Il Genoa ha bisogno di poesia

06.12.2016 13:00 di Luca Canfora articolo letto 794 volte

Non vorrei diventare il vostro Ligabue, cioè colui che scrive lo stesso articolo per trent'anni... :-)... "ma non è colpa mia signora Maestra, mi hanno costretto loro!".

"Loro chi?"

"Loro, signora Maestra, loro."

Quelli che hanno deciso che il calcio fosse, e lo è, un affare da milioni di euro per tanti. Loro che per un euro in più sono disposti a tutto, anche nel calcio. Soprattutto nel calcio. Ogni cosa della vita, ogni azione, pensiero, ipotesi, discorso, parola, ha bisogno della sua atmosfera, del suo cielo, della sua musica. Non è quella azione, quel pensiero, quella ipotesi, quel discorso, o quella singola parola, a contenere la poesia. E' un insieme complesso di fattori minimi ed apparentemente trascurabili, a volte marginali, a rendere poesia ciò che sarebbe normale, se non addirittura dozzinale.

Togliete alla scena di un film la luce giusta, la colonna sonora di Morricone, l'inquadratura perfetta, la voce calda del protagonista, la dolcezza di un viso femminile, ad avrete il filmino di famiglia dello zio Peppino con un bicchiere di vino del supermercato sotto casa, che fa il discorso sgrammaticato alla cena di Natale della famiglia, con i nipoti disperati a ridere sotto il tavolo.

:-)

Non si può. Il Genoa non è la squadra vincente, non è la squadra borghese che crea profitti e merchandising. Il Genoa è la proiezione della nostra orgogliosa e puntigliosa immaturità, del nostro bisogno di guardare ben oltre il calcio, di celebrare il ricordo dei nostri cari e di attraversare lo stargate del nostro tempo tenendo per mano il nostro futuro. Il Genoa è la nostra psicosi, e contemporaneamente la nostra psicanalisi collettiva, un modo divertente, doloroso e molto genovese di risparmiare sull'analista.

Il Genoa non può esistere fuori dalla poesia. Il Genoa ha bisogno della luce giusta, del giorno giusto, dell'ora giusta, e della musica giusta, per essere il Genoa. Il Genoa che ha giocato contro la Juventus, contro il Milan, ed in altre molteplici occasioni, aveva questo. Anche quando ha perso, come nel derby. Una dolce sera di Genova, con il suo cielo terso, le luci del Ferraris che si mescolano all'azzurro dell'imbrunire, che dal blu cobalto passa al rossoblu delle nostre sciarpe, mentre il pallone giallo scivola silenziosamente sul prato appena umido, con il "toc" che si può sentire a pochi metri dalla linea laterale, dove il battito di chi guarda si allinea al battito di chi gioca.

Se togli anche solo una componente di tutto questo, cosa rimane? Niente, 30.000 psicopatici con diverse gravissime patologie che osservano 22 poco più che adolescenti con i boxer, che prendono a calci una palla di cuoio in attesa che finisca dentro una rete. Roba da psicoanalisi lacaniana.

Non puoi andare all'appuntamento con la donna su cui hai fantasticato per mesi, alle 3 del pomeriggio, nel Bar della Stazione, di fronte al tabacchino, accanto al freezer dei gelati, con la porta del WC dietro di te. Non funzionerà mai.

E non puoi giocare alle 19, di lunedì, nello stadio più triste, vuoto e vetusto della galassia, contro una squadra che ha meno tifosi degli elettori di Adinolfi, con gli spalti a 12 mila leghe dal prato, contro una squadra che di calcio non ha nemmeno la composizione chimica delle bibite che ha in panchina, senza Pavoletti, Laxalt ed Ocampos, dopo avere fatto 3 gol in 25 minuti alla Juventus nella sera perfetta.

Abbiate pietà del nostro Genoa.

E' nato per la poesia, e lo hanno messo a tavola con Razzi a discutere di veline.

Va bene così.

:-)

Forza Genoa.

  Luca Canfora