Tre... mendamente Genoa

22.08.2016 12:00 di Luca Canfora articolo letto 1367 volte

Rieccoci qui.

Ci siamo mancati? Un bel po'.

Veniamo subito al sodo. Il Genoa non mi è solo mancato, mi è anche piaciuto. Da quest'anno, nel primo articolo dopo la gara, cercherò di fare le mie valutazioni giocatore per giocatore. Non mi interessa dare il voto, cosa che peraltro fanno già tutti per cui non se ne sente la necessità, ma analizzare la prestazione in modo qualitativo.

Lamanna: ho conosciuto Eugenio durante una festa, di cui lui era ospite d'onore. Lasciamo stare i convenevoli, non mi piacciono e non sono per me. Non parlerei male di un giocatore del Genoa, finchè gioca nel Genoa, per garbo, stile, tatto, protezione, spirito di squadra. Ma eviterei di parlarne bene, se non ne pensassi bene. Ho avuto modo di chiacchierare a quattr'occhi con lui una ventina di minuti, di calcio, di altro. Eugenio è un bravo ragazzo, un gran bravo ragazzo, serio, posato, equilibrato. Non mi ha dato parole di circostanza, frasi fatte. Abbiamo parlato come due persone normali, con serenità e sincerità. Le persone serie come Eugenio meritano una chance, anche perchè questa serietà si vede anche in campo. Ed anche la qualità. Adoro Perin, sia chiaro, e lo adoro in campo come ne adoro il carattere pimpante totalmente diverso da Eugenio, e da me. Non ne devo elogiare le qualità. Ma se il destino, prima o poi, lo porterà verso altra maglia, cosa che non vorrei ma potrebbe accadere, vorrei che fosse Eugenio il nostro portiere. Non solo perchè mi piace come persona, ma perchè mi piace anche come portiere.

Izzo: ha reagito alle vicende personali come un uomo. Per me il migliore in campo, non ha sbagliato niente. Perfetto, pulito, grintoso, anche in fase offensiva. Caro Armando, non hai sbagliato nulla, complimenti. Vai avanti così.

Burdisso: è un leader, è il Capitano. A me piace moltissimo. Non è solo questione di come gioca, è questione di come si muove, di come parla ai suoi compagni, di come non parla ai suoi compagni. Di come lo seguono, i suoi compagni.

Gentiletti: per me una sorpresa. Primo tempo impeccabile, in generale benissimo. Si muove come un terzino, ci mancava. Mi piace, mi piace molto.

Rincon: chiamarlo mediano è quasi offensivo. Ha temperamento, grinta, cuore, fisico, ma anche tecnica, controllo di palla, piede, visione di gioco. Migliore in campo insieme ad Izzo. Un giocatore di altissimo profilo, un giocatore indispensabile, un grande, grande, giocatore.

Veloso: mi sembra un Veloso più maturo e consapevole del giocatore che avevo visto qualche anno fa'. Bel piede, visione di gioco, non velocissimo ma nemmeno lento. Gli manca un pelino di personalità, forse, rispetto a quella di Rincon, ma mi piace questo ritorno, e confido molto in lui.

Lazovic: un pochino timido nel primo tempo, dove infatti abbiamo giocato quasi sempre sulla fascia sinistra, meglio nel secondo tempo. Ha ottima velocità, buon piede, ma non crede molto in se stesso. Nel secondo tempo ha fatto però cose migliori, con più convinzione, compreso un cross perfetto per il gol di Rigoni. Deve credere di più nelle sue qualità, perchè ne ha, ma la testa è il motore di tutto.

Laxalt: Sembra sottile, leggero. Eppure su quella fascia corre, corre tanto, con qualità, tocca palloni importanti, con personalità, e fa il gol che ci porta in vantaggio. E' un gran bel Laxalt, speriamo che resti. Speriamo che resti.

Pandev: Meglio, meglio dello scorso anno. Non è più un finalizzatore, ma può essere un aiuto per Pavoletti, giocandogli un pelino dietro, ed intorno. Comunque ha toccato molti palloni, molti li ha giocati bene, ha dato il suo contributo.

