La casa brucia ma la società non spegne l'incendio

21.09.2026 11:35 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Di gravità enorme la sconfitta di Parma, ma gli sviluppi di classifica, col solo Venezia alle spalle ed un bel nugolo di antagoniste dirette che continua a marcare punti, non è neppure il fatto più preoccupante. Allarma invece, ed indigna profondamente, aver perso al cospetto di una squadra che definire modesta è un eufemismo. Francamente, il Grifo ha compiuto una straordinaria impresa alla rovescia, E neppure si può chiamare in causa la jella o l’arbitraggio.

Stavolta De Rossi accontenta una fetta sostanziosa di tifoseria schierando subito Messias, il miglior bue della stalla, con il sacrificio di Colombo. Per il resto, i soliti nomi, con Otoa al posto dello squalificato Vasquez: immutato, come ovvio, anche il modulo, con tre difensori protesi a marcare la sola punta dei locali. Il Grifone ha il merito di prendere subito in mano la gara, ma il suo dominio è sterilissimo, inconcludente, platonico. Una cosa è tenere palla e l’altra rendersi pericoloso, creare insidie agli avversari e.. speranze nel cuore dei tremila supporters amici, appollaiati nella curva ospiti del Tardini.

Messias – chi se non lui – cerca di accendere la luce con qualche spunto personale, ma è sistematicamente raddoppiato e non trova appoggio in compagni che parlano un altro linguaggio. Il peggiore è Ehizibue, teorico terzino di spinta, che non ne azzecca una. In altre zone del campo sbufffano Frendrup e Sow, che è una mezz’ala e non certo un regista come DDR vorrebbe. Non meglio si comporta Baldanzi, che tocca pochi palloni e mai in modo indimenticabile: un gingillino che non incide. Quanto a Osmajic, si batte come un leone, ma neppure lui, nelle aree intasate, ha la forza per emergere. Risultato? Alcuni tentativi respinti di ingresso in area, qualche corner, ma il taccuino continua ad essere intonso.

In teoria, se fosse pugilato, il Grifo sarebbe dichiarato vincitore per il numero di iniziative condotte, ma sarebbe preferibile un no-contest fra due contendenti caratterizzati dalla stessa, assoluta impotenza. Al 37’, repentino e assolutamente imprevisto, il Parma passa, cogliendo sbilanciata la difesa genoana. E’ Ostigard, solitamente un baluardo incrollabile, a peccare clamorosamente, rimanendo piantato come un palo sul dribbling da posizione centrale di Romero, che fino a quel momento l’aveva fatta da spettatore. Inutile il disperato inseguimento del norvegese e anche il tentativo di recupero di Marcandalli: il rasoterra, secco come una frustata, dell’argentino, si infila nell’angolo basso senza colpe particolari di Bijlow.

Un colpo durissimo da assorbire per questo Genoa che già prima aveva combinato pochissimo. Così i ducali vanno vicinissimi al raddoppio (Touré di testa spedisce oltre la sbarra da ghiotta posizione) e chiudono in vantaggio il primo tempo quasi senza accorgersene e senz’altro senza meritarlo.

A quel punto, qualsiasi allenatore patentato inizierebbe il secondo tempo con qualche sostituzione, tanto per muovere le acque: non DDR, che sino all’ora di gioco terrà in campo quell’undici scombiccherato e inerme, ravvivato qua e là solo da qualche invenzione di Messias, marcatissimo e privo di collaborazione. Poi, con pazzesco ritardo, ecco El Shaaravy e Puczka al posto di Otoa ed Ehizibue. Il Grifone rischia qualcosa sui contropiedi parmigiani, ma appare senz’altro più intraprendente, anche se l’unica reale insidia la porta il consueto Messias, su punizione assorbita a fatica dal portiere Corvi: corre il 68’ e si tratta del primo tiro nello specchio scoccato da una squadra territorialmente padrona del campo.

De Rossi capisce l’antifona e cala la carta Colombo, al posto di un Baldanzi inguardabile, e forse non è un caso che al minuto 70’ arrivi il pari, proprio confezionato dal brianzolo, lesto nel servire Osmajic, bravissimo a tagliare in diagonale cogliendo impreparata e torpida la retroguardia crociata. Sontuoso il suo pallonetto col quale elude l’uscita del portiere, riportando un po’ di giustizia in una partita strana.

Il Grifo, però, è imbottito di punte e mezze punte e dietro inizia a ballare. Dopo un intervento di Bijlow che si rifugia in corner, ecco il secondo castigo, ricalcato in carta carbone sul primo. Cambiano solo i protagonisti: nel Parma tocca ad Almqvist, che era entrato al 56’ e nel Genoa Marcandalli, che si lascia ingenuamente sfilare via in velocità il velocissimo incursore emiliano, abilissimo ad infilare nell’angolo sull’uscita disperata del guardiano rossoblù.

Il Genoa paga due fatali distrazioni, incredibilmente commesse da difensori che l’anno scorso erano autentici punti di forza, i protagonisti della salvezza. Siamo all’80’ e quattro minuti dopo è il turno di Vitinha e Traoré per l’impacciato Sow e lo sfinito ma ammirevole Messias. Ci sarebbe, in teoria, il tempo per rimediare, ma al di là di un’imbucata di Traorè per il portoghese, che calcia in gradinata da ghiotta posizione, nulla di tangibile si registra. Il dopo gara è un “dejà vu”, con i giocatori e il mister a scusarsi sotto la curva, mentre gli amareggiati supporters al seguito rispondono con fischi e contumelie.

Intanto, la casa brucia e, a quanto pare, De Rossi resta puntellato sulla panca. Che si trovi a gestire un gruppo più debole e peggio assortito dell’anno scorso è ormai notorio, ma considerarlo immune da responsabile sarebbe un’ingiustizia palese e sciupare l’occasionissima fornita dal calendario (due week-end di stop) fidando nel recupero dei giocatori fuori forma e in qualche diavoleria del trainer è un atto di coraggio che sfiora l’incoscienza.

         PIERLUIGI GAMBINO


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