Genoa, un brodino corroborante ma i problemi restano

13.09.2026 11:20 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Quota zero è stata abbandonata ma i problemi restano e iniziano a diventare preoccupanti. Peggior momento non c’era per fronteggiare questo Frosinone che magari tra due mesi scenderà nei bassifondi ma adesso sta girando a mille e stramerita i sette punti già incamerati. Non uno squadrone, ma un team che abbina un briciolo di tecnica a centrocampo alla straordinaria fisicità delle sue guardie scelte, inoltre, in avanti, ha quel Kvernadze che è giocatore ben oltre la media.

Il Grifo non ruba il pari, ma il successo sarebbe stato un premio eccessivo, considerate le qualità espresse dagli ospiti ma anche le carenze sul fronte rossoblù. De Rossi non muta la formazione annunciata limitandosi allo scontato cambio tra Sabelli ed Ehizibue. Basta qualche minuto per capir che sarà dura aver ragione di un antagonista così coriaceo, ma il calcio vive di episodi, che se girano tutti al contrario, sei del gatto. Al 7’ il Grifone pare salito in paradiso ma un millimetrico offside di Ellertsson vanifica l’agevole realizzazione da centro area di Baldanzi, il quale da quel momento non ne azzeccherà più mezza.

Il Frosinone è sornione, sa come ripartire e fare malissimo. Succede al 14’ quando la difesa rossoblù si fa cogliere colpevolmente scoperta sul contropiede gialloblù: gran pallone di Schmidt verso Kvernadze, che si beve come un grappino Marcandalli e, presenta solo davanti a Bijlow e lo manda a sedere.

Lo svantaggio è un colpo pesantissimo per questo Grifo ancora convalecnte, che prova a rianimarsi, lotta e a metà tempo avrebbe l’occasionissima di fare pari e patta, ma Baldanzi, spedito in porta da un tunnel magistrale di Osmajic, arriva a contatto col portiere Palmisani ma sparacchia centrale facendosi respingere il tiro.

Il Genoa è vivo, pur senza compiere mirabilia e cerca di attaccare senza peraltro concedersi ad altre ripartenze e al 43’ potrebbe nuovamente impattare, stavolta dal dischetto, dopo una plateale manata al pallone di Cittadini in piena area. L’anno scorso si andava sul sicuro con Messias e Malinovskyi, che in campo non ci sono, al contrario di Colombo, la cui esecuzione è imprecisa di mezzo metro. Sullo stadio cala il gelo.

Pari giusto anche a metà partita, ma sono i rossoblù a dover recriminare maggiormente. La ripresa si apre con l’ingresso di Messias, invocato da tutto un popolo, e l’uscita del pupillo di De Rossi, davvero indisponente e sempre meno sopportato dal pubblico. Non è solo per via del cambio, ma la squadra appare più viva e propositiva, pur nei suoi limiti. L’1-1 targato quinto minuto è una liberazione, e non è ujn caso che con tutte quelle punte e mezze punte a deviare nel sacco il pallone battuto da Sow dalla bandierina sia un difensore, l’indomito capitan Vasquez.

Il pari non appaga i rossoblù ma in campo ci sono anche gli avversari, fisicamente preponderanti, e non solo in mezzo, ed estremamente tignosi e concreti. Il Grifo vive di lampi più che comandare il gioco e dal quarto d’ora trarrà nuova linfa dall’ingresso di El Shaaravy, accolto da un boato che di solito si riserva ai beniamini. Il Faraone, pur indietro di condizione, non deluderà le attese e arriverà a sfiorare il bersaglio con un’azione personale applauditissima. Di più però non gli si potrva chiedere. Anche NMeichtry, altro innesto, contribuisce a vivacizzare le trame genoane, tutte o quasi condotte in contropiede: l’arma di chi inizia ad avvertire la stanchezza nelle giunture e a perdere lucidità. Mister Alvini capisce l’andazzo e immette forze fresche (comprweso l’ennesimo ex di giornata, Fini) per immettere freschezza e tentare il colpaccio. Ormai i ciociari sono padrono del match, anche se i rossoblù negli spazi si dimostrano più i una volta insidiosi e, comunque, ci provano con le residue forze a disposizione. Al 42’ però si registra un’altra svolta: Vasquez, già ammonito, è costretto al fallo tattico a centrocampo per scongiurare il peggio e i restanti minuti di gara diventano un’atroce sofferenza, con i gialloblù protesi alla ricerca del terzo successo di fila e la banda diDe Rossi ai remi. Anche Bijlov fa buona guardia: stavolta, a parte un disimpegno da brivido ad inizio match, non gli si può rimproverare nulla.

Serviva una vittoria, ma lo spettro dells quarta sconfitta ha fatto spesso capolino nei minuti conclusivi: può andar bene così, a patto che a Parma si ritrovino saldezza difensiva e ben altra concretezza quando si può buttare la palla dentro.

                 PIERLUIG GAMBINO


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