Genoa, tre punti piovuti dal cielo con quel secondo tempo...

26.10.2026 11:22 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Il Genoa sa soffrire e fa soffrire il proprio popolo, ma con i tre punti a spese dell’avversario diretto Venezia, a far coppia con quelli strappati due settimane orsono alla viola, la classifica inizia a sorridere. Anche stavolta è andata di lusso, poiché il secondo tempo squadernato dalla squadra di De Rossi è stato inaccettabile. Passi difendersi con ordine di fronte ad uno squadrone, ma restare schiacciati nella propria area dall’ultima in classifica è stato atroce e significativo.

Consoliamoci con ì il triplo balzo in classifica, plaudendo al ritorno di una difesa a prova di bomba, che non si concede distrazioni e, anche aiutata dalle scempiaggini degli attaccanti lagunari, si esalta nella trincea e conduce in porto un successo di oro zecchino, ma negli occhi dei tifosi restano ovviamente quei secondi 45 minuti di atroce patimento. Va però aggiunto, per onestà, che sin quasi all’intervallo il Grifo aveva diretto le operazioni, passando meritatamente in vantaggio e continuando a dominare anche dopo la prodezza dell’ex di turno Ellertson: un pallone telecomandato verso l’incrocio dei pali, dove nessun portiere sarebbe potuto arrivare.

La vittoria premia il coraggio di Daniele De Rossi, che mantenendo alla vigilia il massimo riserbo squaderna un undici assolutamente inedito, con Otoa tornato braccetto di destra, Traoré in regìa (e sin qui ci siamo), ma anche con Mitaj, sinora rimasto a poltrire in panchina, come esterno di destra e – udite, udite – il diciottenne Wiafe preferito al titolato Frendrup come mediano. In avanti il trio delle meraviglie El Sha-Messias-Osmajic.

Davide Nicola, il mago delle salvezze in extremis, punta invece su un Venezia barricadero, che bada a difendersi quasi esclusivamente e fatica sin dai primi minuti a spezzare il monologo genoano. La gara non è avvincente, con i padroni di casa impegnati in un infinito giro-palla e i lagunari che non si schiodano dalle rispettive posizioni tattiche e sfruttano la loro fisicità, che si trasforma nell’impenetrabilità dei corpi. Il Faraone non è in giornata luminosa, ma anche Messias brilla relativamente e Osmajic, finito nelle grinfie di marcantoni che levati, tocca ben pochi palloni. Piace, invece, per dinamismo e intraprendenza il virgulto Wiafe ma anche Mitaj, che difende con rabbia e non sciupa un disimpegno. Il soliloquio genoano però non produce neppure lo straccio di un’emozione e finisce che il primo portiere a dover lavorare è Bijlow su conclusione di Yeboah. Appena il Venezia si affaccia oltre la metà campo, ecco che al 25’ arriva il castigo, che Ellertsson firma imitando tante passate esecuzioni dei vari Messias e Malinovskyi.

La banda di Nicola appare frastornata, quasi incredula e fatica a reagire: tanto che dapprima El Sha sciupa un ghiottissimo contropiede a tre e subito appresso Messias strozza la conclusione, che lambisce il palo. Il 2-0 poteva anche starci, ma prima dell’intervallo gli ospiti hanno un sussulto di orgoglio e si rendono più volte pericolosi, trovando in una circostanza un maiuscolo Bijlow.

Il riposo trascorre, per i venticinquemila fedelissimi, con la consueta ansia: quale Genoa rivedranno all’opera nel secondo tempo? La risposta, immediata, non è quella più gradita, visto che il Venezia sembra trasformato e i rossoblù smettono di accettare il confronto sul palleggio per piantare le tende davanti al proprio portiere: il solito atteggiamento, che nessuno ha capito se derivi da un problema psicologico (la cosiddetta paura di vincere) o da una limitatissima autonomia atletica. Gli ospiti si basano su un paio di centrocampisti frizzanti e sulla superiorità fisica che l’ottimo arbitro Sozza certifica ma, per fortuna del Grifone, vantano attaccanti d’area davvero modesti: pene fragrante per Ostigard e Vasquez, che se li mangiano quasi sempre. Per contro, sul versante destro, Otoa fa pessima guardia, tanto da venir sostituito al 70’ dal più arcigno Marcandalli.

La sfida diventa una sofferenza per i deboli di cuore. Corner e punizioni si susseguono senza che i rossoblù riescano a tenere la sfera nella metà campo rivale per qualche secondo. Il fulcro del gioco non è più a centrocampo ma in piena area genoana, dove piovono palloni su palloni, allontanati regolarmente, ma spesso con uno sforzo immane. Perez e Adams impegnano seriamente Bijlow, mentre in avanti Osmajic la fa da spettatore e così Messias ed El Shaaravy, che al 62’ guadagnano le docce, sostituiti dai ben più sanguigni e tonici Frendriup e Colombo, che sino alla fine si batteranno come leoni per ovviare alla generale inferiorità di chili e di muscoli. All’80’ Wiafe si adagia sul terreno, sconfitto da un guaio muscolare che lo costringerà a saltare la Juventus. L’ingresso di Amorikm al sujo posto (in contemporanea con quello di Puczka per Mitaj) accresce l’ansia del popolo genoano,  già preparato al peggio.

Sarà anche disordinato, ma è veemente l’assalto del Venezia alla Maginmot genoana, prossima a crollare in più di ujna circostaanza, e quando non ci arrivano i difensori, come al 92’, provvede Bijlow, che dopo questo match sarà assai meno discusso: felino il suo tuffo per intercettare con il guanto destro il perfido rasoterra di Adams.

Il triplice fischio è una liberazione, che strappa un sospirone e un sorriso tirato agli impalliditi supporters rossoblù, concordi nell’ammettere: “Anche stavolta, come due settimane fa, ci è andata benissimo, ma certi secondi tempi nelle barricate sono intollerabili”.

               PIERLUIGI GAMBINO


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