20 minuti di Genoa non possono bastare; il guaio a Zappacosta preoccupa

12.04.2021 11:20 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

L'impresa a Torino non è riuscita. No, non ci riferiamo ad un risultato positivo bensì al ritorno in Liguria senza danni in prospettiva. Che la gara con Madama fosse dall'esito scontato era scritto nei libri della logica e della tradizione, ma se ai tre gol sul groppone unisci la squalifica di capitan Criscito in vista del Milan e l'infortunio muscolare al tuo miglior giocatore, Zappacosta, ecco che gli effetti della trasferta in Piemonte rischiano di riflettersi pesantemente sul futuro.

Il Grifo ha accarezzato il sogno di una doppia, clamorosa rimonta nella prima metà della ripresa, quando ha saputo comandare il gioco e creare diverse occasioni favorevoli, oltre a riaprire il match con un'imperiosa inzuccata di Scamacca. Purtroppo l'occasione più ghiotta per pareggiare è capitata sul piede di Pjaca il quale, di fronte alla squadra che ancora detiene il suo cartellino, ha confermato le stigmate da grande incompiuta. Vero che a metà ripresa la carica genoana si era un po' affievolita, ma la gara sarebbe potuta rimanere incerta sino in fondo se Ghiglione – altro elemento mai decisivo in senso favorevole - non avesse ingenuamente tenuto in gioco McKennie in un contropiede facilmente leggibile costato agli ospiti il terzo schiaffone.

In termini di consuntivo, un quarto di match più che dignitoso, vale ripeterlo, ma nel primo tempo il Genoa era stato pessimo sotto ogni punto di vista, e Ballardini ci ha messo del suo. Avrebbe dovuto prevedere che la coppia Cuadrado-Kulusevski  meritava un'attenzione particolare, e piazzare in quella zona Rovella (come sostituto di Strootman) e Zappacosta, più bravo ad offendere che a coprire, si rivelato un suicidio. Non è un caso che il diciannovenne futuro bianconero sia stato “scherzato” con irrisoria facilità dal colombiano, abile a cedere allo svedese, abbandonato da Zappa e non affrontato in uscita da Criscito. Correva il quarto minuto e già la sfida si era incanalata sui binari propizi alla Vecchia Signora, poi spietata nel mettere a nudo con Chiesa, bravo ad anticipare il lentissimo Radovanovic a centrocampo e ad impostare il contrattacco vincente. Un'orda di bianconeri si è avvicinata a Perin senza che un solo genoano provasse a rincorrerli per scongiurare lo 0-2, ma anche in altre circostanze la differenza di passo tra i bianconeri e i rossoblù era parsa abissale: come porre in competizione un Freccia Rossa con la vaporiera della Napoli-Portici di un secolo fa...

Davvero cervellotica la formazione del tempo iniziale. Detto di Rovella, il mister si è dimenticato che Pandev, impiegato a sorpresa al posto di Destro, la fa da spettatore ogni qualvolta torna dalle parentesi in Nazionale. A che pro preferirlo a Shomurodov, che – immesso a metà ripresa – non ha affatto sfigurato?

Nel finale la Juve avrebbe potuto dilagare al cospetto di un Genoa lasciato in dieci da Zappacosta quando Zio Balla aveva – altro errore – già ultimato, con eccessivo anticipo, le sostituzioni, ma la frittata era già nel piatto da una decina di minuti. La verità è che questo Grifo annaspante sta pagando il fattore anagrafico di un organico provvisto di qualche giovane ancora acerbo e di una valanga di vecchietti al tramonto, senza che l'età del mezzo, da sempre quella da abbinare al miglior periodo della carriera, sia adeguatamente rappresentata.

Fortuna che il Cagliari ha perso, ma è squadra ancora viva e per nulla rassegnata al peggio. Alla banda del Prez basterebbero sei punticini in 8 partite, ma il guaio occorso al miglior bue della stalla e certi primi tempi regalati (successe anche al Parma) non fanno dormire sonni tranquilli. Guai a fallire a Marassi con Spezia e Benevento.

                                               PIERLUIGI GAMBINO