The Day After: quei cambi un po' così...

12.03.2018 08:45 di Franco Avanzini articolo letto 364 volte

Al minuto 94 il Genoa perde contro il Milan con la prima rete italiana per André Silva (uno che molti tifosi milanisti non avrebbero mai voluto vedere in campo e magari già lontano da Milano). Cose da Grifone, si dirà. Squadra abbattuta e parca di risultati positivi? Nessun problema c'è il Genoa; un giocatore non segna da tempo? Semplice i rossoblu sono adatti per sfatare questa tradizione.

Certo la fortuna non da una mano ma, occorre ricordarlo, contro il Benevento il gol è giunto all'ultimo, con la Lazio a Roma quasi. Insomma la dea bendata dà e toglie come è giusto che sia. Piuttosto quello che ha lasciato un po' a bocca aperta sono stati i cambi del tecnico Ballardini.

Parevano tutti votati allo 0 a 0 e basta. Lapadula ha toccato sei palloni sei, senza incidere mai e non riuscendo lai a far salire la squadra come invece faceva Galabinov. Bessa ad un certo punto era l'uomo più avanzato del Grifone toccando probabilmente ancora meno palloni dell'ex milanista e Omeonga al solito ha messo in mostra tanta corsa ma poco costrutto.

Dall'altra parte invece Gattuso ha capito dove si poteva bucare il Genoa, dentro Calabria con Borini spostato più avanti e Suso più libero di crossare. E qui un po' di colpa lo hanno avuta pure i suoi marcatori che gli hanno permesso sempre di crossare col piede preferito, il sinistro. Ma questa è solo una piccolezza a fronte dei cambi ballardiniani.

Messo che Galabinov potesse esser un po' stanco non abbiamo troppo compreso il motivo di togliere Pandev che conquistava palloni, li dominava e soprattutto altava l'uomo tranquillamente creando superiorità numerica dalla sua parte. Poi tutto si potrà dire, compreso il fatto che il Var questa volta non ciè parso tanto certo.

Sulla rete annullata a Rigoni un fermo immagine ci offre il centrocampista arrivare da dietro con uno Spolli più avanti ma ininfluente rispetto all'azione che si stava sviluppando. A parte questo però per una volta non possiamo esimerci dal tirare le orecchie al tecnico che comunque ha avuto sinora il merito di tirare su un Genoa che, quando arrivò, si trovava impelagato nelle zone basse della classifica.