Genoa, servono grinta in difesa e fantasia in attacco

09.10.2026 16:20 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Siamo già al bivio del destino per Daniele De Rossi, obbligato a svoltare per non trovarsi gambe all’aria. La società lo ha salvato, evitandogli l’esonero nonostante l’allettante prospettiva di una sosta lunga, ma non sono previste ulteriori prove di appello e, in caso di ennesimo verdetto sfavorevole, scatterebbe il licenziamento, da ufficializzare appena il nuovo direttore sportivo si sarà insediato e avrà compiuto il casting: questione di giorni.

Certo, conterà il risultato, ma anche la qualità della prestazione potrà incidere nella decisione societaria. L’uomo di Ostia è conscio che la tifoseria sia passata da un innamoramento nei suoi confronti ad un crescente scetticismo, chiede ai suoi un cambio di rotta sotto l’aspetto della concretezza: ergo, minori distrazioni fatali in fase difensiva e ben altra pericolosità in zona gol, dove il Grifo sinora ha offerto ampie prove di assenteismo. Il quadro calcisticamente drammatico non sembra aver spinto il tecnico ad una rivoluzione tattica. D’altronde, con dieci giocatori (quasi tutti i più bravi) sparsi per il mondo, come avrebbe potuto “lavorare” nelle scorse settimane per passare definitivamente alla difesa a quattro?

Così il modulo che più solletica il popolo genoano rimarrà inizialmente nel cassetto, con la prospettiva di squadernarlo a gara in corso, se il punteggio parziale dovesse imporre una scossa. Così si dovrebbe ripartire dalla vecchia intelaiatura, con Bijlow tra i pali e i soliti tre a proteggerlo, tenendo conto che il rientro da squalifica di Vasquez – nelle plurime vesti di capitano, baluardo e goleador – rappresenta un cospicuo valore aggiunto pur con l’handicap di un affannoso ritorno dal Sudamerica.

Davanti al terzetto non manca, come ovvio, Frendrup, altro argine incrollabile, ma qualche volto nuovo nei suoi paraggi è scontato, partendo dal forfait di Sow, tornato a Genova infortunato: ennesimo colpo di jella, che peraltro alimenta le perplessità già forti legate al livello della preparazione atletica sostenuta. Il probabile sostituto ha un’identità precisa: si tratta di Amorim, a sua volta rimesso in piedi di tutta fretta da un lieve guaio fisico e invocato come uomo di regia: anche lui sarebbe un adattato, ma senz’altro più affidabile nel ruolo rispetto alla concorrenza. La variabile impazzita è Traorè, sulla carta il vero e proprio jolly da calare finalmente su un tavolo tattico tecnicamente misero. L’ex Sassuolo, dopo aver superato l’esame finestra di Bucarest, è pronto ad alzare di parecchio il proprio minutaggio e a regalare al pubblico marassino qualche illuminazione, ma tocca a De Rossi stabilire modalità e tempi del suo utilizzo. Il calciatore ivoriano potrebbe partire fra i titolari con una sostituzione programmata appena le gambe diventeranno pesanti: già, ma in quale zona di campo? Non è escluso che gli si affidi il comando delle operazioni, ma neppure che sia avanzato sulla trequarti, a fornire assist. Di riflesso, dove opererebbe il genoano più discusso, quel Baldanzi che sta giocando sottotraccia? Probabile che tocchi a lui avanzare, dopo il fallimento come centrocampista puro, ma non è neppure da escludersi un suo invio in panchina: tanto per battere strade nuove.

Anche in attacco la situazione è indefinita, partendo dall’impiego scontato di Osmajic, il solo fromboliere rimasto a disposizione. Il forzato forfait di Colombo, rivelatosi ideale partner del montenegrino, alimenta un mare di dubbi. C’è la tentazione di offrire l’ultimissima chance a Vitinha, pessimo nelle ultime recite, ma regge anche l’ipotesi di un inserimento di El Shaaravy, altro giocatore teoricamente ritemprato dalla lunga sosta. A meno che alle spalle del bomber non agiscano in contemporanea Traorè e Baldanzi oppure Messias, che più di un’oretta a spron battuto non può proprio garantire. Quale che sia la soluzione, in avanscoperta la coperta è resa cortissima dalla l’indisponibilità di Colombo, Havel e Meichtry, che avrebbero suggerito soluzioni intriganti. Chiunque giochi, l’obbligato tassativo è procurarsi opportunità di tiro e raddrizzare la mira, cancellando quel buio profondo che ha caratterizzato sinora il Grifone appena la palla giungeva ai limiti dell’area rivale. Servono idee, e una potrebbe essere – subito o in corso d’opera - schierare sulla fascia sinistra Puczka( Ellertsson si giocherebbe l’altro corridoio con Ehizibue), rivelatosi il miglior battitore di corner e calci fermi, sperando che Vasquez e Ostigard si staglino nelle mischie davanti al portiere rivale.

Si gioca contro una Fiorentina partita malissimo in campionato ma capace di svoltare appena è tornato in sella il vecchio mister, Vanoli. Dopo due successi di fila, ecco il pareggio casalingo col Napoli, a confermare che gli oltre centro milioni sborsati nell’ultimo mercato non sono stati buttati nel cestino. La Viola,tecnicamente parlando, è di altra pasta fatta, e non ci vuole un genio per capirlo, ma qualche difettuccio le va attribuito, a partire dai riflessi in calo dell’ex portiere fuoriclasse De Gea per continuare con il quartetto difensivo, dove l’ex di turno Dragusin che fatica più del previsto e un centrale di vocazione, Viery, schierato terzino. Toscani, dunque, perforabili, ma il Genoa dovrà occuparsi principalmente di spegnere la fantasia e la qualità di centrocampisti e attaccanti tutti di primissimo piano. Fagioli, che pareva una delle tante incompiute, è improvvisamente diventato un architrave dell’undici di Mancini e Ndour sta trascinando l’Under 21 azzurra a suon di prodezze (compreso un tiro vincente da 65 metri): di sicuro i due sono estremamente galvanizzati ma anche il portoghese Goncalves o l’ex udinese Atta, il ballottaggio per completare la mediana, sanno il fatto loro. Niente male neppure il trio avanzato, con l’argentino Pellegrino, ex del Parma, centravanti moderno ed efficace, il guizzante Nije (ex granata) sulla sinistra e, sull’altro versante, quel Mastantuono che il Real ha inviato in provincia per poi riprenderselo più maturo. E se il gaucho, fresco reduce dall’homenaje di Messi in Nazionale, fosse un po’ stanco, ecco Gnonto, altro coloured emerso nella nostra Nazionale.Quella galleria di talenti fa paura ma potrebbe anche essere contenuta con una prestazione grintosa e decisa, ai limiti della regolarità. E non può che essere questa la via imboccata da un Genoa trascinato dal solito popolo fedele e instancabile, pronto a sostenere la squadra almeno sino al fischio di chiusura.

PIERLUIGI GAMBINO


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