Genoa, contro questo Como impossibile competere

05.09.2026 11:15 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Quante volte è successo che una squadra, dopo aver incassato quattro schiaffoni, sia uscita dal campo senza un solo fischio, anzi con qualche timido applauso, da parte della propria gente? Ebbene, il Genoa, umiliato nel punteggio da un Como stratosferico, ha ricevuto questo trattamento.

Il 4-1 finale rispecchia il reale divario tra una formazione che dovrà impegnarsi seriamente a strappare la salvezza ed un team che pratica… un altro sport, inarrivabile.

Lode dunque ai lariani, che vantano la proprietà più facoltosa della categoria ed un allenatore in grado di indicare ai manager solo campioni adatti al suo gioco. Il Como offre uno spettacolo autentico e raro di perfezione organizzativa, concretezza, compattezza e soprattutto classe. Una squadra forse da scudetto e sicuramente in grado di salire ben oltre il terzo posto conquistato lo scorso anno. Di fronte a tale bellezza, sarebbe ingeneroso trinciare giudizi definitivi su un Grifone che ha ancora parecchie ferite da leccarsi ma appare avviato alla guarigione.

De Rossi ne cambia due rispetto alla gara persa all’Olimpico, scegliendo l’anziano Sabelli per rilevare Norton-Cuffy e inserendo l’attesissimo Osmajic al posto di Vitinha peggiore in campo nelle ultime esibizioni. Il canovaccio è lo stesso, ma basta qualche minuto per comprende che Sow è cresciuto notevolmente nell’atletismo e nella padronanza e che il centravanti può risoilvere parecchi dei problemi emersi sinora.

Il Como è subito padrone del campo, ma il Grifo è vispo e non ci sta a farsi schiacciare in retrovia. La ragnatela di passaggi ordinati dal trainer spagnolo è irridente, ma i rossoblù, pur sbuffando, reggono e appena possono cercano di contrattaccare. Gli ospiti, al di là del palleggio sopraffino, hanno un’altra prerogativa: appena possono, calciano verso la porta, anche da fuori area. E se escludiamo una conclusione di Perrone alta di poco, centrano sempre lo specchio. Bijlow non è stilisticamente perfetto ma si oppone a più di un tentativo . Così, quando tutto uno stadio aspetta che i lariani sblocchino, è il Grifone a colpire in contropiede. E qui si sviluppa una trama che potrebbe fare le fortune dei rossoblù in un futuro meno travagliato: lancio in verticale di Baldanzi verso Colombo che, finalmente sgravato dal compito di prima punta, fila via sulla sinistra e crossa basso per il montenegrino, bravo ad anticipare il gigante Chalobah e a sbattere dentro.

L’entusiasmo sale alle stelle nel catino infuocato di Marassi, ma durerà lo spazio di cinque minuti. A suon di passaggi brevi e continui, il Como trova il varco giusto per il tiro letale: è Baturina dal limite a mirare all’angolino basso e a trarre profitto del tuffo ritardato di Bijlow, che forse avrebbe potuto, con un miracolo, scongiurare la segnatura.

Il portiere olandese farà peggio alla mezz’ora: sul cross dalla sinistra, Ostigard allunga favorendo il titanico Diao, il cui tiro al volo è malamente intercettato da un Bijlow goffo e colpevole. Non è la prima serataccia del titolare dei pali, che sta diventando un problema serio in prospettiva.

Il Genoa improvvisamente si sente inerme, perde per strada le antiche sicurezze e non va oltre qualche replica non irresistibile. Baldanzi è attivo ma paga il gap di fisicità e Colombo non si accende mai. Così i lariani, dopo aver gestito il match con la disinvoltura tipica degli squadroni, calano il tris verso l’intervallo con il loro uomo più rappresentativo, Paz, lanciato in verticale a destra: il suo scatto lascia di sasso Ellertsson e Vasquez e il tiraccio sotto la sbarra è imprendibile.

Nella ripresa De Rossi spedisce sotto la doccia un Sabelli troppo esile per poter incidere e cala la carta Vitinha: cambio tatticamente alla pari. I minuti passano senza che il numero uno ospite debba spaventarsi, anche se, a livello di trama, non è un Genoa proprio disprezzabile. Ma sono ancora i comaschi a sfiorare il bersaglio (inzuccata di Douvikas alta di poco) e allora il popolare DDR decide per il rimanente quarto di match di lanciare nell’arena Messia ed Ezhibue, che si piazza sull’out difensivo di destra e saprà destreggiarsi con merito. Nico Paz rischia di spaccare il palo con una bordata delle sue (dopo un rimpallo fortunato)  e al minuto 75 tocca anche ad Amorim per un Sow che ormai si trascina per il campo.

Capita a Kean, appena entrato, di apporre il sigillo sul poker con una volatona in contropiede conclusa con un assist per il doppiettista Diao.

I minuti conclusivi vedono Meichtry, altra new entry, tentare qualche dribbling sulla fascia sinistra e mostrare brio e vivacità, ma senza la collaborazione dei compagni, ormai rassegnati al peggio.

Così va in archivio una gara apparentemente a senso unico, che tuttavia ha regalato a De Rossi anche qualche sorriso: discreto e in chiaro progresso Sow, cinico e combattivo Osmajic al primo sussulto in maglia rossoblù, a fasi alterne Baldanzi e non disastrosi neppure i compagni, eccezion fatta per il portiere.

Il giudizio sul Genoa riveduto e corretto da mister Daniele va assolutamente sospeso e rinviato a cimenti più abbordabili. Beninteso, a prescindere dalla prova mostruosa dei lariani, non tutto in casa Genoa ha fuinzionato, ma se i rossoblù avessero giocato a questi livelli all’Olimpico, probabilmente quota zero in classifica sarebbe stata abbandonata.

    PIERLUIGI GAMBINO


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