In sordina

22.07.2016 17:00 di Luca Canfora articolo letto 841 volte

Come possiamo negarlo? E' un momento molto difficile per il mondo, Italia per stringere il cerchio, Genova volendo essere molto provinciali, e per il calcio a voler cadere nell'effimero.

La mia umile opinione, pur avendo ben chiaro che ci si trovi in un momento di crisi economica gravissima, è che la crisi economica sia la conseguenza e non la causa della vera crisi di questa Società. La causa è aver perso la direzione, e solo dopo il resto.

Abbiamo scambiato la produzione di cose concrete, tangibili, reali, con la produzione di azioni, stock options, tassi di interesse, aria. Nulla è ciò che sembra. Un giorno hai in tasca 1000 azioni al valore nominale di un euro ciascuna, in pratica 1000 euro, che però non hai in tasca, è solo un foglio. Il giorno dopo hai 1000 azioni al valore nominale di 1 centesimo di euro, in pratica 10 euro, che però non hai in tasca. In teoria avevi 1000 euro ieri, e 10 euro oggi, hai perso 990 euro in un giorno. Ma non avevi 1000 euro ieri, e non hai 1 euro adesso. Sei indebitato, ma non sai perché, e non sai come, perchè tu non hai fatto nulla ieri, e nemmeno oggi.

Non hai mai avuto nulla, a parte te stesso, la tua famiglia, i tuoi figli, gli amici, pochi, qualche sogno, e la tua vita reale.

Che non sai più cosa sia. La vita reale.

Non si può vivere così, non si può e non si deve. E' tutto fasullo, come le bufale su facebook, le contro bufale, le anti bufale, i selfie, la finta felicità, le ostentazioni, gli amori. La verità non c'è più, e nessuno, nemmeno il più critico, il più razionale, onesto, sincero, può essere certo di conoscere la verità. Oggi.

In questo quadro non è facile mantenere equilibrio, leggerezza, convinzione, verso il mondo, verso gli altri, verso se stessi. E passione, speranza, fiducia. E' veramente difficile anche per chi, come me, come tanti, continua a credere, a sperare, a sognare, un mondo migliore, un futuro più umano, più nostro, vicino, normale. Lo ammetto, non cedo, non posso e non voglio smettere, per me, per la mia famiglia, per mio figlio, che hanno bisogno di me, della mia determinazione, speranza, convinzione, ma ci sono giorni in cui tutto questo è difficile.

Difficile, anche per me.

Inevitabile che questa visione del momento si proietti anche verso le cose che amiamo, che continuiamo ad amare forse più per necessità che per convinzione. Ed anche il Genoa ne fa le spese. Respiro, anche nel mondo Genoa, questo momento di flessione emotiva, di "stanchezza", passatemi il termine, di poca convinzione in ciò che potrà accadere. Lo sento, lo annuso, lo vedo.

Io, come ogni anno, mi "disinteresso" un pochino delle dinamiche estive, ed attendo di vedere la squadra alla prima uscita ufficiale. Mi piace così. Anche io, come altri, come forse molti, sono dispiaciuto dell'epilogo Gasperini, ed anche io, come altri, molti, non so se tutti, non so esattamente cosa aspettarmi da questa stagione, dal futuro.

Ma è qui, proprio qui, da qui, che mi sento di sbilanciarmi in senso filosofico più che tecnico. Nella mia vita, nella mia esperienza, le cose migliori che mi siano capitate sono arrivate in fondo all'improvviso, nel momento meno atteso, a volte perfino meno meritato. Così, per magìa, magari cose meritate magari molto prima, o cosa mai funzionate prima, ormai non più attese, e nemmeno più sperate, così, accadono. Tasselli si sistemano in posti in cui non sono mai riuscito a sistemarli prima, pur con fatica, o traguardi insperati, o abbandonati lungo la strada, materializzarsi in qualche forma sul mio tragitto.

Ecco, quindi volevo dire questo, in modo come sempre prolisso, forse troppo poco diretto, barocco, che le cose in sordina, in silenzio, senza troppi proclami, programmi, e perfino speranze, a me piacciono.

Piacciono perché profumano di lavoro, di serietà, di sostanza.

Ed a volte di obiettivi, traguardi, e risultati inattesi.

Tanto io rimango qui, come sempre, da sempre, perché ho bisogno di un sacco di cose nella vita.

Ed anche del Genoa.

Con fiducia,

   Luca Canfora