Quanta fatica per buttarla dentro; solo con gli applausi non ci si salva

06.05.2019 12:27 di Franco Avanzini   Vedi letture

Il calcio è in continua evoluzione, ma certe regole non scritte in vigore trent'anni fa dovrebbero resistere all'usura del tempo. Tra esse, quella secondo cui un calcio di rigore non debba essere mai tirato da chi ha appena subito il fallo decisivo. Il Genoa invece ha affidato una bella fetta di sospiratissima salvezza proprio al piede non sempre ispirato da Sanabria, il quale non si sa quali meriti abbia accumulato negli ultimi mesi per strappare il diritto di recarsi sul dischetto a Criscito o a Pandev, che se non altro avevano dalla loro ben altra esperienza, fedele alleata nei momenti topici.

Quel penalty calciato maldestramente e mollemente, con traiettoria agevolmente prevedibile, è servito se non altro a far guadagnare un voto in pagella – quale che esso sia – al portiere della Roma Mirante, sino ad allora assolutamente inoperoso, al di là del pallone indirizzato nel suo sacco da Romero.

Si perché la partita tra giallorossi e rossoblù, un fiammeggiante testa coda, rivelatosi altamente incerto e spettacolare, ha fotografato fedelmente meriti e demeriti di questo Grifone capace per lunghi tratti di impartire alla famelica Lupa di Ranieri una lezione di football senza però impegnare una sola volta il numero uno rivale. Evidentissimi e benauguranti i progressi del Genoa nella manovra e nella compattezza di squadra, ma la conclamata astinenza da gol è emersa nuovamente in modo drammatico. Ovvio che il fantasma di Piatek sa frequentemente aleggiato sul cielo marassino: non solo in occasione del penalty fallito (mai visto una montagna di milioni tentare il tiro dagli undici metri...), ma anche in diverse circostanze precedenti, quando gli spaventosi limiti tecnici di Lapadula sono riaffiorati in modo lampante. Non è dato sapersi come abbia fatto Preziosi ad innamorarsi di questo attaccante tracagnotto e inconcludente, pur meritevole di un dieci in pagella in fatto di generosità e slancio agonistico: peccato che per rendersi minimamente utile alla causa occorra pure scegliere i tempi di smaramento e trattare l'attrezzo del mestiere con un briciolo di dimestichezza. Nel football non esistono verità assolute, ma chi non ha pensato, ieri allo stadio, che con il bomber del Milan al posto del Lapa la fortezza per nulla incrollabile della Rometta si sarebbe sbriciolata già sullo 0-0?

Purtroppo, non parliamo di boxe, dove c'è un giudice che al termine del combattimento alza la mano di chi si è comportato meglio. Nel calcio, la superiorità territoriale e il sano agonismo non bastano se non li si supporta con una certa propensione al gol. E qui va sciolto un equivoco, a beneficio di Lapadula e di Kouamé, in teoria i bomber designati: in qualsiasi squadra che si rispetti la responsabilità delle conclusioni vincenti va divisa anche con i centrocampisti e i difensori, i cui sigilli, nel bilancio offensivo stagionale, hanno un peso spesso determinante. Nel Genoa, purtroppo, non sa a che giocatore votarsi.

Sopiti i rimpianti, è doveroso considerare il bicchiere genoano mezzo pieno. Ergo, dando anche per probabile la sconfitta dei rossobù chez Gasperini e per possibile il trionfo dell'Empoli al Ferraris contro una Samp non motivatissima, questo Genoa appare senz'altro in grado di raccogliere i punti necessari per salvarsi a spese di Cagliari (a Marassi) e Fiorentina. Certo, pesati gli impegni ancora in calendario, è lecito prevedere un aggancio o addirittura un sorpasso da parte dell'Udinese, che così spingerebbe Criscito e C. all'ultimissimo posto utile della classifica. Il minimo indispensabile per scongiurare il peggio, ma il convento preziosiano altro non passa.

E il futuro campionato, sperabilmente in serie A, decollerà un bel po' di zavorre nel bilancio economico e tecnico: il Lapadula di cui sopra (difficilmente piazzabile, co quel po' po' di ingaggio, così sproporzionato al rendimento) e la coppia Sturaro-Favilli, ospite fissa di sale operatorie e centri di riabilitazione. Per la cronaca, i due dalla salute incerta provengono dalla Juve, al quale – per ammissione chiarissima del patron rossoblù – finirà un atleta giovanissimo, sanissimo e fortissimo quale Romero, anche ieri decisivo per il pareggio e da mesi due o tre spanne sopra tutti i compagni di squadra. Complimenti vivissimi per la lungimiranza della dirigenza.

                                PIERLUIGI GAMBINO