Solo un "momento"

23.11.2016 13:40 di Luca Canfora articolo letto 509 volte

Ci sono giorni, ed aumentano con la distanza dalla mia adolescenza, in cui il bisogno di leggerezza, di equilibrio, di normalità, diventa più di una esigenza. Diventa un dovere. Un dovere verso chi? Verso noi stessi, verso chi non può permettersi leggerezza, equilibrio e normalità. Verso chi è già altrove, dove leggerezza, equilbrio e normalità sono la "realtà". Forse.

Tutto, nella nostra vita, si mescola in modo così sublime eppure imperfetto, perfetto eppure crudele, poetico eppure cinico, intrigante eppure insopportabile. Ingiusto, eppure sensato.

Ogni giorno sboccia una vita, e mentre il sorriso si apre verso il futuro un'altra vita giunge al capolinea, con il suo fardello di affetti, esperienze, battaglie, dolori, gioie, speranze. Sorriso, e silenzio. Così. Ti senti in colpa per il tuo stesso sorriso, e ti senti in colpa per il tuo stesso pianto. Ti senti in colpa per non avere colpe, per avere bagnato un sorriso, o per avere asciugato un pianto. E non sai più cos'è, cos'è giusto, cos'è sensato, cos'è opportuno. Non ricordi più da dove stai arrivando, perchè corri così tanto, perchè desideri le cose che desideri, perchè trascuri le cose o le persone che trascuri mentre corri altrove, da qualcun altro, e perchè senti quel senso di incompletezza, di imperfezione, di mancanza.

In questa vita ho trovato ciò che cercavo, l'amore. L'amore per la mia famiglia, l'amore per la donna più dolce, forte e generosa che io abbia mai conosciuto. L'amore per mio figlio, una dimensione che non so descrivere con le mie parole. L'amore per la musica, il mio stargate verso un mondo di cui non so nulla. Nessuno può dimostrare ad oggi l'esistenza di Dio, e nemmeno la sua inesistenza. Io sono abituato a non parlare delle cose che non capisco, che non conosco, e che non ho modo di dimostrare. Ho creato il mio Dio, suppongo.

L'ho creato perchè ne ho bisogno, è un atto di egoismo e di debolezza. La mia. Ho domande affascinanti a cui so dare risposte affascinanti, che non posso dimostrare. Ho speranze di ogni tipo, paure di ogni tipo, e qualche piccola certezza. Rispondere alle mie domande non solo non è necessario, ma toglierebbe alla vita la sua precaria e meravigliosa incertezza. Rendere eterna la vita, il sogno di ognuno di noi, non farebbe altro che portarci verso la noia e la pazzia, eliminando totalmente la tormentata poesia di qualcosa che nasce, si sviluppa e sfiorisce con la stessa terribile e commovente bellezza.

Mi ritrovo dunque con la terribile ed emozionante sensazione di chi sa di avere un tempo, un tempo solo, per essere se stesso. Senza alcun tempo supplementare e senza alcun minuto di recupero. So di non possedere la forza per accettare di lasciare andare via le cose e le persone che amo, pur ammettendo la infinita perfezione di questo processo chiamato "vita". Mi sento perfetto, come parte di questo enorme meccanismo, eppure imperfetto e debole come minuscola vite, e vita, di questo ingranaggio senza pietà. Mi sento al posto giusto nel momento giusto, eppure non ho la forza di accettare che questo tempo diventerà giusto per altri, quando il mio momento passerà.

Ho bisogno di arrivare alle profondità dove penso siano sedute ad aspettarmi tutte queste risposte. Eppure ho bisogno di tutta la leggerezza dell'Universo per non trovarle mai, rifugiato nelle incertezze che fanno di tutto questo il viaggio irripetibile che chiamiamo vita.

Il mio pensiero va a tutte le Rossana, che ci hanno lasciato per un "momento", bagnando molti sorrisi. Ed a tutti i Leonardo, che hanno appena iniziato il loro "momento", asciugando tutti i pianti del mondo, in questa vita che non so capire, non so accettare, ma che va vissuta in ogni suo "momento".

Per un "momento".

   Luca Canfora