italia di chi delude, illude, inganna, deturpa, ruba.

E' l'Italia di chi lavora, di chi suda, di chi fa sacrifici, di chi orgogliosamente ha scritto la storia di questo Paese, di chi ha pagato la nostra libertà, di chi ha dedicato la vita al proprio lavoro ed alla propria famiglia.

Ciao Carlo, ci vediamo alla prossima partita del tuo Genoa, del mio Genoa... del nostro... Genoa.

A proposito, una cosa importante: hai lasciato la tua sciarpa storica sul tuo seggiolino, ma quando ce ne siamo accorti eri già andato via con tuo figlio. Noi stavamo ancora festeggiando. Ma è in buone mani, le nostre. Una sciarpa con questa storia deve tornare da dove è partita.

Sarà mia cura restituirtela alla prima occasione.

Forza Vecchio Cuore Rossoblu

   Luca Canfora