Non possono bastare dieci minuti di gioco dignitoso

31.08.2026 11:14 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Seconda caduta in due partite per un Genoa che per un'ottantina di minuti mostra il suo volto peggiore e si fa dominare da una Lazio più che abbordabile. Il serrate finale, compiuto grazie all’innesto di qualche dignitoso panchinaro, accende un certo rimpianto, ma il successo degli uomini di Gattuso ci sta davvero tutto.

De Rossi mantiene la promessa e lancia dal primo minuto Sow, col sacrificio di Amorim, invertendo inoltre le posizioni dei due esterni, con Norton-Cuffy a sinistra ed Ellertsson a destra. Discreto l’avvio dei rossoblù, ma è un fuoco fatuo poiché presto i capitolini diventano padroni del campo sfruttando qualità di palleggio nettamente superiori. La difesa genoana non è perfetta ma regge, favorita anche dalla pochezza degli avanti locali, ma di fronte ad un monologo del genere il gol può sempre uscirci. Il fattaccio si verifica a metà tempo, con la complicità di Ellertsson, che sulla fascia di competenza si fa dribblare come un principiante da Tavares, un terzino. Il cross basso dal fondo coglie al centro area l’astuto Frattesi, che ruba il tempo alla difesa e sparacchia con violenza relativa ma sufficiente a battere un Bijlow che si fa passare la palla sotto il corpo. Doppio regalo, addio 0-0.

La reazione del Grifo è impalpabile. Colombo, che in precedenza, si era battuto per tenere palla, manifesta gli antichi limiti di pericolosità e Vitinha è un corpo avulso: con lui, in pratica si gioca in dieci. Anche il centrocampo, però, non brilla: Sow è ancora indietro di forma e conosce poco i compagni e Baldanzi non riesce a produrre una giocata che è una. Così la Lazio continua a menare la danza, sciupando qualche conclusione dal limite e sfiorando comunque il 2-0 prima dell’intervallo di testa con lo scatenato Tavares, servito – guarda un po’ – da Frattesi.

A livello di gioco, un Genoa pessimo, che tale si conferma anche per lunga pezza nella ripresa. La Lazio resta acquattata in retrovia, ma quando si distende negli spazi potrebbe fare malissimo: per fortuna, i suoi bomber sparano a salve graziando gli ospiti, assolutamente latitanti. De Rossi prova a correre ai ripari inserendo Messias per uno sfinito Sow e la partita inizia ad avere un piccolo sussulto. Poi tocca a Osmajic, che peggio di Vitinha non potrebbe fare: è un lottatore dalla tecnica sommaria ma se non altro tiene in apprensione con il fisico i difensori di Gattuso. La vera svolta però si registra al 79’ non tanto per l’ingresso di Amorim in luogo di Vasquez ma per l’esordio di Meichtry per lo spento e inutile Baldanzi. Basta davvero poco tempo allo svizzerotto per mettersi in luce e giustificare l’acquisto societario. Dapprima sfrutta un errore dei gendarmi laziali per presentarsi davanti al portiere Mandas graziandolo però con un diagonale debole e impreciso. Poi si produrce in altri due spunti di estrema vivacità e concretezza: che De Rossi abbia trovato un titolare fisso per il futuro?

Il forcing genoano nei minuti successivi è degno di nota e la Lazio, indebolita da qualche cambio, è ai remi. Forse una squadra più ficcante in zona gol sarebbe riuscita nell’intento e invece il Grifo si ferma alla perentoria inzuccata di Frendrup alzata in angolo dall’estremo difensore capitolino. Correva il 93’ e forse il pari sarebbe stato un  premio esagerato. Non è arrivato e, a bilancio di una serata comunque negativa e di una prestazione preoccupante, lo squarcio di luce registrato ne minuti conclusivi è, se non altro, un pur flebile messaggio di speranza.

                    PIERLUIGI GAMBINO


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