Momenti di storia: Cose da Genoa (ma non solo...) - Eloi e Perdomo

29.07.2020 09:12 di GianPiero Gallotti   Vedi letture

Dodicesimo appuntamento per la nostra rubrica "Momenti di storia", curata per noi dal grande tifoso e appassionato di storia rossoblù Francesco Venturelli, che come sempre ringraziamo.

Buona lettura:

Cose da Genoa (ma non solo...): Eloi e Perdomo

Simoni era in Brasile e doveva acquistare in fretta perche' la Federazione aveva messo un blocco che aveva preso di sorpresa la Societa'.

Eloi giocava  nel Vasco, che in quegli anni era una delle squadre più forti del Brasile. Un Brasile dove giocavano Zico, Socrates, Eder.... Era il Brasile da dove era arrivato Falcao, che in Italia aveva spopolato. Eloi giocava li' a quei tempi, dove c'erano  quei grandi giocatori. Non era da Seleçao, ma era tra i migliori. Lo chiamavano "O Maestro". In Brasile ho trovato libri dove lo mettevano tra i migliori di quell'epoca. 

A Rio un giorno del 1988, un taxista al quale avevo detto che ero di Genova, per poco non mi fa scendere dal taxi. Era un tifoso del Vasco e ricordava tutto. Mi ha detto che a Genova di calcio non capiamo niente

Gli ho detto che nel 1923 il Genoa era stato invitato in Sudamerica perche' era la squadra più famosa d'Italia.

Ma non aveva tutti i torti. Quanto meno non eravamo aggiornati.

Va detto che il Vasco giocava col 4-3-3. Avevo controllato la formazione, ed Eloi era l'esterno d'attacco. Quello era il suo ruolo nel Vasco. Esterno di un 4-3 3, e noi in Italia a quei tempi il 4-3-3 manco sapevamo cosa fosse. Conoscevamo il libero, difesa e contropiede. 

Simoni -a causa della fretta- in quel caso ha sbagliato. Non doveva prendere un giocatore con quelle caratteristiche non adatte al calcio che si giocava in Italia, e soprattutto  nel Genoa. 

Cosi come aveva poi sbagliato Scoglio a prendere Perdomo.

Quando ero stato a Montevideo a trovare Abbadie, gli avevo chiesto di Perdomo e lui mi aveva detto che nel Penharol - che a quei tempi era la squadra al mondo che aveva vinto più titoli internazionali,  e della quale era capitano -  e nella Celeste, giocava davanti alla difesa con due mediani veloci ai lati che facevano i recuperi. Lui era incontrista in fase difensiva e impostava il gioco in fase di possesso palla. Aveva visione di gioco e un lancio di 40 metri che metteva la palla sui piedi ai compagni coi giri contati. Cose da calcio uruguagio. Che era più vicino di quello brasiliano al calcio italiano, ma per giocare nel Genoa avrebbe avuto bisogno di essere inserito in un gioco difensivo organizzato - come accade tradizionalmente in Uruguay - con vicino giocatori adatti. 

Non e' capitato solo a Simoni e Scoglio di commettere questi errori. Agli inizi degli anni '60 e' capitato anche al grande Nereo Rocco. Era in Brasile alla ricerca di un'ala tecnica e veloce come Jair. Rimase in Brasile un sacco di tempo per seguire Germano, che in Brasile era famoso come Jair. Alla fine il "Paron" si convinse e lo fece acquistare da Milan. I genoani più anziani sanno come e' finita.  

E' raccontato da Rocco stesso in una sua  splendida - per gli appassionati di calcio - biografia.

Cose che succedono. Non sempre e' colpa dei giocatori, ma di chi li compra senza sapere come poi impiegarli.

Succede a tutti, anche se vale sempre il detto: "Errare e' umano, perseverare e' diabolico".

Che fa tanto Genoa .... che forse amiamo così tanto proprio per questo.

Francesco Venturelli