E' finita un'epoca?

13.03.2017 10:40 di Luca Canfora articolo letto 2797 volte

Sconfitta giusta, senza alcuna attenuante e senza alcuna recriminazione. La Sampdoria ha meritato di vincere per avere dimostrato di avere una trama da seguire, perchè pur non avendo dominato si è mossa come una squadra, sia tecnicamente che caratterialmente, ed ha sfruttato ancora una volta le carenze di scuola calcio di alcuni dei nostri. Non solo Ntcham, che fino all'errore che ci costa il derby non ha nemmeno giocato male, nel vuoto assoluto di una squadra senza convinzione, senza caratura tecnica, senza caratura caratteriale e senza una guida.

Nessuna guida tecnica, e nessuna guida morale.

Sono sereno, tuttavia non posso che analizzare i fatti come li vedo, senza alcuna polemica e senza alcuna drammaturgia. Non mi interessa la polemica, non mi interessa mettere il dito nella piaga della mia squadra del cuore, che amo a prescindere, e non mi interessa scatenare alcuna sterile dissertazione su ciò che si doveva fare, si potrebbe fare, si dovrà fare. Sono solo Luca, uno dei tanti genoani che con tutta l'onestà che sono in grado di offrire, con tutta la lucidità che sento di poter esercitare, cerco di analizzare quello che è accaduto in questi mesi, e che potrà accadere nei prossimi.

Società. Sono 7 anni che scrivo di Genoa, canzoni, articoli, libri, altro. Sfido chiunque, chiunque, a trovare traccia di una mia polemica, critica aprioristica, parola fuori posto, anche blanda contestazione letteraria alla Società. Non si troverà niente, perchè il desiderio e la possibilità di scrivere sul Genoa e del Genoa nasce da una esigenza sciocca quanto volete ma sincera, nel dopo 2005. Nasce dalla mia, probabilmente puerile ed illusoria necessità, di difendere il Genoa da "altri". Tanti, tanti, "altri", in questa città e fuori. Quella è sempre stata la mia missione, difendere il Genoa, proteggere il Genoa. Infantile? Presuntuoso? Sciocco? Tutto questo ed anche peggio, ma questa è la banale verità.

Difendere il mio Genoa, da chiunque.

Sì, io mi sento uno scrittore, un filosofo, e talvolta anche un poeta. Come vedete, presuntuoso di certo lo sono. Ma non sono uno specula, non sono un vigliacco, e non coltivo interessi personali diversi dal bisogno di dire quello che vedo, quello che provo, e quello che penso.

La Società si è allontanata da tempo, ed io non la "sento" più. I motivi non mi interessano, validi, non validi, necessari. Non fanno parte delle mie conoscenze, e del mio raggio di azione. Non c'è una interfaccia societaria, non c'è un rappresentante a fare da scudo, a spiegare ciò che accade, a mettere la propria faccia, la propria parola, il proprio conforto. Con tutto il rispetto che io osserverò sempre nei confronti di chi rappresenta e gestisce il mio Genoa, e con tutta l'umiltà di chi non ha mai avuto responsabilità, oneri ed onori di una mansione similare, questa mancanza si sente, ed incide nella immagine e nelle prestazioni del Genoa di oggi.

Sia chiaro, non sto dicendo che la Società debba comprare questo o quello, non vendere Tizio o Caio, portarmi qui o là, garantirmi questo futuro o quell'altro. Sto solo dicendo che secondo me dovrebbe esserci, nella figura di qualcuno, a parare i colpi, a spiegare, a combattere, solo questo. Esserci. Tutto qui.

Allenatore. Un allenatore arrivato due settimane fa non può certo assumersi le responsabilità e le colpe di tutti gli altri, tuttavia temo di avere visto il derby più triste della mia mediamente lunga esperienza. Credo di avere contato una quarantina di volte questo magnifico schema di gioco: area piccola, Lamanna lancia lungo verso il centrocampo per Pinilla, che la prende due volte su 40, per Simeone che, marcato da tre avversari, non la prende mai.

Fine degli schemi di Mister Mandorlini. Tutto questo condito da decisioni in corsa molto discutibili: Pinilla oltre a non prendere mai la palla passeggia serenamente per il campo senza alcuna intenzione di partecipare alla festa, tuttavia il Mister non prende mai in considerazione l'ipotesi di inserire un centrocampista incursore come Rigoni, come Palladino, o semplicemente di spostare più avanti Ntcham rimettendo Cataldi. Nessuna reazione al vuoto totale di Pinilla. Piuttosto toglie Lazovic, a corrente alternata quanto vuoi, ma pur sempre uno dei pochissimi che può saltare l'uomo. Poi si inventa l'ingresso di Morosini al 91esimo, evidentemente ritentando la fortuna avuta con Ntcham ad Empoli, ma non è sempre Natale. Sono molto preoccupato dall'aver affidato un anno e mezzo di contratto ad un allenatore antico, lontano dalle nuove idee e metodologie del calcio, privo di idee tattiche, senza alcuna prospettiva futura. Purtroppo, essendo un appassionato anche di tecnica, tattica, di nuove metodologie di allenamento, di nuovo filosofie di gioco, non vedo in questo allenatore nulla di buono per noi, ed anzi sono molto preoccupato per la prossima stagione.

Molto preoccupato per le nostre sorti.

Giocatori. Abbiamo già visto il 3-0 dello scorso anno quasi rimediato dal 3-2 finale, dove abbiamo regalato un tempo. Abbiamo già visto due, forse 3 derby, persi con un gol fatto nella nostra porta da noi stessi. Abbiamo visto il derby di andata, dove invece eravamo più forti noi, perso ancora per una autorete. Abbiamo visto ieri il 45esimo passaggio orizzontale di Ntcham, dopo esserci mangiati due gol fatti sotto la Sud con Simeone e Pinilla. Va bene che il pallone è rotondo, ma la cosa comincia a diventare un pelino noiosa ed irritante. Come irritante è vedere l'indolenza di alcuni calciatori.

La mia sensazione è che si sia arrivati ad un bivio, alla fine di un periodo. La Società, dopo quindici anni, forse ha deciso di allontanarsi lentamente, e forse si sta muovendo per finalizzare il passaggio. Non lo so, sinceramente, ma non posso non notare la sua assenza. Mi aspetto di tutto, nel bene e nel male.

La gestione della squadra, ovviamente, non può che percepire e pagare anche questo, ed anche se quest'anno dovessimo salvarci non so come si possa ripetere lo stesso miracolo il prossimo anno, mantenendo lo stesso approccio.

Noi siamo stanchi, onestamente molto stanchi e sfiduciati, ed onestamente vedo tutti i motivi leciti per esserlo.

Io non contesto nulla e nessuno, non chiedo niente a nessuno, e non mi interessa avere chiarimenti da nessuno. Sono libero, sono solo, e sono genoano. Se vedo cose buone, parlo di cose buone, se vedo cose non buone, parlo di cose non buone. Con naturalezza, con umiltà, con speranza. Non mi aspetto niente da nessuno, nè con il Genoa, nè nella vita, e continuerò ad essere al fianco del mio Genoa come quando mi sono ritrovato seduto su un seggiolino con vista Serie C. Sempre con amore, con passione, con fiducia, perchè la mia vita poggia su tutto questo.

Sono un adulto senza illusioni, un bambino senza malizia, un genoano senza pietas.

Nemmeno verso me stesso.

Farò finta di niente, come ho imparato nella vita, nella buona e nella cattiva sorte, finchè morte non ci separi.

Forza Genoa.

Luca Canfora