A Roma occorrerà reggere anche nel secondo tempo

29.08.2026 16:46 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Invece di soffermarsi su tecnica e tattica, il popolo rossoblù è intento a chiedersi come si comporterà domenica il varista Abisso, altro personaggio che evoca ricordi spiacevoli. Sì perché il mondo Genoa è già in preda dalla sindrome dell’arbitraggio e teme che anche all’Olimpico laziale si registri qualche intromissione sospetta, non tanto dell’arbitro Feliciani quanto dell’uomo seduto davanti al video.

Di una palla che rotola, però, si deve principalmente discutere, e sotto quest’aspetto si può parlare, nell’ottica del Grifo, di una partita complicata ma non proibitiva. La Lazio deve ancora assorbire la cura Gattuso e di recente ha rimediato la cocente eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Mantova riscattandosi però alla grande con l’impresa corsara di Bologna. La realtà, come spesso nel calcio, staziona nel mezzo dei due eventi estremi. I biancocelesti hanno il morale alto, ma continuano a patire indirettamente la contestazione della loro gente nei confronti del sempre più avversato presidente Lotito e sono consci che non sempre la sorte li aiuterà come al Dall’Ara, in una gara che i rossoblù locali avrebbero meritato perlomeno di pareggiare.

In Emilia Rovella (ex partito da Genova nell’adolescenza calcistica) e compagni dovranno affrontare un match diverso: stavolta toccherà a loro menare la danza, attaccare, cercare nuove soluzioni offensive. Un altro ex, di sicuro più rimpianto del regista, è Pinamonti, appena approdato nella Capitale: dovrebbe partire dalla panca, ma è allenato e pronto, all’occorrenza, a rendersi utile. Per ora gli terrà caldo il posto Dia, centravanti non trascendentale ma neppure privo di “colpi”. Novità assoluta in casa Lazio, l’impiego tra i titolari dell’incursore Frattesi, giunto di fresco da Milano: nel match d’esordio gli è bastato entrare in corso d’opera per apporre la propria firma alla partita. Toccherà principalmente a Frendrup sbarrargli la strada. Per il resto, solito 4-3-3 come ai tempi di Sarri con Zaccagni e Isaksen nel ruolo di ali, visto che Canclelieri, titolare in Emilia, è sul piede di partenza e potrebbe atterrare proprio nella Genova rossoblù.

Meno provvisto, ad onta del clean sheet bolognese, il reparto difensivo, letteralmente rivoluzionato e privo pure del titolare Marusic, infortunato, ma la “mano” di mister Rino si è già vista e alle spalle del quartetto prescelto ha iniziato a miracol mostrare il portiere Mandas.

Già, ma quali genoani riusciranno ad impensierirlo? E qui ci si aggancia ad una realtà genoana more solito contraddittoria. La difesa, protetta da Frendrup, è altamente competitiva, ma difficilmente reggerà sino al triplice fischio se sollecitata costantemente. Decine di trasferte legate agli scorsi campionati e anche la recente partita col Napoli hanno evidenziato un Grifone intonso e applauditissimo per metà partita, prima di far registrare un calo atletico sempre più marcato nella ripresa, trascorsa spesso in apnea, con gli esterni a fungere da terzini aggiunti, centrocampisti e almeno una punta arretrati al limite dell’area e un solo uomo, il centravanti, abbandonato a sè stesso qualche metro più avanti.

L’obiettivo è sempre lo stesso di sempre: colpire per primi, ma quante volte, specialmente in trasferta, il Genoa è riuscito nell’intento? A Roma ci riproverà, ma almeno inizialmente con scarse (forse nessuna) novità rispetto allo sfortunato debutto. Mister De Rossi, storico nemico - da fervido cuore giallorosso – dell’aquila laziale, dovrà in primis augurarsi che la società, per ragioni di mercato (fortunatamente martedì si chiuderà la stucchevole sarabanda), non gli ordini di spedire in tribuna qualche elemento. Contando che non succeda, gli rimangono comunque in mente alcuni dubbi, che saranno sciolti solo all’ultimo minuto. Uno riguarda le fasce, dove si avverte la mancanza di un decoroso esecutore di cross e corner: Mitaj e Puczka sono davvero da bocciare per carenze conclamate in copertura? In caso di svantaggio, l’ingresso di uno dei due sarebbe auspicabile, anche se l’albanese è reduce da un attacco di mal di schiena.

Ribadito che portiere e trio di centrali saranno i soliti, tra mediana e prima linea servirebbe una bella rinfrescata. Altro quesito: il presunto fromboliere Osmajic, appena planato sul suolo italico, sarebbe in grado di fornire un certo contributo, magari nella mezz’ora conclusiva? In prima battuta dovrebbe partire la collaudata ancorché sterile coppia formata da Colombo (quando applaudiremo il suo primo tiro in porta nel nuovo campionato?) e dal riottoso Vitinha, che sul campo dovrebbe concretamente dimostrare il suo amore per Genova e il Genoa. M attenzione: De Rossi è convinto nella felice coesistenza di Colombo e del montenegrino: è probabile che già a Roma la nuova coppia sarà sperimentata.

Come ulteriore alternativa, DDR potrebbe spedire Vitinha in panca avanzano alle spalle del brianzolo Baldanzi e inserendo Sow, le cui condizioni atletiche, pur in chiaro progresso, invitano comunque a riflettere. Che lo svizzero sia destinato a pestare il terreno dell’Olimpico è scontato, ma con quali tempi?

Sempre nella frazione di match conclusiva potrebbe suonare la diana per Messias, di gran lunga il più talentuoso dei rossoblù (anche per limpida ammissione dell’allenatore). Altro il convento non passa, visto che pure Meichtry si è aggregato a Traoré (in panca all’Olimpico solo per…ambientarsi) e ad Havel nel gruppo degli indisponibili. Ergo, De Rossi dovrà ancora arrangiarsi, ma il serbatoio della pazienza inizia a svuotarsi…

                        PIERLUIGI GAMBINO


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