Genoa, con il Napoli esordio improbo ma non proibitivo

21.08.2026 16:03 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

La considerazione, vecchia di decenni, vale sempre: gli squadroni è preferibile affrontarli nelle primissime giornate di campionato, quando non hanno ancora rifinito la condizione in vista delle Coppe europee. In tema di Genoa-Napoli, aggiungiamoci che qualche partenopeo – sicuramente più dei due rossoblù Vasquez e Ostigard – ha ancora nelle gambe la ruggine del Mondiale, con avvio della preparazione ritardata: ergo, non è – almeno sulla carta – una svantaggio disputare questa sfida agli albori della stagione. Ma non è finita: il Ciuccio sta assorbendo la nuova terapia Allegri, senz'altro differente dalle cure di Antonio Conte e anche sotto quest'aspetto un periodo di ambientamento è da preventivare.

Va detto, peraltro, che pure in casa Genoa non mancano le problematiche. De Rossi ha accantonato da tempo l'intrigante progetto della difesa a quattro e di un assetto più proteso all'attacco per rifugiarsi nel modulo assimilato da tempo ed efficace, almeno a livello di risultati. Anche sposando il conservatorismo, tuttavia, questa squadra deve ancora trovare la fisionomia definitiva e in certi ruoli le scelte sono obbligate.

Non ci piove, ovviamene, su Bijlow in porta, pur considerando che anche in serie B si poteva pescare un titolare più affidabile: basti pensare al cremonese Fulignati. Incrollabili pilastri sono i tre califfi della retroguardia, ai quali si chiede non solo di chiudere tutti i varchi difensivi ma anche di colpire in area avversaria sui calci fermi. La loro conferma, unita ai sensibili progressi di Otoa, ben più di una semplice alternativa, permette a tutti noi di dormire tra due guanciali.

Il resto, se escludiamo ovviamente Frendrup, la cui riconferma è un altro tassello basilare nel mosaico della salvezza, è ancora tutto da decifrare. Sul fronte esterni, a destra non si discute sui diritti di Norton-Cuffy, che sta tornando ai livelli pre-infortunio. La società conta ancora di cederlo in extremis e potrebbe porre anche all'ultimo momento il veto ad un suo impiego nella gara d'esordio. Nel caso,spazio all'anziano ma sempre affidabile Sabelli.

A sinistra c'è un'abbondanza che però fa a pugni con la qualità dei concorrenti. Il futuro titolare è Mitaj, che deve soltanto regolarsi sulle cadenze difensive richieste dalla serie A, ma dalla cintola in su e anche dalla bandierina pare fornire garanzie assolute: già al debutto potrebbe toccare a lui, benché in un match così delicato De Rossi possa dirottare in quel corridoio il più collaudato Ellertsson, l'uomo per tutte le stagioni. E qui cade l'asino, poiché l'islandese potrebbe anche venire utilissimo in mediana.

Ed è in questa zona del campo che il mister fatica enormemente a trovare la quadra. Chi affiancare all'inamovibile Frendrup? Il perno del domani è indubbiamente Sow, mezz'ala attesa a spegnere il rimpianto dovuto alla partenza di Malinovskyi, ma il Mondiale disputato con la nazionale elvetica e la ritardata ripresa delle preparazione lo rendono lontanissimo da una condizione atletica ottimale: qual è la ua autonomia fisica? De Rossi si riserva di decidere, previo consulto col giocatore, se azzardarlo nell'undici base, ma la candidatura di Ellertsson nella zona nevralgica è tutt'altro che peregrina, tenendo conto che anche i primi test stagionali hanno confermato le difficoltà di Amorim a rendersi utile alla causa. DDR non abbandonerà al proprio destino il brasiliano, strapagato sul mercato di gennaio, ma non ha più né tempo né voglia per gli esperimenti.

L'altro inamovibile è ovviamente Baldanzi, che attualmente calamita tutte le speranze della tifoseria genoana. Tocca al trainer deciderne la collocazione, ma sta prevalendo la tesi di un suo utilizzo come centrocampista avanzato alle spalle di Colombo e Vitinha. L'alternativa sarebbe piazzarlo alle spalle del centravanti, con la totale libertà di agire su tutto il fronte offensivo.

Infine l'attacco. In attesa del rinforzo che tarda a materializzarsi, il Cobra è strasicuro del posto. In precampionato ha timbrato con eccellente regolarità e chissà che, finalmente tranquillo a livello contrattuale (ora è tutto del Genoa), non possa approdare alla doppia cifra. Quanto al portoghese, è possibile che DDR lo piazzi al fianco di Baldanzi come mezza punta, più compiti di copertura che di offesa.

Riuscirà il nuovo Genoa, per ora assai simile a quello vecchio, a fermare la corazzata allegriana? Lo scorso anno il match fu deciso da un'improvvisa bordata del talentuoso McTominay, ed è proprio l'abilità individuale di parecchi azzurri a suscitare preoccupazione. Sì perché – nonostante le doti indubbie del regista Lobotka e dell'inesauribile Anguissa - il Grifone sa come far giocar male qualsiasi avversario.

Certo, il Napoli è una galleria di campioni, con una prima linea formata dal centravanti Hojlund e da due guizzanti esterni come Politano e Alisson Santos. É agevole pensare che in parecchi momenti del match il Genoa sia costretto a schierarsi secondo il 5-3-2 anche per arginare sulle fasce.

Il punto debole dei partenopei risiede nella difesa, che lamenta una moria di giocatori ai quali il club sta rimediando con innesti dell'ultima ora. Davanti al portiere Meret dovrebbero giocare Di Lorenzo e Spinazzola (oppure Olivera) sulle fasce e il duo centrale Rrhamani - Rafa Marin, che non sarà da Scudetto, ma non è neppure disprezzabile.

La strategia derossiana non ammette deroghe: si proverà a contenere le folate degli ospiti, teoricamente i padroni del campo, per sfruttare gli spazi e cogliere di sorpresa una terza linea non imperforabile. Aspettando Traoré, è già qualcosa il recupero di Meichtry, comunque disponibile per la panca e probabile subentrante nella ripresa. E se il match fosse ancora in bilico, venti minuti – quelli finali - di Messias potrebbero cambiare le carte in tavola.

                        PIERLUIGI GAMBINO


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