Noi siamo Leggenda

19.12.2016 11:15 di Luca Canfora articolo letto 1179 volte

Sesso: maschio (senza offesa).
Colore: bianco (in inverno).
Altezza: 188 cm (ne bastavano meno, lì...).
Peso: 85 kg (prima di una partita del Genoa).
Peso: 145 Kg (dopo una partita del Genoa).
Forma: dipende dal Genoa.
Fidanzate: alcune (sul campo), migliaia (sulla carta).
Mogli: una (basta e avanza, ma è genoana).
Figlio: uno (molto più bello del papà, genoano).
Mutui: uno (basta e non avanza niente).
Cose fatte: molte (quando non gioca il Genoa).
Cose viste: moltissime (se non gioca il Genoa).
Cose immaginate: infinite (come il Genoa).
Cose viste con il Genoa: esaurite (come me).

Sto guardando la tastiera del PC, non so se mi bastano le lettere.
E non so davvero da dove cominciare.

Sono rimasto seduto, impassibile, incredulo. L’ultima volta è accaduto al gol di Dante Lopez, è inutile che io vi ricordi dove eravamo, e cosa stava accadendo. Mia moglie urlava, mi scuoteva, nel 2006, io ero psicologicamente e fisicamente privo di energie, e restai seduto sul mio seggiolino con la testa appoggiata alla mia mano destra, che usavo per sorreggere il peso della mia fede rossoblu.
Nessuna reazione, nessun segno di vita, su di me.
Come ieri. Stessa rassegnazione, stessa amarezza, stessa incredulità, stessa stanchezza.

Adoro le tesi complottistiche, ed adoro le tesi anti-complottistiche. Ancora di più adoro le tesi anti-complottistiche che smontano le tesi complottistiche, e quelle complottistiche che deridono quelle anti-complottistiche.
Ma anche se sono il vostro cantautore preferito, ed il vostro scrittore preferito, sono pur sempre un ingegnere.

:-)
Ed un ingegnere parla solo di ciò che conosce, o che può dimostrare.
E del Genoa.


Mio figlio piangeva, ieri sera. Ha 9 anni, e per la prima volta ha capito cosa voglia dire essere genoano. Mentre tornavamo a casa ho cercato di consolarlo, raccontandogli quello che io e la mamma abbiamo visto, nella nostra vita di genoani. Avere un figlio ti costringe, e ieri è stata dura, a mettere da parte te stesso e tirare fuori il meglio di te. Ho cercato di farlo ridere, raccontando aneddoti tragicomici, sofferenze inimmaginabili in chiave ironica, per farlo smettere di piangere e riportare tutto ad una dimensione idonea.
Ma che fatica ragazzi, che fatica, rivivere tutto nei miei racconti per lui, e rendermi conto di quanto siamo predisposti al martirio.
Anche perché ne ho viste tante, ne abbiamo viste tante, in situazioni infinitamente più drammatiche di ieri, ovviamente.
Ma spiegare quello che ho visto ieri sera è cosa dura anche per la mia disinvolta dialettica.


Per quanto folle provo ad analizzare la partita, brevemente, in modo equilibrato. Il Genoa, fino al 24esimo del secondo tempo, è stato magnifico. Partita mai in discussione, superiorità netta a qualsiasi livello. Veloso, sfortunato, migliore in campo finché è stato in campo. Lanci millimetrici, ordine, eleganza. La sua assenza si è vista, dopo, con buona pace di chi dovrebbe prendere atto dei propri limiti, quando giudica il calcio da tifoso, e non da tecnico.
Perin sottotono, Simeone spettacolare. Ma chi più chi meno, in campo c’era il Genoa, e gli altri sembravano idonei ad una sgambata di allenamento.
Ci siamo divorate altre 2-3 occasioni da gol, come da tradizione, ma appariva chiaro che non esisteva una partita. Infine, a parte la poesia che noi stessi siamo in grado di creare, per l'ennesima volta subiamo un gol in fuorigioco, e Perin viene espulso in seguito alla solita pagliacciata di un clown, che dopo una spintarella ridicola ricevuta giustamente per aver ostacolato la ripresa del Genoa, sviene come colpito da un missile terra aria.
Patetico, ridicolo, da prova tv.

Poi, senza alcun preavviso, senza alcun “rispetto”, e senza alcuna pietà, è arrivato il Genoa.
Quello che era storia, e da ieri è diventato Leggenda.

Non so, non posso, e non voglio aggiungere altro.

Ma io, per dispetto, mi amo lo stesso.
Forza Genoa.
 
   Luca Canfora