Ballardini e la serenità che fa male

07.10.2018 16:40 di Carlo Dellacasa articolo letto 2155 volte

Stupisce come, al termine di una partita importante come quella col Parma, si senta dire, ancora una volta, che la serenità fa male a questo Genoa. 
Difficile digerire (soprattutto all'ora di pranzo) il concetto che avere la testa più libera, meno pressioni e più serenità porti a una involuzione piuttosto che a una maggior forza del collettivo.
Il Genoa di quest'anno - figlio di quello della passata stagione - soffre quando non dovrebbe e si compatta e esalta nelle difficoltà.

Problema quindi di testa più che di gambe, psicologico più che di tattica. Limite che comunque risulta sempre più palese e degno di riflessione, soprattutto durante la pausa del campionato.

Questi cali di rendimento, quasi da considerarsi come veri e propri blackout durante le partite, trasformano il pimpante Grifone in un pulcino spelacchiato. Sembra che la squadra giochi con sufficienza o che, peggio ancora, si sleghi e perda la trama del gioco.
Sono bastati al Parma "solo" 15 minuti per ribaltare il Genoa come un calzino, dal 1-0 al 1-3, senza giocate funamboliche, senza top player, ma semplicemente con un briciolo di fortuna e quella filosofia della formichina operaia tanto cara anche allo stesso Ballardini.

Ma cosa manca affinché il Grifone non possa calarsi realmente nella parte? Cosa non gira quando all'improvviso si fa tutto buio?
Forse il carattere della squadra deve ancora formarsi. Le partite, ce lo sentiamo sempre dire, durano 90 minuti e una squadra ha il dovere di fare squadra proprio per quei 90 minuti (anche il recupero ci mancherebbe) se vuole portare a casa il risultato.

La classifica è rosea - certo - ma i prossimi incontri difficilmente porteranno molti punti. Quindi, al più presto, sarà fondamentale fare quadrato, capire che 15 minuti al buio portano spesso ad una sconfitta e soprattutto riprendersi subito. 

Le sconfitte possono far bene, a patto che ci si ricordi degli schiaffi presi e se ne faccia davvero tesoro.