In sella al nostro destino

16.01.2017 10:18 di Luca Canfora articolo letto 1626 volte

La rabbia è nemica della lucidità. Ma non sarò io ad invocare chiamate alla calma, all'equilibrio, alla compattezza. Ognuno ha il diritto ed il dovere di esprimere quello che sente, di esprimersi come ritiene opportuno, di affidarsi a scenari apocalittici o di restare sereno e rilassato. E' il Genoa baby, non è possibile capirlo, non è possibile afferrarlo, non è possibile nemmeno abbandonarlo.

Insomma, signore e signori, è una condanna all'ergastolo in terzo grado di gudizio.

:-)

C'è chi vede un problema Juric, chi vede un problema Cofie, chi vede un problema Preziosi, chi li vede tutti, chi non vede niente. Ma sono qui per scrivere quello che vedo io, come sempre con la mia onestà, per chi le crede, con la mia sensibilità, più o meno buona, con le mie capacità, discutibili come tutto il resto.

Il calcio italiano è sempre più difficile da seguire. Per alcune squadre il campionato è già finito alla Befana. Le ultime 3 squadre non superano i 10 punti, in proiezione potremmo già essere salvi a 23 perdendo tutto il girone di ritorno. Vi sembra normale? A me no. I contratti e le prospettive che le grandi Società possono offrire ai calciatori sono talmente superiori che nessun contratto ha un valore reale. Il mercato estivo comincia appena i giochi sono fatti, a gennaio, per finire a settembre, e quello invernale inizia a novembre, per finire a fine gennaio. Quindi il calcio è... è... un mercato incessante. Qualunque calciatore, qualunque, del Genoa, ma anche non del Genoa, disputa ogni partita, ogni partita, nella sola speranza di guadagnarsi la chiamata di una grande squadra, che può avvenire ogni domenica sera. Chiamata che vuol dire passare dallo stadio di periferia al grande stadio, da 500 mila euro l'anno a 2 milioni, da una piccola notorietà ad un grande palcoscenico, da giocare contro il Crotone, con tutto il rispetto, a giocare contro il Real Madrid. Appena arriva la chiamata cominciano le "attenzioni", le pause, gli infortuni, i silenzi, le assenze. Le Società, chi più chi meno, subiscono o sfruttano tutto questo, a scapito sempre e comunque della squadra, e del pubblico, il cui serbatoio di passione e di sogni serve ad alimentare un mondo che lecitamente, lecitamente (nessuno ci punta la pistola alla testa per seguire il calcio e la nostra squadra), fa i propri affari come riesce, come può, o come vuole. Gli stadi si stanno svuotando nel disinteresse generale, perchè i denari arrivano dalle tv, i cui contratti pur in lieve calo non smetteranno di dare linfa vitale al mondo del calcio. Le piccole squadre che tentano il passetto più lungo retrocedono immediatamente, oppure finiscono in fondo alla classifica mentre cercano di galleggiare dentro la competizione più inutile e deprimente del calcio del nuovo millennio: l'Europa League. Fortunatamente esiste la Coppa Italia, competizione con lo stesso appeal di una serata con l'urologo, finale a parte.

Le retrocessioni le conoscete già, forse. Vi posso già preannunciare il crollo dell'Atalanta nella prossima stagione, la sorpresa Benevento, che tornerà in B l'anno successivo, le intriganti trasferte di Frosinone, Cittadella o Carpi, il Sassuolo sta già implodendo come previsto, la Juventus vincerà il 67esimo scudetto, il Napoli non vincerà mai niente, Maradona ne è esistito uno solo, la Roma è pronta per vincere qualcosa appena la Juve si distrae con la vittoria di Champions, l'Inter ed il Milan saranno sempre lì ad elemosinare un pochino di attenzione, nella Fiorentina non c'è più Antognoni, evvia dicendo fino alla fine del mondo.

Non è un gioco amici, non è più un gioco da tanto, tanto, tanto, tempo. Voi continuate a guardarlo, giudicarlo, pensarlo, viverlo, sognarlo, amarlo, come uno stupido gioco. Ma non è più un gioco. Ci sono S.P.A., ci sono scommesse, ci sono plusvalenze, ci sono aziende, ci sono bilanci, ci sono indotti, ci sono vanità, ci sono carriere, ci sono ambizioni, ci sono sponsor.

E' un gioco solo per te, per voi, per me, non per loro. Fate la vostra scelta, ma sappiate cosa state facendo, perchè lo state facendo, e quali sono le regole del "non gioco".

Io so da tempo che il mio Genoa, in questo "non gioco", non ha alcuna possibilità, speranza. Ma io sono un pazzo, un idiota, uno psicopatico. A me non piacciono le cose facili, i sogni a poco prezzo. E' per questo che più mi nascondi il sogno, più sogno, più mi nascondi il traguardo, più corro, più mi convinci della non esistenza di qualcosa, più credo alla sua esistenza. E quando sarò lì, alla meta, in sella al mio destino, vi guarderò dall'alto in basso, ma senza rancore. Allungherò una mano, vi tirerò su, vi farò un sorriso, ci abbracceremo, e con tutta la vanità di cui sono capace vi dirò solo questo: "Te lo avevo detto che ce l'avremmo fatta, belina"!

:-)

Forza Genoa.

   Luca Canfora