L'allenatore

10.10.2019 10:10 di Luca Canfora   Vedi letture

Era il 1985. Ma anche il 1986. Direi anche il 1987.

Erano gli anni 80, ed era l'era dei Paninari. Oddio che flash. Avevo 15 anni, ed ero circondato da buffi compagni di scuola vestiti tutti nello stesso modo: Timberland ai piedi da 200 mila lire (200 euro), piumino Moncler da altrettante lire, Felpa Best Company (un rene), cintura El Charro (El Tarro per gli amici), calze a rombi Burlington (devo dire bellissime, ma oggi ci compro un Overdrive per la chitarra), moto da strada Gilera o Honda NS (sicura come buttarsi da un grattacielo in perizoma senza paracadute), sguardo da vitellone (dicesi di ridicolo esemplare convinto di essere irresistibile), camminata alla De Sica in "Sapore di mare".

Erano i favolosi anni '80. E Canfora? Canfora niente, niente di tutto questo. Scelta etica? No, scelta economica. Dio come ci pativo, ma proprio non potevo permettermi nemmeno le calze. Circondato da firme ed abiti sgargianti, da moto e promesse da mantenere, Canfora Senior mi vestiva come poteva, e con il solo budget di un paio di scarpe da paninaro io avevo sei Set Autunno inverno 1985 - 1990 con annesso Set di pentole in acciaio 18/9 (18/10 costavano già troppo), e pedalare verso la scuola.

Oggi mi rendo conto di quanto sia ridicolo tutto questo, pur capendo che un ragazzino non possa comprenderlo, così come accade oggi. La moda è cambiata, i ragazzini no, ed è giusto così. C'è un tempo per tutto, ed il tempo della leggerezza non è quello della gioventù. Quello è il mio tempo, quello di adesso, quello in cui è più facile distribuire i pesi, le misure.

Cosa c'entra l'allenatore? Ah ma è la stessa identica cosa. Ci sono allenatori così terribilmente Trend Topic, così funzionalmente idonei a vendersi sul banco del mercato. Così convinti e convincenti che me ne prenderei uno anche io a casa, se potessi permettermeli. Sguardo volitivo, mascella vincente, convinzione a containers, camminata di chi conosce tutti i trucchi, pettinatura impeccabile, abito firmato che calza come un guanto in lattice, postura in panchina da vero divo del grande schermo. Con la emme. Ma io sono sempre stato fuori moda, ormai lo sapete anche voi, e alla emme ho sempre preferito la enne, più rotonda, definita, sincera.

Ed è così che da grande schermo a grande scherno il passo è un attimo. Almeno per me, che il mondo ho imparato a conoscerlo ,che le persone le guardo negli occhi, e non li abbasso mai. Non mi fido di chi ammicca verso la telecamera, e poi si trucca dietro, di chi confonde la forma con la firma, di chi scambia la personalità con la recita, di chi complica le cose semplici, di chi definisce il proprio prezzo. 

Mi piacciono le persone normali, con una decente dose di autostima ed una dignitosa dose di autocritica. Persone senza troppi fronzoli, amici e sponsor. Persone con le spalle larghe, sconfitte e lo sguardo pulito. Persone che credano nelle proprie idee e nel proprio lavoro senza proporre ideologie universali e senza proporsi come la soluzione.

Vale anche per un allenatore. L'allenatore è sopravvalutato, e sottovalutato. L'allenatore è il padre di famiglia, deve dare le regole, definire i confini, stabilire le conseguenze, prendere le decisioni, conquistarsi la fiducia, assumersi le responsabilità, declinare i meriti, organizzare il lavoro, capire come parlare con un calciatore, e diversamente con un altro, creare un ambiente propositivo, trovare le soluzioni, accontentare molti, scontentare altri, pagare per un rigore sbagliato, metterci la faccia quando non ce la mette nessun altro.

Non è difficile. No anzi, non è facile. 

Cosa vi aspettate da un allenatore? I miracoli? I sogni? Cosa? Ah... ce ne sono molti in grado di regalarvi tutto questo. A parole sono bravissimi, nelle interviste post partita sono i migliori. Hanno Agenti abilissimi, abiti perfetti, pause cinematografiche, sguardi da primo piano per le conferenza stampa. E stipendi da non crederci. Direi che con quello che costano potrebbero vincere da soli senza nemmeno allestire una squadra.

Poi ci sono quelli che piacciono a me. Quelli che non inventano nulla di un gioco da piazzetta per bambini. Quelli che parlano di calcio come se fosse solo un gioco con 11 depravati in mutande ed un pallone da mandare in rete, mica la ricerca del Bosone di Higgs con l'acceleratore LHC del Cern. Quelli che in allenamento non devono inventare esercitazioni cervellotiche con i cinesini disposti a comporre complesse geometrie visibili solo dalla Nebulosa del Granchio, ma che mettono 11 calciatori nel proprio ruolo e la palla al centro del campo, lavorando per passarsela l'un l'altro nel tentativo di andare a fare un gol. Uno più degli altri.

Buon lavoro Mister Andreazzoli, dimostri a tutti di cosa è capace un uomo fuori moda con qualche Primavera in campo, e qualche primavera sulle spalle.

Con normalità, 

   Luca Canfora (fuori moda per DL del 22 novembre 1969)