Santo Stefano d'Aveto Rossoblu 2016

23.08.2016 15:46 di Luca Canfora articolo letto 1232 volte

Potevo stupirvi con effetti speciali... ma sinceramente li ho nascosti e non li trovo più.

:-)

Ogni anno termino le mie vacanze a Santo Stefano d'Aveto, e da tre anni scrivo a fine agosto un articolo dedicato a Lei, Santo Stefano, ed a Loro, i ragazzi di Santo Stefano. Non posso inventarmi un titolo diverso ogni anno, quindi cambierò solo l'anno. Andiamo a Fantasiare.

:-)

Invecchieremo insieme, sulla stessa foto, ogni anno, bello no? Santo Stefano è una piccolissima isola, solo che è circondata da pini ed abeti. E' un posto che non ho amato subito, e le ragioni sono personali, lunghe, ininfluenti. Adesso questa è casa mia. E' casa mia perchè sono un orso socievole, sì sì... un orso. Socievole. In pubblico, e non è una recita, mi viene naturale, mi piace vedere sorridere le persone, mi piace scherzare. Non mi piace prendere le cose troppo sul serio, compreso me stesso, e, senza offesa, nemmeno gli altri. E' una questione di "serietà".

:-)

Poi, quando torno nel mio angolo, sono molto taciturno, pensieroso, ed aggiungerei scontroso. Se mio padre e mia madre mi citofonano alle 20, mio padre e mia madre, le persone che hanno generato questa contraddizione con le gambe ed a cui porto eterna gratitudine ed amore, forse, dico forse, fingo di non essere in casa e non apro.

:-)

Che merda. Scherzo eh... forse. C'è un momento, ogni giorno, a volte ogni mezza giornata, a volte ogni ora, in cui devo nascondermi, devo non guardare, non sentire, non essere guardato, non essere sentito. Da nessuno. Devo chiudere tutto, devo non essere costretto ad essere qualcosa, ingegnere, musicista, marito, padre, figlio, contribuente, automobilista, pedone, telespettatore, scrittore, elettore, cittadino.

Niente, non voglio essere niente e nessuno, ogni giorno, ad una certa ora. Ecco, Santo Stefano è il posto giusto per farlo.

Ma basta parlare di me, parliamo di loro. La gioventù di Santo Stefano, questi ragazzi. Cosa abbiamo detto dei ragazzi di oggi? Gioventù figlia di questo tempo, gioventù frivola, interessata solo allo smartphone, al tablet, a facebook, priva di valori, di profondità, di spessore? Dite? Sarò sincero, l'ho pensato anche io a volte, e l'ho detto alcune volte. Niente di particolarmente originale, il mondo va in una certa direzione, per cui sarebbe abbastanza normale che i ragazzi prendano la direzione indicata dai "grandi". Certo, perchè non penserete che il mondo attuale sia responsabilità dei ragazzi? No? La colpa sarà bene, se pensiamo che le cose vadano male, di chi lo ha costruito questo mondo?
Quindi chi? Noi, i quarantenni, i cinquantenni, i sessantenni, non certo i ventenni.

Ma venite a Santo Stefano ad agosto, e guardatevi bene intorno. Questi ragazzi non sono così. Ma non credo sia merito di Santo Stefano, credo solo che qui si possa capire meglio, guardandoli, chi sono i ragazzi di oggi. Non voglio dire che si sia in una specie di bolla onirica dove tutto funzioni a meraviglia, dove regnino solo pace, serenità, filantropia e santità. Certo, siamo in periodo di vacanza, a comandare non è Rovazzi ma la voglia di riposare, di rilassarsi, di riprendere fiato.

Ma non certo i ragazzi, dai quattro anni ai venti, loro, non riposano mai. Qui è un pullulare giornaliero di attività, dalle mini olimpiadi che ormai duranto dagli anni settanta, a tutti i giochi e le libere attività che spontaneamente rendono questo pittoresco paesino di confine tra Genova e Piacenza-Parma una perla unica. Ed io li guardo, questi ragazzi, li osservo bene, a volte di nascosto, quando non mi vedono. Mi piace vedere come ero. Li vedo mentre giocano a basket, e flirtano senza farsene accorgere. Ma noi ce ne accorgiamo.

