Manca

18.07.2016 10:40 di Luca Canfora articolo letto 1102 volte

Mark Knopfler, Dire Straits, nel brano “Brothers in arms” scriveva: “Abbiamo un solo mondo, ma viviamo tutti in mondi differenti”.
Nel mio mondo l’estate è solo una interruzione, tra qualcosa e qualcos’altro. Una interruzione in cui c’è assenza. Non so spiegarvi il perché, o forse saprei, ma sarebbe lungo, faticoso, noioso, ed inutile. E’ solo il mio mondo, non esiste, se non per me. L’estate è come una pausa, un timelapse senza musica in cui nulla accade veramente, tutto va molto veloce, o molto lento, ma nulla esiste veramente. E’ un buco nero, in cui la luce non passa, in cui si fa fatica a restare in equilibrio, in cui esiste solamente ciò che esisteva prima, od esisterà dopo.
E’ così, per me, da sempre. Non illudetevi di cambiare, non pensiate di scrollarvi di dosso voi stessi, chiunque siate, ovunque siate, di qualunque età siate, ed ovunque stiate correndo, scappando. Sarete accompagnati, inseguiti, e raggiunti. Sempre, ovunque, da voi stessi.
Certo, si cresce, o no, si cambia, un pochino, molto, del tutto, per niente. In apparenza. In realtà nello specchio sarete sempre voi, con quello sguardo malinconico, o beffardo, ironico, quel sopracciglio asimmetrico, quella luce trasversale, quel buio antico, nascosto dal trucco, da una canzone, dalle luci intermittenti, dal sipario di scena, da un sorriso.
La realtà è che non si cresce, così come non si cambia. Si scopre solo lentamente ciò che si è, togliendo un velo alla volta, finché non si è scoperti del tutto, di fronte agli altri, di fronte a se stessi, davanti al solito specchio.
Eccoti lì, sei sempre stato lì, sei sempre stato quello lì, quella lì.
Non eri così speciale, ma non eri così male. Hai chiesto troppo a te stesso, anzi hai chiesto troppo poco. Potevi fare meglio, dovevi fare meglio, anzi non è vero. Hai fatto tutto quello che potevi, che dovevi. Ma non dovevi, non era il tuo compito. Ti sei sopravvalutato, ti sei sopravvalutata, anzi ti sei sottovalutato. Dovevi solo essere, essere ciò che eri. Ma lo hai perso, il tuo obiettivo. Era facile, era così banale, invece hai fatto un giro immenso, per tornare ai nastri di partenza e guardarti veramente, e guardare intorno, e cercare semplicemente di essere, essere, solo ciò che puoi essere, che devi essere.
Che sei.
Manca.
Manca quello che dovevo dire alla persona giusta, in quel momento, ed ho tenuto dentro per troppo tempo. Finché non si è fatto tardi, per tutti. Manca quella telefonata ridicola che ho fatto, quel giorno, ad una persona che non conoscevo, ma era troppo tardi anche quella. Anzi, non aveva senso quella telefonata. Manca la leggerezza che non mi posso più permettere, o che forse dovrei concedermi. Manca la convinzione che avrei dovuto avere quando avrebbe fatto la differenza, quella che ho adesso, che non fa più alcuna differenza. Manca il sognare qualcosa che non è mai esistito, quando non potevo sapere che non poteva esistere, perché adesso non ci riesco più, adesso che so che non esiste. Manca il futuro che non può avverarsi, manca il passato che non poteva diventare futuro, manca il presente che non sarà mai il passato che è stato, e che non può essere il futuro che dovrebbe.
Mancano le Big Babol, gli occhi umidi per un’idea che non deve diventare realtà, mancano i capelli lucidi, i sogni sul cuscino prima di dormire, entrare in classe e sentire il profumo di quella ragazza nell’ultimo banco, scherzare con il tuo compagno, tremare per una interrogazione, vedere uno spazio eterno che non esiste davanti a te, sentire il suono del citofono quando papà torna dal lavoro, accendere la tv alle 19, aspettare una telefonata dal telefono grigio in salotto, uscire senza meta per la città sperando di incontrarla, tornare a casa all’imbrunire aspettando il giorno dopo, per tornare a cercarla. Manca tutto quello che ho sognato potesse accadere, non perché non è accaduto, ma solo perché non mi interessa più che accada.
Manca anche il Genoa, e mi manca il mio modo di pensarlo, di guardarlo, di sentirlo. Mi manca dentro, mi manca fuori, ma mi manca soprattutto guardare attraverso, tra quello che sento prima e quello che cerco dopo.
Quel momento perfetto in cui non ci sono domande, non ci sono risposte, non ci sono recriminazioni, dubbi, malinconie, nostalgie. E’ ancora quel buco nero, è ancora quel timelapse, ma la luce adesso passa, la musica è buona musica, i sogni sono intatti, le speranze non sono vane, i colori sono quelli giusti.

Ed io sono sempre lo stesso, quello di ieri, quello di domani.

Forza Genoa.

   Luca Canfora