Genoa, contro il Como senza più ansie, godiamoci lo spettacolo

25.04.2026 16:22 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Dopo mesi di sofferenze più o meno intense, finalmente gli oltre 30mila abituali fedelissimi genoani del Ferraris potranno godersi, come a teatro, uno spettacolo calcistico di livello senza ansie. Arriva il Como, l'ideale partner per 90 minuti da buongustai, incertissimi nell'esito finale ma con un solo punto fermo: ci si divertirà.

I lariani provengono da tre batoste di fila - l'ultima a metà settimana nel retour match di Coppa Italia a San Siro con l'Inter – e pare abbiano perso un briciolo della rabbia agonistica che li aveva condotti in pienissima zona Champions. L'obiettivo più prestigioso resta abbordabile – Milan permettendo – ma è assai più lontano e, in compenso, è di attualità la lotta con la Roma per il quinto posto, che garantirebbe almeno l'Europa League senza attendere la finale di Coppa tra i nerazzurri e la Lazio.

Il Como è una signora squadra, che a livello tecnico può battersela con la Beneamata e col Napoli per il primato nazionale. Rispetto ai due squadroni di cui sopra, paga però l'inesperienza dei suoi innumerevoli talenti, bravissimi a comandare la partita sin quando le gambe girano al massimo, ma assai meno a gestire i match e ad affrontare e superare i momenti più delicati.

Non è arduo prevedere a Marassi un predominio territoriale degli ospiti, maestri nel giro-palla e ispirati da uno spartito assimilato a memoria e assai funzionale. Non uno dei calciatori di Cesc Fabregas, allenatore emergente nel panorama internazionale, dà del “lei” alla sfera: tutta gente di qualità estrema, in grado di annichilire anche gli avversari più organizzati e combattivi.

La faccia meno esaltante della medaglia è costituita da una fase difensiva non sempre impeccabile, con terzini che per vocazione assomigliano alle ali tradizionali e faticano mentalmente a proporsi come uomini di contenimento. Qui un avversario cinico e deciso può passare all'incasso. Per completare l'analisi dei lariani va aggiunta la componente psicologica: l'atroce amarezza del Meazza – dal 2-0 al decisivo 2-3 nel giro di un quarto di match – quanto può incidere nelle sicurezze di un gruppo di ragazzi avvezzi a sfruttare il vento dell'entusiasmo?

Il Genoa ovviamente non ha i mezzi per squadernare un gioco così brillante e si deve preparare ad un confronto improbo, con un eccezionale dispendio di energie, ma non mancano le qualità per restare in partita sino alla fine e anche per inseguire un risultato significativo. Gli azzurri non si basano sulla fisicità ma sulla tecnica: buon per i gendarmi di De Rossi, non certo formidabili nel gioco aereo. A livello di rapidità, il trio Marcandalli-Ostigard-Vasquez può dire la sua in ogni zona del campo. Non è così scontato, tuttavia, che partano tutti in campo: l'esigenza di inserire qualche elemento sinora trascurato potrebbe spingere ad accantonare Vasquez – sempre in trincea nell'attuale campionato – magari a pro di Otoa o di Zatterstrom.

Il popolare DDR, rispetto a Pisa, recupera tre pilastri del calibro di Frendrup, Malinovskyi ed Ellertsson, vale a dire la spina dorsale della squadra, che rispetto alla struttura ideale dovrebbe fare a meno soltanto di Norton-Cuffy. Sempre che il mister non accantoni la discutibile teoria dei piedi invertiti, ecco che sulla fascia destra dovrebbe esibirsi Ellertsson e a sulla sinistra Sabelli, che ha ormai scalzato Martin dall'undici titolare. A centrocampo spazio ancora a Baldanzi, teoricamente coinvolto – come ormai d'abitudine- in una staffetta con Messias, soluzione in grado di produrre effetti significativi sul match. Attenzione, però, ad Amorim, non ancora assurto al titolarato definitivo ma in netto crescendo: in corso d'opera troverà certamente spazio, ma non è escluso un suo impiego immediato, trattandosi anche di sfida adatta alle sue corde. Anche Masini potrebbe trovare posto a danno di un abituale pezzo da novanta.

In avanti è un intoccabile Colombo, il solo centravanti di ruolo, perdippiù reduce da una prestazione da incorniciare, ma sull'identità del compagno di reparto è in vita un ballottaggio tra Ekhator – a bersaglio all'Arena Garibaldi e bisognoso di finire in vetrina per ragioni... futuristiche – e Vitinha, il quale potrebbe essere premiato da un tecnico che sposa l'alternanza anche a ìl fine di tenere tutti i giocatori nella massima considerazione. Quali che siano le scelte del trainer, si annuncia un Genoa sul pezzo, pronto a stringere i denti e anche deciso a dare battaglia. Sarebbe un vero peccato – ma non succederà, ne siamo profondamente convinti – se la salvezza ormai virtualmente raggiunta fosse il prologo di un finale di stagione sciapo e inconcludente.

          PIERLUIGI GAMBINO


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