Genoa, metamorfosi incredibile, successo strameritato

29.10.2026 11:21 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Il calcio offre, ogni tanto, certe clamorose inversioni alla logica corrente. Dopo il pessimo secondo tempo col Venezia, i rossoblù, opposto alla titolata Juventus, risorgono improvvisamente ed inscenano uno spettacolo da buongustai, dominando in lungo e in largo e legittimando pienamente il successo all’inglese che odora di mezzo record: da quanto non arrivavano tre vittorie casalinghe di fila? E due gare consecutive senza la macchia di un gol al passivo rappresentano un altro inedito.

Il vituperato De Rossi, che domenica scorsa sarebbe stato volentieri cacciato dai trequarti del popolo genoano, stavolta azzecca tutto: formazione e anche cambi. Neppure lui, però, si poteva attendere una metamorfosi così profonda, della squadra nel globale ma soprattutto in qualche singolo che era reduce da prestazioni incolori. In un sol colpo, rivoluzionata la formazione. Torna Ehizibue sulla fascia, riappaiono a centrocampo Amorim (che firmerà la sua miglior prestazioni in maglia rossoblù) e Frendrup (che sarà autore di una gara da incorniciare) e in rifinitura Baldanzi e Vitinha, alle spalle di Osmajic. Dietro tocca stavolta a Marcandalli, che si esprimerà ai livelli elevatissimi dei compagni.

Certo, il dominio del Grifone è favorito dalla latitanza di una Juventus che per almeno tre quarti di gara non timbra il cartellino. Bianco-neri inguardabili e dimessi in ogni reparto, incapaci di interrompere il monologo genoano e di frenare l’onda degli attacchi impostati alla grande dal centrocampo e impreziositi da un Osmajic monumentale, in grado di calamitare ogni pallone con movimenti sempre puntuali.

L’uno due nella prima mezz’ora è la logica conseguenza di un forcing quasi inesauribile. Al primo collaborano Ellertsson, Baldanzi (suo il cross rasoterra dal fondo che attraverso tutta l’area piccola) ed Ehizibue, atleticamente strabordante, che sul secondo palo indirizza verso lo specchio e, ringraziando la deviazione forse determinante dell’ex Cambiaso, esulta sotto la Nord.

Il raddoppio è figlio di uno dei mille contrattacchi. Bravissimo Frendrup a strappare palla a Kalulu e a servire Vitinha, che penetra, non riesce a calciare deciso ma consente il tocco vincente a Baldanzi, sopraggiunto alle sue spalle: anche qui due lievi deviazioni dei difensori piemontesi, ma forse la palla sarebbe finita ugualmente nel sacco.

E’ presto per festeggiare, e i genoani non mollano la presa rendendosi ancora pericolosi in avanti. Madama invece continua nel suo assenteismo totale, che fa perfino pensare ad una guerra intestina dei giocatori contro mister Spalletti. Una sola l’opportunità per i bianconeri, nel recupero, ma Kalulu da centro area non inquadra lo specchio. E una sola anche la negatività in casa Genoa: l’uscita forzata di Ellertsson, procuratosi una distorsione alla caviglia. Dentro Mitaj, che non lo farà rimpiangere.

La ripresa si apre con un paio di cambi nelle file ospiti, mentre De Rossi, giustamente, conferma la fiducia agli undici mattatori. Sugli spalti si teme l’ennesimo crollo verticale del Genoa, che però non si verificherà. La Vecchia Signora esce ogni tanto dal guscio, ma con lentezza e prevedibilità: pane per i denti dei gendarmi genoani, in particolare Ostigard, che non sbaglierà un solo intervento. Il taccuino della cronaca riporta una ripartenza sciupata da Vitinha (conclusoione alta), due inzuccate – di Ostigard e Marcandalli – in area ospite su altrettanti corner e un’unica conclusione nello specchio della frastornata banda di Spalletti con Zhegrova, cui risponde un attento Bijlow.

Quando, al 65’, il temibile Bremer incorna appena alto su calcio d’angolo, De Rossi capisce di dover rinfrescare la squadra e spedisce in campo Messias e Meichtry al posto di Ehizibue e Baldanzi, che avevano speso moltissimo. La Juve aumenta appena i giri del proprio motore, ma i rossoblù non soffrono e non si scompongono. Solo i quattro minuti di recupero procurano qualche brivido in area genoana sino alla traversa scossa, su punizione, da Koopmeiners, l’ultima carta che l’inerme Spalletti aveva calato per cambiare le sorti di un match a senso unico. Il 2-0 finale non è generoso, anzi, per i rossoblù, tutti assurti almeno ad un’ampia sufficienza, con voti altissimi per Ostigard, Frendrup e Osmajic, tre forze della natura.

A questo punto, con 10 punti in saccoccia e il centro classifica ormai avvistato, la partita di Lecce fa assai meno paura e, perché negarlo, regala nuovi stimoli.

            PIERLUIGI GAMBINO


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