InGenoamente

21.08.2017 10:00 di Luca Canfora articolo letto 706 volte

Bentornato a me. Cioè al Genoa. Volevo dire a me che parlo del Genoa, ed a voi che leggete me che parlo del Genoa. Vabbè, bando ai convenevoli. Ho avuto molto da fare, voi anche, ma rieccoci qui a ricominciare insieme, il Genoa, voi, ed io.

InGenoamente la possiamo leggere in molti modi. Se usiamo lo slang di Marassi il Genoa diventa Genua, ed inGenoamente diventa ingenuamente, parola che ha solo letture positive. Ingenuo è colui che non vede la malizia, il male, il dolo, nemmeno nel peggiore dei suoi nemici. Ci prova, ci ragiona, si fa anche convincere per brevi momenti dagli amici più scaltri e svegli, ma in fondo un ingenuo "sincero" non può credere alla realtà, non può cedere... alla realtà. Lui vedrà ovunque un mondo migliore, vedrà in chiunque un essere migliore, chiunque sia. Ne ha bisogno per vivere.

Possiamo poi scomporre la parola in tre: in Genoa mente. Se lo pensiamo come un genitivo sassone lo possiamo tradurre in "nella mente del Genoa", che possiamo ancora interpretare in diversi modi, o almeno lo faccio io che ho evidenti problemi psichici. Cosa ci sarà quest'anno nella mente del nostro Genoa lo vedremo lungo la strada, strada iniziata piuttosto bene, ma ne parlerò tra poco. Se l'esperienza, ormai densa, mi ha insegnato qualcosa, ci potrà stare dentro tutto il possibile ed il suo esatto contrario, nel bene e nel male, cosa che in fondo mi intriga e mi da ancora quella voglia insana ed incomprensibile di giocare a sognare come il bambino che non voglio lasciare andare via. Il bambino dentro di me, e quello di 9 anni viene per mano con me.

Possiamo ancora mescolare le tre parole, per comporre "Genoa in mente". In mente, costantemente, per me, per voi, il nostro Genoa. L'ho scritto molte volte, lo penso sempre. Un pochino mi sento, diciamo, infantile, ve lo devo dire. Parliamo di una squadra di 11 ragazzini, a volte minorenni, con una maglia, per l'amor di Dio, la nostra, stupenda, carica di storia, di ricordi. Ragazzi che devono buttare la palla, una roba sferica di... che è? Gomma? Poliuretano? Carne tritata? Boh... comunque... devono buttarla dentro questa porta. E va bene. E noi, tutti appiccicati ascella contro ascella, e pazienza, esultiamo e baciamo con la lingua uno a fianco con cui non prenderemmo neppure un caffè, e poi appena usciamo dallo stadio se non ci da la precedenza ad un incrocio cantiamo una poesia vietata ai minori di 764 anni per la sua mamma in bulgaro stretto. No vabbè, lo capite che non state bene? Voi!

:-)

Però, non so come spiegarlo, abbiamo bisogno di sentirci così... di abbracciarci così... di piangere... e ridere... ed arrabbiarci... così. Proprio così, come se fosse una cosa seria. Come se la vita fosse... una cosa seria. Come se il Genoa... come se il Genoa... il Genoa è... una cosa seria!

Ed allora diciamolo, è stata una buona partita. Perin è tornato, ed è tornato Capitano, come in molti desideravamo. Lazovic e Bertolacci su tutti, Galabinov mi è piaciuto, Pandev ha fatto un buon lavoro, Laxalt può fare meglio, Veloso ordinato ma ancora non nella sua migliore condizione, Rossettini molto bene, Biraschi e Taarabt secondo me i due forse meno positivi, Gentiletti sufficiente, i due ragazzi molto bene.

Ho visto un Genoa compatto, ordinato e quadrato, che ha creato molto ed avrebbe meritato i tre punti. Mancano all'appello Izzo, Centurion, Pellegri, Lapadula, mentre in arrivo sembra quasi fatta per Ansaldi, e chissà che qualche sorpresa dalla panchina non arrivi lungo la strada.

E' troppo presto per fare previsioni, e nemmeno mi interessa. InGenoamente mi accontento di vivere con il mio Genoa in mente, senza sapere cosa passi nella mente del Genoa, perchè è tutto meno che una questione di mente. E' sempre e solo stata una questione di cuore. Perchè si sa... che il cuore... non mente.

Bentornato Genoa,

    Luca Canfora