Guardare... e "vedere"

 di Luca Canfora articolo letto 1672 volte

Buongiorno amici genoani, buongiorno Genoa.
Qui nessuno vuole ergersi a depositario della verità, ma come è mia abitudine vi racconterò la mia versione della prima partita del Genoa nell’anno 2017, giocatore per giocatore.

Perin: non credo mi abbiate mai sentito dedicare troppe parole, e fuori luogo, ad un giocatore del Genoa. Non intendo cominciare adesso. Ma questa è veramente sfortuna, vicino all’accanimento sportivo. Non giudico mai gli eventi in base al conto corrente della persona. Per me Mattia è solo un ragazzo di 24 anni che gioca a football, con i suoi sogni, la sua gioventù esuberante, la sua simpatia, i suoi pensieri, preoccupazioni, i suoi amori, la sua adolescenza in giro per l’Italia. Non crediate che sia tutto gratis, nella vita. A volte arrivano i soldi, certo, e la “gloria”. Questo è ciò che si vede. Dietro, sempre, ci sono sacrifici, dai più banali, mangiare in modo molto controllato, dormire il necessario, dover rispondere a domande stupide ogni giorno, doversi giustificare per cose normalissime, dover fare il ruffiano per non urtare Tizio o Caio. E poi c’è il passare la propria adolescenza lontano da casa, dalla famiglia, dagli amici, dormire da solo in un Albergo, competere ogni santo giorno con qualcuno per crearsi uno spazio, e combattere con il proprio fisico. C’è di peggio, lo so, nella vita. Non sto dipingendo una triste vita di lavoro operaio, come tantissime, ma è la sua vita, è il suo lavoro, ed anche lui ha diritto di potersi sentire triste, stanco, sfiduciato. Come tutti. Ho sentito commenti atroci da parti di tifosi di “altre” squadre. E’ triste, molto triste, per loro. Evidentemente la loro vita è molto frustrante, umiliante, per arrivare a godere così miseramente di tutto questo. Per la seconda volta in pochissimi mesi Mattia ha davanti 4 mesi di duro lavoro fisico e soprattutto mentale, per ritornare a fare il proprio mestiere, per recuperare fiducia, togliersi la paura di ripassare questo calvario sportivo. E mi sbilancio solo in questo: queste sofferenze, seppur sportive, formano l’uomo, ed io ho la sensazione che Mattia non ci deluderà.
Come uomo.
Mattia non smettere di combattere, la vita, anche quella sportiva, è appena all’inizio.
Forza!

Eugenio Lamanna: l’ho conosciuto, è un ragazzo serio, molto serio, molto per bene, molto educato, molto intelligente. Ed è un ottimo portiere. Lo stimo, molto, come persona, e come portiere.
Io sono tranquillissimo.
Eugenio ora sei il portiere del Genoa. Come Mattia, hai lo stesso bagaglio di sacrifici, lavoro, serietà professionale, è il tuo momento.
Forza Eugenio!

Izzo: Armando ha disputato partite quasi eroiche, perfette. E’ un lottatore, non me ne frega niente se ha fatto un’altra autorete. Capita, a chi gioca, e non si nasconde dietro la palla o dietro l’avversario. Non capita a chi non combatte, o a chi è al bar a guardare la partita.
Armando è un gran giocatore, e non ha mai mollato un attimo.

Burdisso: capitano, da tutti i punti di vista.

Munoz: buona partita, per me doveva essere titolare fin dall’inizio, giocatore importante.

Laxalt: meno brillante ed incisivo di qualche partita fa, ma non è che giochiamo sempre contro il Pro Patria. Questa era la Roma ,seconda in classifica, e quello fisicamente messo peggio, era il doppio di lui. Prestazione sufficiente.

Lazovic: stesso identico commento di Laxalt, non una virgola di più, o di meno.

Ninkovic: ancora non definibile in modo preciso, come tipo di giocatore, ma vedo ottime cose. Un pochino discontinuo, ma mi piace.

Rigoni: sottotono rispetto ad inizio stagione, ma niente di scandaloso, era sempre la Roma. Avrei tolto lui, e non Ninkovic, e non Lazovic. Corre sempre per due.

Ocampos: grande partita, in netta crescita.

Simeone: da solo in mezzo a 3, dove il più piccolo sembrava Ivan Drago in Rocky, difficile fare meglio.

Cofie: e veniamo a Cofie, colui che viene ritenuto il colpevole primo della sconfitta di ieri. Mi spiace amici, io, che non capisco niente di calcio, ho visto altre cose. Cofie non sarà la prima stella del centrocampo del Genoa ma ha fatto una buona partita. Sì sì, avete sentito benissimo. Buona partita. Ha giocato contro il pluri-decorato e gettonato Nainggolan, senza sfigurare. Gli ha concesso solo un paio di cose in fase difensiva, è sempre un nazionale, e Cofie non è un difensore, ha sbagliato qualche passaggio, ma ha anche interrotto molte ripartenze della Roma, ha intercettato molti palloni, e ne ha proposti anche molti. Non so come guardate le partite, da genoani, capisco, anche io lo sono. Ma bisogna mantenere un pochino di lucidità, ed io ci sto provando. Cofie non è un campione, ha anche una fisicità che non incute molta fiducia, gracilino, non propriamente un temperamento da lottatore, ma ha fatto la sua onestissima e più che positiva partita.

Pinilla: pochi minuti per capire che il giocatore, almeno fisicamente, e caratterialmente, c’è tutto. In pochi minuti ha fatto a sportellate contro i colossi della Roma, guadagnando alcuni palloni importanti. Mi è piaciuto, e sarà utile.

Concludo: Il Genoa ha perso 1-0 contro la seconda forza del campionato, solo grazie ad una sfortunata autorete, senza Veloso, Perin, Rincon e Pavoletti. Giocando una discreta partita, e non demeritando un pareggio. Non ho rivisto il fallo su Rigoni, non so se fosse o meno rigore, ma giudico solo la prestazione. Poi tutto andrà malissimo, non lo so, retrocederemo a fine febbraio, le cavallette invaderanno il prato del Ferraris, le perderemo tutte fino al 2078, ed aspetto giugno per dare un giudizio su questa stagione.

Il calcio è cambiato? Certo, lo so. Tutto cambia. La vita è uno scorrere infinito verso un posto nello spazio e nel tempo che nessuno conosce. Non c’è più poesia? Sbagliate prospettiva. La poesia non è mai stata in qualche posto, in qualche persona, in un pallone.
La poesia siete voi. Se voi smettete di essere poesia, e di credere in voi stessi, in quello che fate, in quello che siete, cesserete di esistere, voi, e la poesia che avevate creato.

Io non voglio smettere di esistere, non ancora, e non smetterò di essere poesia.
E non smetterò di sentire il Genoa, di descriverlo, e di viverlo, come la poesia che vorrei essere, che deve essere.

E che un giorno sarà.
Fino all’ultimo secondo.

   Luca Canfora