Battere lo Spezia ad ogni costo ma serve un gioco più propositivo

08.01.2022 16:28 di Pierluigi Gambino   vedi letture

In mancanza di meglio, In casa Genoa  ci si aggrappa ai corsi e ricorsi, Correva il 24 aprile, otto mesi abbondanti orsono, quando i rossoblù regalarono ai frequentatori della Nord l'ultima gioia piena. L'avversario? Proprio quello Spezia che si ripresenta al Ferraris per un derby dai contorni ancor più drammatici.

Le due “cugine” navigano in acque limacciose, anche se la classifica attuale sancirebbe la salvezza degli aquilotti. Non servono qualità da aruspici per azzardare che, alla resa dei conti di maggio, il Grifone avrà effettuato il sorpasso in classifica, frutto di una massiccia campagna di rafforzamento e del forzato immobilismo del club bianco, vittima di una discutibile condanna internazionale a non effettuare acquisti. Se la sfida, invece che al secondo turno di ritorno, fosse stata piazzata dal cervellone della Lega qualche settimana più tardi, sarebbe stato agevole indicare nel team di Shevchenko il vincitore. Ora come ora, invece, si preannuncia un match abbastanza equilibrato tra due formazioni in chiara difficoltà.

Sul fronte spezzino, mister Thiago Motta, salvato durante le vacanze natalizie dal gran rifiuto di Giampaolo, è ben conscio che la sua panca, dopo la sconfitta e l'incolore prestazione offerta di fronte ad un rimaneggiato Verona, sia nuovamente in bilico: un quadro psicologico e ambientale non agevole. Gli ultimi tamponi gli hanno restituito ben quattro giocatori reduci dal Covid, ma – al di là di qualche scelta in più nell'organico – difficilmente formazione ed assetto muteranno.

Lo Spezia dovrebbe riproporsi nel più prudente 3-5-2 suggerito da qualche rovescio difensivo, ma gli antichi limiti in fase di filtro sono rimasti. La squadra resta assai vulnerabile, con il solo Erlic baluardo affidabile ed una relativa copertura garantita dai centrocampisti. Rispetto al Grifo, il solo vantaggio risiede nella capacità di far gioco, dovuta ad un centrocampo propositivo, agile e dinamico. A ciò può aggiungersi una prerogativa non trascurabile: la propensione di quasi tutti i giocatori a creare pericoli offensivi e a colpire d'incontro dalla lunga distanza o nelle mischie sui calci fermi.

Il Genoa appare ben più solido in difesa, grazie alle scelte recenti di Sheva, protese ad accantonare tutti i senatori: in specie il recupero di Bani sta offrendo riscontri eccellenti.

Le perplessità riguardano gli altri due settori, o meglio: la costruzione e la finalizzazione. E' dai tempi di Genoa-Venezia, non a caso chiusa a reti inviolate, che i rossoblù non scendono in campo con l'obbligo tassativo di vincere o, perlomeno, di provarci con tutte le forze. Il gioco delle parti imporrebbe loro di “fare” la partita, ma le percentuali di possesso palla registrate nelle precedenti partite cozzano con questa necessità. Servirebbe insomma un giro di vite, che il mancato potenziamento del centrocampo (e anche della prima linea) rendono nebuloso ed improbabile. L'ucraino chiederà di aumentare il coraggio e lo spirito di iniziativa, ma è consapevole che il suo Genoa dovrà in primis puntare sulle verticalizzazioni improvvise e sull'inventiva di Mattia Destro, il Re Mida che sta tenendo in piedi una baracca traballante.

Il futuro non appare così preoccupante, ma il presente non tranquillizza. Il bomber Yeboah (dai numeri realizzativi alquanto promettenti...) è appena atterrato a Genova,  il quotato centrocampista Duda è ben più di una suggestione e almeno altri due uomini completeranno la massiccia campagna di ricostruzione, ma per ora Sheva deve fare di necessità virtù e affidarsi ad elementi che non possono assicurare una propulsione efficace ed una corposa messe di gol.

Rispetto al match pareggiato a Reggio Emilia non aspettiamoci rivoluzioni. L'unico innesto certo riguarda Sturaro, reduce da squalifica e destinato ad avvicendare l'imbarazzante ed improponibile Hernani con la mansione speciale di inserirsi spesso in area di rigore, in ossequio ad una sua antica specialità.

Restano da sciogliere due ballottaggi. Il primo riguarda la fascia destra tra Hefti, promosso all'esordio ma non adattissimo a spingere, e Ghiglione, i cui cross potrebbero rappresentare gradevole biada per Destro.

Il secondo concerne la prima linea e coinvolge Ekuban, gran combattente con una visione della porta praticamente nulla e “nonno” Pandev, dotato di ben altra classe e imprevedibilità ma in chiaro declino. A meno che, prima di lasciare la Liguria, l'oggetto misterioso Caicedo, sinora utilizzato per qualche manciata di minuti, non intenda regalare un piacevole souvenir ad un popolo che non ha avuto l'opportunità di innamorarsi di lui.

                            PIERLUIGI GAMBINO