Il vero Amore

20.01.2020 10:05 di Luca Canfora   Vedi letture

Amore. Che parola inflazionata, abusata, sopravvalutata.

Amore significa tutto, Amore significa niente. Ed il tutto, od il niente, dipende da tante cose.

Può essere una parola piena, densa, profonda, o superficiale, sciocca, patetica. Dipende da chi la usa, dal come la usa, dal tono della voce, dallo sguardo, dai gesti, da quello che ci si mette dentro, da quello che ci si lascia fuori.

Amore. Per una donna? Per un uomo? Sì, è Amore, anche questo può essere amore. Ma da un uomo, da una donna, noi vogliamo sempre qualcosa. Vogliamo fedeltà, vogliamo sesso, vogliamo attenzioni, vogliamo parole, promesse, rassicurazioni. E' amore, certo, siamo umani, con tutto il pacchetto di insicurezze, paure, ansie, bisogni emotivi e fisici che gli umani hanno in dotazione, non c'è niente di male, di sporco, di sbagliato. L'Amore per un animale? No, nemmeno quello è completamente disinteressato. Da un cane vogliamo le feste, gli abbracci, di un gatto vogliamo accarezzare il pelo, vogliamo che si strofini a noi quando ci sentiamo soli sul divano con i nostri pensieri. Anche da loro vogliamo qualcosa in cambio. E' Amore, certo, è Amore anche questo, ci mancherebbe.

Ma l'Amore che intendo io sta sette gradini più sopra.

E' un Amore che non chiede niente, che non si aspetta niente, che è pronto ad accettare e a perdonare qualsiasi errore, qualsiasi disattenzione, qualsiasi direzione, mancanza, assenza.

C'è un solo Amore di questa statura, è l'Amore per un figlio.

Da un figlio non vogliamo niente in cambio. vogliamo solo che stia bene, in salute. E vogliamo che sia felice. Vogliamo vederlo ridere, correre, giocare, amare, essere amato. Questo è l'Amore che intendo io. Un Amore "pulito", puro, primordiale, elementare.

Questo è l'Amore.

Io ho un figlio, si chiama Gabriele.

Fino all'ultimo secondo della mia vita sopporterò qualunque peso, dolore, delusione, privazione, umiliazione, per il suo bene, a qualsiasi costo, a qualsiasi prezzo, per vederlo stare bene, per vederlo felice. 

Poi ne ho adottato uno di quasi 127 anni. Sta a malapena in piedi, il cuore è spompato, ogni volta che si muove o cade o barcolla senza mai riuscire ad arrivare da nessuna parte. E' malconcio, depresso, frustrato dal suo stato di salute, e avvilito da come viene trattato dagli altri.

Io ogni settimana mi vesto con i colori che lui ama e vado a trovarlo. Lui non ha la forza di dire quasi niente, a volte sembra ritrovare lucidità, gli brillano gli occhi, mi racconta qualcosa del suo passato glorioso, sembra improvvisamente rinato. Poi cade di nuovo, gli torna quello sguardo malinconico, perso, assente. Gli occhi lucidi.

Sembra ricordarsi di quando era giovane, amato da tutti. Ora non lo cerca più nessuno, è solo un vecchio stanco con tanti ricordi, tante speranze andate deluse, tanti errori a cui non si può rimediare, tante ingiustizie subite che lo hanno fiaccato.

E' per questo che io sono qui, e che la settimana prossima tornerò ancora, e poi ancora. 

Non voglio niente, non mi aspetto niente, voglio solo stare con lui finché il tempo non sarà scaduto. 

Funziona così, con i figli.

Ah... dimenticavo... lui si chiama Genoa.

   Luca Canfora