I "piedi buoni" trasformano il Grifone e scacciano la paura

11.10.2026 11:45 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Chi riconosce più il Genoa, letteralmente trasformato rispetto alle ultime incolori prestazioni? Si attendevano con la manna dal cielo gli esordi dal primo minuto di Traoré ed El Shaarawy ed ecco che i due, supportati da un altro virtuoso, Messias, stravolgono in meglio la squadra e firmano una metamorfosi clamorosa. Al resto provvede De Rossi che, stufo dell’andazzo precedente, lascia in panca il pupillo Baldanzi e rivoluziona anche il modulo: un  sano 4-4-2 con Otoa (preferito a Marcandalli) in mezzo, Vasquez terzino sinistro, Ellertsson e il Faraone larghi a centrocampo, con Traorè e Frendrup mediani. In avanti, Messias al servizio di Osmajic.

In teoria è un Genoa, questo, da metà classifica, e non passa che qualche minuto perché se ne accorgano anche gli scettici. La Fiorentina, annichilita da certe giocate che non si ammiravano da tempo immemore, cerca solo di proteggersi senza mettere mai il naso oltre la metà campo. E’ un dominio assoluto, infarcito di azioni splendide negli spazi ma anche di trame intelligenti in campo stretto, confezionate da calciatori che rispetto ai predecessori sono di ben altra pasta fatti. Il vantaggio, maturato al 7’, è la risultante di un monologo: splendida la combinazione tra Osmajic e il Faraone, prima che la palla giunga sui piedi di Ellertsson, la cui involontaria svirgolata è un invito a nozze per il montenegrino, piazzato sul secondo palo.

Il Grifo incanta la sua gente, crea pericoli a ripetizione a appena prima del quarto d’ora raddoppia: stavolta Osmajic diventa assist-man crossando da destra e il difensore viola Ranieri, con un liscio pazzesco, spalanca a Messias la strada per insaccare.

Il pubblico non crede ai propri occhi, anche se trema quando, a metà tempo, Gnonto la butta dentro e viene irriso da un Var pignolo, che segnala un millimetrico fuorigioco. Sul taccuino si registra ancora una secca punizione di El Shaarawy disinnescata a fatica da De Gea, prima che verso il 35’ inizi la prevedibile sarabanda viola. D’altronde, i convalescenti del Grifo non poteva reggere su quei ritmi e gli ospiti dovevano in qualche modo darsi una mossa. Ancora Gnonto provoca i brividi con un pallone uscito di qualche centimetro, poi Ranieri di testa sfiora il bersaglio e subito appresso Bijlow si esalta su conclusione ravvicinata di Mastantuono.

La felicità di tutto uno stadio (fatta eccezione per la fettina di curva riservata ai tifosi toscani) è però offuscata dal timore che quel magnifico Genoa possa essere abbattuto dalla stanchezza. Alla ripresa delle ostilità, ecco due cambi nelle file di una Viola decisa a risalire la china. Dopo 11 minuti termina la gara di El Sha e Messias, usciti in un crepitare di applausi, e tutti a chiedersi come finirà con Vitinha e il diciottenne Wiafe, gettati nella mischia per mancanza di alternative.

In effetti la sfida diventa una recita esclusiva dei gigliati, mentre il Genoa, gradatamente rincula, secondo le antiche abitudini. La Maginot però sembra reggere anche dopo l’uscita forzata di Otoa, arresosi ad un guaio muscolare e avvicendato da Marcandalli, ma sugli spalti si soffre terribilmente, anche pensando che la Fiorentina, di riffe o di raffe, salva la ghirba al Ferraris da tempo immemore. Il gol viola al 27’, complice una decisiva deviazione di Vasquez su traversone basso di Jimenez, è un pessimo presagio. Dopo la mezz’ora Ndour calcia alto da ottima posizione disperandosi e si comincia a temere la beffa. Al 35’ De Rossi, compreso che gli ospiti sfondano soprattutto a destra, spedisce sotto la doccia Ehizibue ed Ellertsson avvicendandoli col vecio Sabelli e Puczka. Bijlow fa buona guardia e ogni tanto il Grifo prova a distendersi in contropiede, ma Vitinha pasticcia e Osmajic è davvero sfinito. Fortuna che la Fiorentina, pur favorita dalla maggiore fisicità, sulla quale il direttore di gara sorvola, non procura altre insidie ed esce sconfitta giustamente, considerato il bilancio complessivo del confronto.

Al di là dei tre punti intascati, in casa Genoa il sollievo si trasforma in convinzione che, una volta acquisita la forma ottimale, i sacripanti ammirati nel primo tempo sapranno condurre il Vecchio Balordo alla meta senza dover attendere le mosse invernali della coppia di mercatari Modesto-Melissano, assenti a Marassi ma già pronta a mettersi al lavoro.

               PIERLUIGI GAMBINO


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