Non basta El Sha in una squadra che gioca solo un tempo

18.10.2026 11:22 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

La squadra B della Roma, imbottita di rincalzi, basta e avanza per zittire un Genoa che, more solito, tiene botta per 45 minuti, strappando qualche timido applauso e strameritando il pari all’occhiali, ma dopo l’intervallo sparisce letteralmente dal campo e si concede ad una squadra non certo irresistibile. I rossoblù hanno sciupato una ghiotta occasione di fare risultato di fronte ad un undici lontanissimo da quello ottimale di Gasperini. E se il ko qualche giorno fa era da porre in preventivo, dopo aver constatato la forza dell’antagonista, mai così sperimentale, si trasforma invece in una condanna senza attenuanti. Il timore è che la vittoria sulla Fiorentina, rivale ideale per rimediare punti ed elogi, sia stata una semplice parentesi felice in un mare di prestazioni preoccupanti.

Mister De Rossi, al secondo impatto all’olimpico da ex, è alle prese con parecchie assenze, compresa quella inattesa di Traoré, il miglior bue della stalla.  Al fianco di Frendrup ecco il diciottenne Wiafe, al debutto dal primo minuto, con Puczka che a sinistra sostituisce numericamente l’infortunato Ehizibue. Nella rispolverata difesa a tre riappare Marcandalli, mentre l’altro ex El Shaarawy e Messias giostrano alle spalle dell’imprescindiile Osmajic.

L’undici giallorosso è assolutamente inedito, con Castro, bestia nera dei rossoblù a sostituire Malen come prima punta e la coppia Pisilli-De Roon nella zona nevralgicca. Da seguire il baby Lulli, schierato sulla fascia sinistra, mentre la difesa è formata da seconde linee. La Roma non può brillare per intesa con tutte quelle novità e infatti il Grifo per lunga pezza non soffre quasi mai e, anzi, con il bravissimo Wiafe rende dura la vita ai centrocampisti giallorossi, che pasticciano parecchio. Così capita che la prima vera palla-gol sia di marca genoana grazie ad una brillante iniziativa di El Sha, che riesce a tirare: palla sull’esterno rete previa deviazione di un difensore.

La sfida vede i padroni di casa lievemente più intraprendenti, ma mai pericolosi. Peccato che i rossoblù non ne approfittino e non deflettano dalle antiche abitudini: palla indietro al portiere anche quando non è necessario e via con la sarabanda dei lanci lunghi a superare il centrocampo. Non c’è tattica alternativa, ma servirebbe che in attacco si vincesse qualche duello aereo: non succede quasi mai.

I rincalzi della Roma hanno più qualità dei titolari del Grifo e a metà tempo vanno vicinissimi al bersaglio grosso dapprima con il difensore Belardi, che su corner, di testa, timbra la traversa, e poi con un’inzuccata di Mora che Bijlow prodigiosamente svelle dal palo. Fortuna che sulla respinta Castro non inquadra la porta da mezzo metro.

Archiviata senza danni la doppia insidia, il Genoa si scuote e pareggia il conto delle traverse con il suo uomo più vivace, El shaarawy. La sua fucilata dai venti metri meritava di finire nel sacco. Sarà l’ultima emozione di un primo tempo comunque sciapo, mal giocato da entrambe le formazioni, ricche di limiti e scarsamente ficcanti.

Il pari all’intervallo rispecchia fedelmente quanto visto in campo, ma ci si può forse illudere ricordando gli abituali cali del Vecchio Balordo nella ripresa? Infatti succede proprio quanto paventato. Alla Rometta è sufficiente alzare lievemente il ritmo per trovare il vantaggio al 49’: Castro, con qualsiasi maglia, castiga il Grifo e stavolta lo fa con una prodezza autentica. In quella mischia furibonda davanti a Bijlow, il sudamericano è geniale nell’inventare un magico pallonetto col quale supera la selva di gambe genoane.

Improvvisamente calano le tenebre sul match di un Genoa che accusa il colpo, forse consapevole che mai e poi mai troverà la forza di impattare. Messias proverà qualche giocata delle sue per un’altra mezz’ora ma vanamente, mentre il Faraone si arrenderà presto alla stanchezza. La banda del Gasp può controllare il match con irrisoria disinvoltura e senza la minima preoccupazione, ma appena dopo la metà ripresa decide di mettersi al sicuro con il suo uomo più virtuoso, Soulé, che sulla fascia destra si beve agevolmente due avversari, scambia con Pellegrini e trova ancora la lucidità per servire l’assist vincente a Lulli (al primo gol in A), tenuto in gioco da un torpido Ostigard, reo qualche minuto prima si era reso autore di uno schiaffetto ai danni di Castro che gli è costato l’ennesimo cartellino giallo: provvedimento che sarà assunto anche ai danni di capitan Vasquez (proteste) ed Ellertsson.

L’ultimo spezzone di match è assolutamente platonico e il solo tentativo offensivo del Genoa si deve a Osmajic, che in diagonale impegna in un’ardua respinta l’ennesimo ex di giornata. Gollini. Davvero poco, quasi nulla, per alimentare i sogni di una rimonta, che più che per la prova dei ragazzi del Gasp è parsa impossibile per la pochezza degli ospiti. Il solo genoano che forse ricorderà con piacere la serata capitolina è Robinho Junior, che a gara ormai conclusa ha tirato i primi calci in serie A al fianco del convalescente Amorim.

Nel prossimo week-end arriva a Marassi il Venezia, ringalluzzito dal successo sul Napoli. Mai che in casa rossoblù si possa mantenere la serenità.

                  PIERLUIGI GAMBINO


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