Quanti rimpianti, un'occasione sciupata per la truppa di Ballardini

19.04.2021 11:25 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Mesto il ritorno da San Siro, gonfio di rimpianti e senza il becco di un punto. La sensazione è di aver sciupato, contro un Milan modestissimo e sfiatato, una piramidale opportunità. Qualche demerito e una jella nera si sono accoppiati per impedire un pareggio che sarebbe stato legittimo. Il destino ha spinto il Diavolo al successo casalingo che mancava da 70 giorni; d'altronde, come non chiamarlo in causa quando il gol del sommo castigo giunge su autorete e, più tardi, in zona Cesarini, si assiste, come in un flipper impazzito, a due clamorosi salvataggi sulla linea di Kjaer e Tomori?

Dall'ottica genoana, non tutto è da buttare, di questo lunch match meneghino. Per esempio il primo tempo ed un pizzico di ripresa del figliol prodigo Cassata, onorevolissimo sulla fascia sinistra in un ruolo per lui pressoché inedito. Il suo rientro potrebbe rivelarsi preziosissimo nelle rimanenti sette gare. E non si può ignorare l'undicesimo sigillo stagionale di Mattia Destro, che non sarà sempre nel vivo del gioco, ma in area avversaria risponde “presente” con incredibile puntualità. La sua inzuccata vincente, altro particolare non trascurabile, ha spezzato l'astinenza stagionale del Genoa da corner.

Si temeva la rapidità dei rossoneri, ma i gendarmi rossoblù se la sono cavata egregiamente, piegandosi solo ad una mezza prodezza in girata di Rebic e al colpo di schiena di Scamacca, colpevole - proprio davanti a Perin - di un'indebita giravolta, che non gli ha permesso di scansare quel pallone vagante finito poi nel sacco. Con umorismo calcisticamente macabro, cioè chi ha parlato del suo primo gol nelle file del Milan, tenuto contro delle sue sbandierate aspirazioni di carriera e dell'interessamento palese di Maldini per i suoi futuri servigi, ma il romano, pur battutosi a tuttocampo con ardore, si è macchiato di un altro sbaglio pesantissimo verso metà ripresa, sull1-1, quando, invece di servire sulla destra il solissimo Cassata, ha ciabattato fuori.

Indovinata la formazione iniziale del Balla, coraggioso nel preferire Ghiglione al più tonico Biraschi per non precludersi la fase di spinta: che il prescelto non sia andato oltre qualche sterile passaggetto, non è colpa del mister.

Criticabile, semmai, il ritardo col quale il romagnolo è intervenuto per sostituire Strootman e Cassata, che già all'ora di gioco erano in riserva di energie, ma non si tratta di sbagli da matita rossa. Il Genoa ha semplicemente pagato – episodi a parte – una mancanza di piglio e di pericolosità nei contrattacchi. Poteva sfruttare meglio, insomma, la giornataccia di un Milan affaticato e spento, di fronte al quale una compagine anche di mezza classifica si sarebbe probabilmente imposta o, se non altro, sarebbe uscita imbattuta. Il Grifo, pur tenendo il campo decorosamente e giocando alla pari dei secondi in classifica, ha ancora una volta palesato scarsa pericolosità offensiva, figlia di un centrocampo ed ancor più di un terzetto difensivo che oltre la metà campo sono poveri di qualità e di iniziativa. Non si può disputare un intero campionato fidando solo sui gol dei due centravanti: un monito che Preziosi dovrà tenere nella dovuta considerazione in sede di prossimo mercato.

Note liete, per fortuna, sono giunte dagli altri stadi, eccettuata la Sardegna Arena, poiché se il Cagliari ha limato lo svantaggio di tre lunghezze (e mercoledì è atteso da un'Udinese con la pancia piena e senza il fuoriclasse De Paul...), gli stop di Fiorentina, Spezia e Benevento consentono di archiviare il viaggio nella Scala senza eccessivi danni. Guai, però, a non ritrovare il piacere della vittoria in almeno una delle imminenti sfide casalinghe contro due matricole alla portata.

                      PIERLUIGI GAMBINO