:-)

Li vedo mentre parlano delle cose di cui parlavamo noi, mentre fanno gli spavaldi davanti alle ragazzine, che fingono di non farci caso, ma aspettano che uno di quegli idioti che sta saltando a canestro trovi il coraggio di scriverle un bigliettino, una parola, un bisbiglio. Li guardo mentre cercano di farsi accettare dagli altri, mentre cercano il proprio spazio, la propria identità, ognuno a proprio modo. Li guardo mentre si guardano tra loro, senza farsi vedere, per capire se lo sguardo che vorrebbero incrociare avrà lo stesso desiderio di essere attraversato. Li guardo mentre schiamazzano e ridono, li guardo mentre mi guardano e credono in me, in quello che dico, in quello che secondo loro io rappresento. Quello che loro non sanno è che io non ne so molto più di loro, sono solo uno che si è dovuto organizzare per girare la nostalgia in opportunità. Mi piace stare in mezzo a loro, farli sorridere, giocare a fare il "grande", farli sentire "protetti", come se io potessi in qualche modo svelare loro i segreti ed i trucchi di questa vita.

Ma io non li conosco, so solo che si può riderne, si possono abbracciare. I trucchi, e questi ragazzi.

E' passato tanto tempo da quando ero uno di loro, eppure io questa distanza non la sento. Mi sento un ragazzo, ho voglia di ridere, di giocare, e di sentire nostalgia. Nostalgia per qualcosa che non rimpiango, che ho vissuto profondamente, del tutto, fino in fondo, che non sarei in grado di rivivere perchè ho esaurito la purezza, l'ingenuità, la leggerezza e perfino la non conoscenza della realtà che sono necessarie per essere come loro. Quello che posso fare, che voglio fare, è abbracciarli tutti per assorbire la loro, e sentirmi ancora una volta "pulito", "innocente", "giusto", "perfetto".

Come loro.

Ah, dimenticavo, sono genoani. E' ovvio, si vede, guarda che sorrisi, che postura, che eleganza, che classe, che sguardi intelligenti. Vabbè, a parte uno, che per non farsi beccare si è nascosto dietro gli occhiali. Piccole minoranze.

:-)))

Venite a Santo Stefano, capirete di cosa parlo. Io non gioco a basket, ma a fianco al campo di basket c'è un campo da calcetto, ma non mi trovate lì. Il calcetto è pericoloso, per quelli della mia età. A fianco al campo da calcetto c'è un campo da tennis, ma non mi trovate nemmeno lì, ho il gomito del chitarrista e non posso giocare. A trenta metri però c'è un campo di calcio in erba regolamentare. Quest'anno mi avreste trovato lì per la mia scuola calcio, ma l'anno prossimo potrei non esserci, visto che ho due ginocchia gonfie, un colpo della strega alla parte bassa della schiena, un colpo d'aria alla parte alta, uno stiramento alla coscia destra ed uno strappo alla sinistra. Salite di altri trenta metri, c'è un altro campo in erba a sette, ma non mi troverete nemmeno lì, perchè l'età mi impedisce di arrivarci senza pulmino. Quindi tornate indietro, c'è un piccolo parco giochi per i bimbi, con altalene, scivoli, ed altre cosette. Ma non posso rovinare la mia immagine su una altalena per bambini di 3 anni... cappottandomi davanti a tutti. Quindi non sono lì. Ma proprio lì in mezzo, tra il campo di basket ed i giochi per i piccoli c'è un campo da bocce.

Quello sarà il mio posto. Se non mi vedete lì, mi trovate in Farmacia o dal medico del pronto intervento.

:-)

Ciao ragazzi, ci rivediamo l'anno prossimo, ma voglio una variante. Il doriano lo voglio per terra, sottomesso, dimesso, sotto, come la sua squadra.

Noi siamo il Genoa.

:-)

   Luca Canfora