Pavoletti: ancora in lieve ritardo, ma è Leonardo Pavoletti, quello con la media gol più alta lo scorso anno, il capo cannoniere italiano dello scorso campionato pur avendo giocato due terzi delle partite, NON CONVOCATO per gli Europei di giugno. Capita, in Italia. Comunque si muove bene, lotta, prende molti palloni, ma non è facilissimo giocare contro il catenaccio puro del Cagliari, che praticamente non ha il centrocampo e si affida solo ai rari contropiede di Sau e Borriello. Leonardo, anche lui come Eugenio, un giorno che ho portato mio figlio e mia moglie negli spogliatoi del Pio per farsi autografare la maglia, era rimasto, poco prima di entrare in campo per l'allenamento, non meno di cinque minuti a parlare con mia moglie e mio figlio, come puoi non amare un giocatore del genere? Arriveranno i suoi gol, prestissimo, ed ovviamente spero che non sia lui il giocatore sacrificato alle esigenze di bilancio. Lo adoro, come persona, e come giocatore.

Ocampos: quando vedo un giocatore per la prima volta, non mi interessa molto il numero di assist, di gol, di azioni pericolose. Guardo come corre, le movenze, il modo con cui accarezza la palla, il tipo di struttura fisica. Non sono un veggente, ma a me questo giocatore piace parecchio. Ha fisico possente il giusto, quindi entrerà in forma non prima di 4-5 partite. Si muove da giocatore di livello medio alto, ha piede importante, tiro e velocità. Si vede che ha cercato di stupirci, cercando il numero diverse volte, si vede che voleva farsi apprezzare, ed ha fatto alcune ottime cose. Ma ancora, secondo me, non ha la corsa fluida, come dicevo, entrerà in piena forma tra qualche partita, e comunque non fa parte del gruppo dello scorso anno, quindi ha bisogno di prendere confidenza e trovare feeling con il gruppo. Ci credo? Sì, io ci credo. Anzi, ci credo molto, ma non voglio sbilanciarmi troppo, le variabili sono tante. Mi sembra un bel colpo.

Ntcham: entra e cambia la partita. Tecnica, fisico e personalità. E' ancora giovane, a volte è stato altalenante, ma se va avanti così sarà un grande campionato per lui, e per noi.

Ivan Juric: è troppo presto per valutare il suo lavoro. L'allenatore è quel ruolo strano per cui se vinci è merito tuo e se perdi è colpa tua. Strano mestiere, poi uno allena Iniesta e l'altro me, ci sarà una differenza?

:-)

Vedremo durante la stagione. L'allenatore è un padre, è un amico, è un educatore, è un maestro, è un riferimento. E' importante? Certo, importantissimo. Ma non tanto e non solo come tecnico, quanto come uomo. I giocatori sono ragazzi, hanno bisogno di una guida spirituale, umana, di un supporto nei momenti difficili, di una chiacchierata quando serve, di un abbraccio, di un incoraggiamento e di qualche calcio nel sedere quando è necessario. Da uomo, da padre, da maestro. Tutto qui. Chi sa fare questo, chi capisce quando è il giorno dell'incoraggiamento, e quando è il giorno del calcio nel sedere, sarà un grande allenatore. Prima del modulo di gioco, dello schema, della tecnica.

Rieccoci qui. Abbiamo iniziato bene, abbiamo iniziato, questo basta.

Lasciatemi chiudere con il ricordo di un genoano che non ha visto il nuovo Genoa, Giancarlo. Un amico di facebook che non ho conosciuto di persona, ma di cui ho seguito la battaglia per la vita. Con stima infinita, la mia, per il coraggio, la dignità, la grinta, le sue.

La battaglia è stata persa, o forse no. Non lo so davvero. Ognuno ha il suo mondo, le sue convinzioni, le sue fedi. Il confine tra la banalità e la profondità è così sottile che non vorrei sfiorarlo.

Io so che non è iniziato tutto da qui, e non finisce tutto qui. Lo so ma non lo so spiegare.

Anzi, lo so perchè non lo so spiegare.

Ciao Giancarlo,

   Luca Canfora