Dopo un primo tempo fantastico, un punto prezioso nella calza

06.01.2024 11:02 di Franco Avanzini   vedi letture

di Pierluigi Gambino -

L'ennesima beffa? Più no che sì, anche se al 95', sull'1-0, il popolo genoano iniziava a pregustare un successo clamoroso e tre fantastici punti nella calza della Befana. Ne è arrivato uno strameritato dopo il miglior primo tempo della stagione ed una ripresa diventata di estrema sofferenza solo nel quarto d'ora conclusivo.

Gilardino a livello tattico ha stravinto il duello con l'amico Thiago Motta, modellando un Genoa inedito, scaturito da defezioni pesantissime. Come se non bastassero le assenze di Strootman e Thosrsby, rimasti a Genova, ecco i forfait in extremis degli influenzati Bani e De Winter, i due terzi della difesa titolare. Il mister però aveva in mente di giocarsela senza timori reverenziali e non ha cambiato atteggiamento per via dell'emergenza: ed eccolo piazzare come esterno sinistro Messias, tutto meno che uno specialista della fase difensiva, e Vogliacco a completare la retroguardia con braccetto di destra, con Dragusin centrale. In avanti, conferma per Ekuban, annunciato in forma scoppiettante.

Se escludiamo una bordata di Orsolini in apertura sventata alla grande da Martinez, i petroniani sono stati ingabbiati alla perfezione da un avversario capace di impreziosire ogni trama con giocate deliziose almeno sino alla trequarti e, soprattutto, di dominare sulle seconde palle, inaridendo qualsiasi iniziativa dei locali. Efficacissimo (a sorpresa) Messias sul temibile Orsolini, ma anche Sabelli sul versante opposto ha giocato mezza gara da incorniciare e in mezzo al campo non un genoano ha latitato.

Una prestazione perfetta quanto a lucidità, intensità, attenzione e organizzazione, a conferma della maturità acquisita dal mister biellese, ormai alla fine di un comprensibile apprendistato. Se una squadra meritava il vantaggio era sicuramente il Grifone, premiato da Messias, abile a guadagnarsi una punizione dal vertice sinistro dell'area locale, e soprattutto da Gudmundsson, che con una conclusione perfida ha ingannato il portiere Ravaglia, per nulla preparato alla conclusione diretta in porta.

Si pensava ad una reazione furiosa dei felsinei, ma Dragusin e C. non hanno concesso nulla ai rivali, soffocandoli in ogni zona del campo. Il mutuo aiuto tra compagni ha funzionato in modo eccellente e se qualche rimpianto può sorgere, va agganciato alla scarsa qualità di Ekuban, tanto generoso e presente, anche nella propria area ad allontanare i pericoli, quanto pasticcione al momento di concretizzare.

Dopo l'intervallo si registrava il cambio di marcia dei bolognesi, cresciuti con l'innesto di Christiansen, Aebischer e Saelemaekers, ma la Maginot genoana ha lungamente retto dimostrando una perfetta sincronia tra i vari giocatori. Martinez diceva di no ad Aebischer, ma correva già il 73' e ci stava che il numero uno ligure si sporcasse finalmente le mani.

Era però il principio di un assalto bolognese sempre più veemente, cui il Genoa ha iniziato a non replicare secondo le attese. I vecchietti del Gila, ormai stanchi, non correvano più e l'invocatissimo Retegui (subentrato a Ekuban) ha subito messo in mostra una condizione lontana anni luce da quella ottimale, lasciando praticamente i colleghi di avventura in dieci, Sarebbero servite forze fresche, ma l'epidemia influenzale aveva falciadiaito la panca genoana, ridotta numericamente e, soprattutto, qualitativamente,

L'inzuccata a rete di Calafiori era vanificata dal Var per un millimetrico fuorigioco e subito dopo Messias, ormai sulle ginocchia, veniva avvicendato da Haps, non parimenti bravo a sacrificarsi in difesa. Il terzo cambio –  l'imberbe Matturro per lo sfiancato Vasquez, peggiorava ulteriormente un undici ormai condannato a difendersi ad oltranza, In tempo di recupero Martinez sfodeava due miracoli su Calafiori e Kirkzee ma nulla poteva sull'ennesima mischia davanti a lui, con deviazione vincente del neo-entrato De Silvestri.

La traversa timbrata da Gudmundsson su punizione al 98' in una delle prime sortite offensive genoane nella ripresa era il segno che questo Genoa, sino alla fine, ha provato addirittura il colpaccio. Il folletto di Scandinavia può esultare per aver strabattuto nel pur platonico scontro diretto il gioiello di casa bolognese, ma pretendere che quel pallone telecomandato finisse dentro era una sfida impari al destino.

Va benissimo così: un'altra “big” rallentata e quota 21 raggiunta, con un vantaggio sul baratro che neppure un'eventuale penalizzazione in classifica potrebbe compromettere. Sarà, comunque, un'Epifania gioiosa.

                             PIERLUIGI GAMBINO


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